Robbie Williams: «Questa donna mi ha salvato»

17 agosto 2010 
<p>Robbie Williams: «Questa donna mi ha salvato»</p>
PHOTO LAPRESSE

Quella del matrimonio di Robbie Williams con Ayda Field - celebrato sabato 7 agosto sull'isola di Santa Catalina, al largo di Los Angeles - è davvero una buona notizia, un pezzo di puzzle di una vita tante volte sparpagliata sul pavimento e altrettante rimessa insieme con fatica. «Non mi innamorerò mai», aveva detto l'ex Take That. Ma poi è cambiato tutto. Williams racconta a Vanity Fair i passaggi del suo amore:

«Quando sono usciti per la prima volta e lei indossava un vestito «orrendo, con una specie di marsupio sul davanti, che quando l'ho vista ho pensato subito che fosse incinta», ricorda lui, non era per nulla intimorita né dal personaggio né nervosa per il look sbagliato. «Poi si è cambiata - dovevamo andare a una festa -, si è messa una cosa aderente e ho pensato: cavolo, per essere incinta è davvero uno schianto. La verità è che mi ero innamorato di lei dopo cinque minuti. Ma ci ho messo mesi ad ammetterlo a me stesso. Intanto ero entrato in clinica di disintossicazione, e là dentro la sua faccia e la sua voce erano sempre nella mia testa. Non è stato tutto rose e fiori, all'inizio: ci siamo mollati e ripresi un paio di volte. Ma sempre lì tornavamo, voleva ben dire qualcosa, no?».

Voleva dire che le promesse sbagliate si possono anche tradire.

«Esattamente. Non è stato facile, però. Io sono una persona piena di paure, ma Ayda ha saputo aggirarle tutte con la pazienza e la comprensione. Semplicemente, un giorno, ho capito che con lei accanto sono un uomo migliore e che ho voglia di darle il meglio, di me stesso e delle cose. Anche riguardo al matrimonio: fosse stato per me io sarei volato a Las Vegas e mi sarei sposato lì, senza nessuno. Ma ho capito che lei, come tutte le donne, quel giorno lo immaginava fin da bambina, aveva il suo film. Perché non farla felice e organizzare tutto secondo i suoi desideri?».

Non ha posto nessuna condizione?

«Solo che la cerimonia fosse semplice e breve: lo scambio delle promesse, e poi tutti a festeggiare. Niente testimoni, niente discorsi. La parte delle damigelle l'abbiamo affidata ai nostri otto cani. Erano elegantissimi coi collarini di fiori».

(...)

Nove mesi fa, a Londra, mi aveva parlato del suo desiderio di diventare padre. Il matrimonio è un passo verso la realizzazione di quel progetto?

«Le avevo anche detto che ne ero terrorizzato?».

Sì.

«Ecco, diciamo che non è cambiato molto da allora. A volte mi sembra ancora di essere un ragazzo di dodici anni. Ma, come si dice: aspettiamo che venga il momento buono».

L'intervista completa è su Vanity Fair n. 33, in edicola da mercoledì 18 agosto

GUARDA LA GALLERY DI ROBBIE WILLIAMS E TAKE THAT

 

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