Mi sveglio e mi sento benedetta

28 aprile 2010 
<p>Mi sveglio e mi sento benedetta</p>

Qualche anno fa intervistai Victoria Silvstedt e iniziai l'articolo  dicendo che la natura era profondamente ingiusta. Non avevo ancora incontrato Gisele Bündchen, circostanza che mi costringe a ripetermi, rincarando la dose: la natura è stronza.

Nella stanza accanto dorme («O forse no, ma è un bambino tranquillo. Lo allatto e questa è un'ottima scusa per portarmelo dietro dappertutto, cosa che mi piace molto», dice lei
sorridendo) Benjamin Rein (da Reinaldo, nome del papà di Gisele. Lei aveva pensato al
nome River, un fiume che scorre eterno, ma il marito le ha detto «no way»), quattro mesi.
E lei è qui, seduta sul divano a gambe incrociate, coi jeans, una maglietta grigia, una forma fisica che la maggior parte delle donne non ha avuto neanche a tredici anni, la pelle struccata ma ambrata, i capelli d'oro, gli occhi blu allegri. Simpatica e contagiosamente felice, ottimista. Ma forse, e più di tutto, evidentemente grata della piega che ha preso la sua vita. O,
sarebbe meglio dire, della sterzata che lei le ha dato negli ultimi due anni.

La sua poteva essere la storia di una modella come tante: la ragazzina brava a giocare a pallavolo, che tutti chiamano Olivia perché è alta e magra e che, in gita a San Paolo con le amiche, viene fermata per strada da un talent scout con l'occhio lungo, capace di vedere, dietro quelle ossa fuori scala per una quattordicenne e quel naso con carattere («Odiavo il mio naso, mi sembrava enorme»), una potenzialità da non lasciarsi scappare.

E in effetti, dopo quell'incontro e fino a un certo punto, la sua storia è quella di una modella come tante: un secondo posto alle qualificazioni nazionali del concorso Look Of the Year, il trasloco da Horizontina a San Paolo e poi, a sedici anni, il grande salto: un biglietto di sola andata per New York. Le copertine non arrivano subito, ma arrivano. E con loro le campagne pubblicitarie, i soldi, la chiave d'accesso a una vita glam, gli incontri. Tra cui quello con Leonardo DiCaprio, che sarà il suo fidanzato per cinque anni, sempre lì sul punto di sposarsi, ma non si sposeranno mai.

Dicono quelli che di certe cose ne capiscono che ciò che fa di Gisele una super modella è la sua testa, pulita: mai un passo falso, mai un eccesso, «ma non è stato faticoso: semplicemente, certe cose non mi sono mai interessate». Anche la sua sensibilità, però: «Non ho mai confuso il mio lavoro con la mia identità. Mentre sfilavo e posavo diventavo, per il tempo necessario, un'altra persona». Sapeva che le cose che contano sono diverse, altre. E a ventiquattro anni, dopo aver trascorso un periodo con gli indigeni dell'Amazzonia «che morivano come mosche perché le multinazionali che sfruttano la foresta avevano inquinato le loro acque e le loro terre con i pesticidi e le madri venivano da me dicendo "i nostri bambini sono malati: aiutaci"», decide che bisogna fare qualcosa. E lei, con i suoi soldi e la sua faccia, che incrementa del 30 per cento le vendite di qualsiasi cosa (dai vestiti ai computer), può e deve fare più di altri.

È qui, e non nell'ennesima cover di Vogue America, che la storia di Gisele svolta e prende una strada che la porta, a quasi trent'anni, a vendere la casa di New York e trasferirsi a vivere a Boston perché Tom Brady, quarterback dei New England Patriots e suo marito dall'anno scorso, lì vive. Dice che di New York non le manca niente, che Boston ha una dimensione che più le assomiglia, umana.

Non ha smesso di lavorare e non lo farà (la notizia della sua pensione anticipata è stata frutto di un misunderstanding linguistico durante una conferenza stampa in Brasile e in brasiliano: qualcuno ha capito male e la notizia ha fatto il giro del mondo), ma al momento si occupa praticamente a tempo pieno di suo figlio, del suo sito, dei suoi progetti ambientali e della sua nuova linea di cosmetici Sejaa, tutta naturale, attraverso la quale cerca di spiegare alle donne che la bellezza è volersi bene, non è una misura centimetro alla mano o un canone. Lei che quei canoni ce li ha proprio tutti.

CONTINUA

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