Penélope Cruz, la regina silenziosa

07 maggio 2008 
<p>Penélope Cruz, la regina silenziosa</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Sarà di nuovo Penélope la regina di Cannes. E pazienza se stavolta sarà fuori concorso, pazienza se non potrà fare il bis dopo la Palma d'oro vinta due anni fa con Volver. La notizia è freschissima: Vicky Cristina Barcelona verrà presentato al Festival. Per i cinefili puri e duri, significa solo godersi finalmente l'attesissimo, come sempre misteriosissimo, nuovo lavoro di Woody Allen. Per tutti gli altri, con buona pace della coprotagonista Scarlett Johansson, significa anche vedere il film dove Penélope Cruz e Javier Bardem, da semplici (ed eccezionalmente talentosi) colleghi, sono diventati qualcosa di diverso.

Seduta accanto a lei in un divanetto all'Hotel Hospes di Madrid, provo ad affrontare il discorso, ma so già che è inutile. «Io di queste cose non ho mai parlato», risponde tranquilla. «Non lo farò oggi, non lo farò mai».

È perentoria, Penélope. E anche coerente. Questa è la terza intervista che le faccio in quattro anni, a cadenza esattamente biennale, e anche se sono cambiati i compagni - Tom Cruise al nostro primo incontro, Matthew McConaughey al secondo - lei è sempre la stessa, e continua a non lasciar trapelare dettagli sulla sua vita sentimentale. È il suo «metodo», lo teorizza e lo difende. «Per me può essere solo così. Se avessi cominciato a dire qualcosa anni fa, all'inizio della mia vita professionale, avrei creato sempre maggiori aspettative», mi ripeterà alla fine.

Figuriamoci se parla adesso, figuriamoci se parla in Spagna. L'estate scorsa, causa qualche foto rubata, si è scoperto che era legata all'attore e connazionale Javier Bardem. Lui ha appena vinto un Oscar, per Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen. Lei ha avuto una nomination l'anno scorso (sempre per Volver, regia di un altro connazionale-mito, Pedro Almodóvar), entrambi hanno sfondato a Hollywood come nessuno spagnolo prima di loro. Il fatto che siano entrambi giovani e belli, e che stiano insieme, fa sognare. Anche se non hanno mai ufficializzato nulla.

L'intervista è stata organizzata dal marchio di abbigliamento giovane Mango, il numero due del Paese (dopo Zara), sempre più diffuso nel mondo e, dunque, altro motivo di orgoglio iberico. Da un anno, Mango ha firmato una collaborazione con Penélope e Mónica Cruz (sua sorella, anche lei attrice: da noi l'abbiamo vista nel telefilm giovanilista Paso Adelante) perché disegnino piccole collezioni, stesso «gioco» di Kate Moss con Top Shop o Madonna con H&M.

Poche ore prima dell'intervista, le due Cruz, vestite una in bianco (Penélope) e l'altra in nero (Mónica), sono entrate tra due ali di folla nel negozio Mango di Calle Orense. Qui hanno posato per fotografi e telecamere e, per la gioia delle clienti, hanno firmato magliette che portano il loro «marchio», una «P», una «M» e una «C» intrecciate a formare un ghirigoro, quasi un cuore stilizzato.

Quando la vedo su un tappeto rosso, penso che sia sempre straordinariamente disinvolta.

«Ma non lo sono! In quei momenti mi vengono in mente delle cretinate incredibili, battute di humour surreale. E se c'è qualcuno accanto a me, come Mónica poco fa, le dico pure. È un modo per reagire all'assurdità della situazione».

Oggi, ovviamente, è vestita Mango. Agli Oscar aveva un abito di alta moda di Chanel. Come concilia questi due mondi?

«Sono molto amica di John Galliano e lui mi dice sempre che anche l'ispirazione della couture può venire dalla strada. Vale anche il contrario, in un certo senso: la moda della strada si ispira a quella dei grandi creatori. La moda, intesa in senso lato, è un circuito continuo. Infatti, secondo me, chiunque può essere elegante e a suo agio, indipendentemente dal corpo, dall'età e dalla classe sociale».

E la sua fonte d'ispirazione, come creatrice di moda?

«Per questa collezione abbiamo pensato a Brigitte Bardot, alla Saint-Tropez degli anni Sessanta».

È vero che in casa ha un ritratto di Audrey Hepburn?

«Sì, una grande fotografia. Guardo spesso alle attrici del passato, anche quando preparo una parte. Per Volver, per esempio, i miei punti di riferimento erano state Sophia Loren e Claudia Cardinale. Adesso mi piace molto Anouk Aimée».

CONTINUA

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