Laura Chiatti: «Gli uomini non si fidano di quelle come me»

16 dicembre 2009 
<p>Laura Chiatti: «Gli uomini non si fidano di quelle come me»</p>

Avvertenza: in questa intervista non si parlerà di quanto è gelosa Laura Chiatti («Meno male», allarga le braccia lei) perché di questo - complici tre film sull'argomento usciti l'anno scorso e successive interviste sul tema - l'Italia già sa. L'intenzione era anche quella di non parlare di un altro tema assai dibattuto della sua persona: il suo colore di capelli, un castano scuro convertito in biondo. Ma l'argomento, per lei che voleva fare la parrucchiera («e se smetto col cinema magari la faccio davvero: parrucchiera di giorno e cantante di pianobar di notte», dice), pare imprescindibile. «Sono una fanatica del biondo, mi studio le nuance delle conigliette di Playboy e cerco di riprodurle. Sono nata castana per un tragico errore della natura, la mia ricrescita è una farsa perché io sono bionda dentro. Ho bisogno della luce dei capelli chiari, per contrastare il mio lato scuro. Ma qualche volta ho anche voglia di essere castana: da mora divento più intimista, introspettiva». Rossa?, azzardo. «Lo sono stata, due anni fa, per far contento Francesco (Arca, ndr) che mi aveva confessato di essere molto attratto dalle rosse. Ma è durata poco: non si abbinava con niente. Col verde poi, uno schifo». Il suo rapporto intimo con la tinta è qualcosa che non sfugge nemmeno ai registi che la dirigono e che spesso, per farla entrare nei personaggi, le cambiano i capelli. L'ultimo è stato Carlo Verdone che per Io, loro e Lara (il suo quindicesimo film in 11 anni) l'ha voluta castana «perché Lara non può essere bambolina». Che cosa sia Lara non si può svelare perché sennò si racconta tutto il film, dice lei. «E siccome parlo sempre troppo e poi mi sgridano, dico solo che è una commedia con un retrogusto malinconico. E che quella di Lara è una parte che aspettavo da tanto tempo, perché io sono una ragazza comica, ma mi fanno sempre fare le tipe toste. I registi italiani mi vedono come una femme fatale e invece sono una buffa. Una normale».

Test di normalità: nella sua prima intervista per Vanity Fair, anno 2006, diceva che le sue migliori amiche erano Alessia e Marina, che lavorano al centro commerciale Unieuro. Conferma anche oggi?

«Certo, e c'è anche Paola, che invece lavora all'altro centro commerciale, il Globo, e Chiara che si occupa di catering per un ristorante. Ci vediamo a casa (Villa di Magione, vicino a Perugia, ndr) il sabato sera: qualche volta andiamo in discoteca, ma più spesso chiacchieriamo e basta. Capita che incontriamo altre compagne di scuola che lì per lì mi guardano come se fossi un'extraterrestre a cui non sanno se avvicinarsi oppure no. E allora mi avvicino io, e dopo tre secondi che parliamo capiscono che sono la solita Chiatti».

Amiche attrici non ne ha?

«Cristiana Capotondi, che conosco da quando abbiamo lavorato per otto mesi insieme in Compagni di scuola. Il resto sono conoscenze, persone che stimo professionalmente ».

Allora vuol dire che non è stata ammessa al circolo del Giovane Attore Impegnato?

«In Italia siamo vittime del cliché per cui l'attore/attrice di grandi promesse deve essere un po' triste, trascurato e di sinistra. Io non sono così, ma siccome so essere simpatica e stare al mondo, mi trovo bene dappertutto».

Nel senso che per non cacciarsi nei guai in certi ritrovi sorride e basta?

«Ma per niente. Io non sto zitta, mai. È  questo il mio problema. Ma ci scazziamo in maniera ironica. Anche perché io sono tollerante. Dico: di professione vuoi fare la "nicchia"? Va bene. Mi dà solo fastidio l'ostentazione. Se fai unicamente film d'autore non è necessario che tu sia "scaciato" e tormentato dal sistema».

«Scaciato» - che vuol dire «trasandato», per chi abita fuori Roma - non è il suo genere. Di lei si dice sempre che «sta col tronista»…

«Francesco il tronista l'ha fatto quattro anni fa, da tre fa l'attore, ma non lo dice mai nessuno: potrebbe pure lavorare con Tarantino, ma sarebbe sempre l'ex tronista. Non mi importa, io sono felice di aver trovato una persona con cui sto bene, a prescindere dal lavoro che fa o ha fatto. Mi potevo innamorare anche del postino».

Davvero?

«Il problema in quel caso sarebbe stato: il postino si fiderebbe davvero di me? Crederebbe ai miei sentimenti? La mia professoressa diceva: le belle son guardate, le brutte maritate».

Non mi dica che la bellezza è un problema.

«Beh, da ragazzina i maschi erano lusingati se li corteggiavo, ma quando c'era da mettersi insieme sceglievano l'altra. Alcuni, poi, si sono pentiti e me l'hanno detto. Altri si sono autoassolti dicendomi: meno male che non siamo mai stati insieme, se no tu poi saresti diventata un'attrice e mi avresti lasciato».

Da quasi trentenne normale che frequenta gente normale e ha gusti da media nazionale, come vede il futuro?

«Credo che la mia sia una generazione di persone spaventate dal domani. Le domande che sento in giro sono: avrò abbastanza soldi per comprarmi una casa? Troverò un uomo che mi starà accanto? C'è un po' un senso di rassegnazione sotto queste vite posticipate in cui non trovi lavoro, quindi non ti sposi, quindi non fai i figli».

Lei non sembra affatto rassegnata. È una che ha lottato?

«Solo per le mie cose private: voglio sempre qualcosa in più e non so nemmeno che cosa - ma è colpa dello zodiaco: sono Cancro. Però alla fine mi lamento, simulo dolori immaginari, solo per attirare l'attenzione, non essere abbandonata. E poi penso che tutti abbiano bisogno di me, non spengo mai il cellulare nemmeno di notte. Diciamo che lotto soprattutto contro me stessa e le mie paure. Una vita faticosissima. Un mio amico mi ha regalato una tazza che dice: non credere a tutto ciò che pensi».

E nel lavoro?

«No. Non sgomito, sono contenta del successo altrui, non penso mai che qualcuna mi ha soffiato la parte. La mia agente mi dice sempre che sembra che a me di lavorare non freghi niente. Ovviamente non è così».

La politica le interessa?

«Non credo ci siano più i partiti, non credo ci siano nemmeno più una destra o una sinistra, e comunque io sto in mezzo. Non nel senso che sto con Casini, ma nel senso che guardo di qua e di là».

Più di qua o più di là?

«Io credo nei valori tradizionali, tanto tradizionali. Ma sono anche femminista. Ma mi dico anche che la confusione dei generi non ci fa per niente bene, sia in senso lato che in senso stretto, quello della sessualità. Perché, tanto per stare ai fatti recenti, andare a trans è diventata una cosa normale? Ognuno nel suo letto fa ciò che vuole, ma non venite a dirmi che è "normale". Vede perché le dico che sto nel mezzo?».

Eppure si dice che le piaccia Berlusconi.

«Al di là di tutto, io credo che nelle emergenze vere del nostro Paese si sia comportato molto bene. Credo che venga massacrato per le sue questioni personali e che, alla fine, queste coprano le cose buone che fa. A me che abbia portato le dentiere alle vecchiette che avevano perso la casa pare una cosa bella, no?».

Una voce fuori dal coro, almeno nel suo ambiente.

«Sono convinta che ci siano diversi attori che, mettiamola così, non la pensano come ci si aspetta che la pensino. Ma non si può dire. E di alcuni colleghi mi chiedo come possano avere idee politiche di un certo tipo e continuare a lavorare per determinate case di produzione. Ci vorrebbe un po' di coerenza».

In questa confusione di valori, come si sceglie chi ci rappresenta?

«Guardando le persone, andando d'istinto, prendendo da una parte e dall'altra ciò che è buono per sé. Come in Tv: una sera mi guardo Ballarò e l'altra Uomini e donne, il Grande Fratello».

Guarda la Tv trash e lo ammette pubblicamente!

«Sì, l'adoro: la sera, sul divano».

Mentre Laura Chiatti si stira come un gatto mimando se stessa davanti al televisore, il tempo è scaduto: deve partire e io chiamo un taxi. Mi dice: «Attenta, io l'altro giorno ne ho aspettato uno una vita e quando è arrivato una signora si è infilata dentro con me e mi ha detto: "Non ero in coda, ma l'ho visto da lontano prima io, scenda"».

E come è finita?

«Ho iniziato a guardarla e non mi sono mossa. Dopo qualche minuto ha ceduto ed è scesa lei. Sbattendo la porta, mi ha urlato: "Si vergogni, che è anche una donna di spettacolo". Questa non l'ho ancora capita».

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).