Mendez, l'amore non lascia briciole

15 febbraio 2010 
<p>Mendez, l'amore non lascia briciole</p>

Sdraiati sul letto della vecchia villa milanese: si abbracciano, si accarezzano, si sfiorano. L'iniziativa la prende lei. Lui è un po' impacciato, quasi intimidito. Forse perché intorno alle lenzuola si assiepano faretti, macchine fotografiche, parrucchieri che gli hanno disegnato i capelli alla Tintin (il personaggio a fumetti belga, dal ciuffo impennato) anziché «alla apostolo», come lo definisce la sua fidanzata.
Per Francesco Apolloni, che all'inizio di marzo compirà 36 anni, questa però non è la prima volta. Non lo è davanti ai riflettori: da tempo scrive, dirige e recita (il 12 febbraio lo rivediamo in Scusa ma ti voglio sposare, nei panni del miglior amico di Raoul Bova), al cinema come a teatro. E non lo è nella vita privata: la ragazza che se lo coccola, Denny Mendez, è da due anni la sua donna. Insieme, formano una coppia a forte impatto cromatico: lei scura di Santo Domingo («A Francesco piace il colore della mia pelle, è curioso dell'esotico»), lui bianco di Roma.
Denny ha 31 anni, è diventata famosa nel 1996 vincendo Miss Italia, e poi ha cominciato a lavorare in Tv, all'inizio con una certa fatica perché le offrivano solo «parti da cameriera o prostituta». Adesso però è cresciuta, e se nella vita quotidiana ha rinunciato alle microgonne («Non sento più il bisogno di mettere in mostra la mercanzia ogni volta che esco, mi sento meglio in pantaloni e calzettoni»), nel lavoro ha nuove prospettive: terminate a Roma le repliche della commedia Sono tutti luoghi comuni, a marzo girerà per Raiuno la fiction L'isola, dove «faccio un passo avanti: sono stata promossa fidanzata del protagonista, non solo amante».
Mentre lei si eserciterà nella parte della fidanzata, Francesco porterà in teatro lo spettacolo Ragazzi permale realizzato con alcuni reduci di San Patrignano, pubblicherà il romanzo Made in Italy, finirà il documentario Un sueño a mitad, sulle scuole d'arte di Cuba, e girerà un film su una coppia di Don Giovanni, uomo e donna, con Claudia Gerini. In un calendario così fitto, con Denny hanno anche trovato il modo di lavorare insieme per la prima volta, come protagonisti di Meglio non sapere, un cortometraggio sul tradimento.

GELOSIA
Denny: «Com'è Francesco? Geloso. A volte, quando usciamo, mi sembra di avere una guardia del corpo».
Francesco: «A me piace osservare, invece se giro con Denny tutti ci guardano. Una volta ho anche dovuto reagire. Però sto migliorando: un tempo, quando ero geloso volevo conoscere tutti i dettagli, farmi del male, riproducevo la scena dell'infanzia, quando mia madre aveva i suoi fidanzati. Adesso invece ho capito che in una coppia è meglio non essere in 15 - tu, lei, e tutti quelli di cui sei geloso -, è meglio non sapere».

FAMIGLIA
F.: «Sono figlio di una ragazza madre di 18 anni, che si è trasferita dalla Calabria a Roma, si è innamorata, è rimasta incinta e lui non ha voluto saperne. Per tirarmi su, mamma Luigia ha fatto tutti i lavori possibili. Quanto a mio padre, non l'ho mai conosciuto, però conosco il suo nome. Nel 1992, per il mio primo spettacolo, gli ho telefonato. Mi ha risposto la segreteria telefonica: "Se volete conferire con..., lasciate un messaggio". Conferire? Ho appeso e ho rinunciato per sempre a lui. Ma da piccolo questa assenza mi faceva sentire diverso dagli altri bambini: per essere "normale", io - figlio di una femminista comunista -  ho fatto persino la Prima Comunione. L'altra faccia della medaglia è che la diversità mi ha sempre attratto. Una delle mie prime ragazze aveva una gamba più lunga dell'altra: mi piaceva che zoppicasse».
D.: «Anche se sono cresciuta in Italia, vado spesso a Santo Domingo, dove sono nata. A fine febbraio ci torno per inaugurare due pozzi che abbiamo scavato con una onlus: l'acqua è il problema di massima emergenza, soprattutto ora, dopo il terremoto. Casa nostra è a 250 km da Haiti ma mia mamma, che adesso è lì, mi descrive una situazione terribile, e anche molto violenta».
L'INCONTRO
F.: «Ho conosciuto Denny alla prima di un mio spettacolo, Addio al nubilato. Poi l'ho invitata a cena. Ma il conto l'ha pagato lei: non mi era mai successo, e il gesto mi ha conquistato».
D.: «Perché non avrei dovuto pagare? Era il modo per corteggiarlo un po'. Francesco nel corteggiamento non è molto bravo, preferisce stare sul vago, usa la tecnica del chissenefrega. Così mi sono fatta avanti io».

IN PRIVATO
D.: «Mi piace quando Francesco cucina per me: io sono negata, anche se sua mamma mi sta insegnando. Non sopporto invece quando mi porta la colazione a letto. Lo fa per essere carino, però tutte quelle briciole sulle lenzuola sono fastidiose. Se siamo a casa sua mi adeguo, da me no: vedremo che succede se andremo a convivere, anche se credo che lui sia spaventato all'idea di fare questo passo. Il letto, comunque, serve ad altro: mi piace stare la notte abbracciati, in T-shirt e calzettoni».
F.: «Per il momento abbiamo due case, e devo ammettere che per me è l'ideale. Quando ho scritto La verità, vi prego, sull'amore ho fatto dire a un personaggio che l'amore è come la bicicletta: ogni ruota deve saper girare per conto proprio, poi se le si mette insieme e si fa una bici il risultato è perfetto, ma ognuna deve saper andare da sola».

L'ALTRO SESSO
F.: «Nella vita sono sempre le donne che mi hanno aiutato, a partire da mia mamma. Ma anche nel lavoro: Pupella Maggio a oltre 90 anni ha accettato di recitare nel mio Fate come noi, ed è stato il suo ultimo film; un'amica mi ha permesso di entrare all'Accademia d'arte drammatica; Alexandra, con cui avevo una piccola storia, mi ha fatto conoscere il suo meraviglioso padre, lo scrittore Raffaele La Capria, da cui ho imparato tutto sui libri».
D.: «Ho avuto diversi uomini, quasi sempre bianchi. E con loro ho sempre mantenuto ottimi rapporti, non capisco perché non ci si dovrebbe più vedere oppure odiare quando finisce una storia. Certo, col tempo sono diventata più cauta, ma adesso provo questo... sentimento... affetto... e vabbè, lo dico: amore. Bello, bellissimo».

LEI È...
F.: «Il sole, che rallegra la mia malinconia e addolcisce la mia rabbia».

LUI È...
D.: «Il lento che balleremo insieme a San Valentino. Attenzione, però: è anche un gran cazzaro».

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