Bocchino sull'editoria: «Dai che stavolta cede Tremonti»

23 febbraio 2010 
<p>Bocchino sull'editoria: «Dai che stavolta cede Tremonti»</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Camminano per il Transatlantico con volti terrei: Stefano Menichini, direttore di Europa, Francesco Cundari, a capo dell'emittente dalemiana Red tv, Chiara Geloni, neodirettrice di Youdem.

Per loro, e molti altri, oggi Montecitorio stabilirà il futuro professionale. Si vota infatti il decreto Milleproroghe con le norme sull'editoria, compresi i contributi statali per i giornali di partito, per i parrocchiali, per i media in cooperativa, per le radio, per le grandi aziende editoriali.

C'è stata un task force bipartisan, proprio come negli anni passati per salvare le testate legate alla politica, dal Secolo d'Italia all'Unità. Il Ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, vuole fare tabula rasa. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega all'Editoria, Paolo Bonaiuti, mira a confermarne un bel po'.

E nel braccio di ferro alla Camera si schierano tutti con Bonaiuti e i giornalisti in bilico: «Non possiamo abbandonare neanche i giornali di parrocchia», dice ai suoi il vicepresidente vicario dei deputati Pd Michele Ventura, mentre rassicura i cronisti. Gli fa eco e gli dà il gomito l'omologo dei deputati Pdl, Italo Bocchino: «Dai, che stavolta cede Tremonti».

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