I Jalisse: «Per tornare a Sanremo ci hanno chiesto di cambiare nome»

09 febbraio 2010 
<p>I Jalisse: «Per tornare a Sanremo ci hanno chiesto di cambiare
nome»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Il Festival non li ha più voluti. Ma tredici anni dopo la loro contestatissima vittoria con Fiumi di parole, i Jalisse tornano a San Remo. Stavolta per ritirare, il 19 febbraio, un premio del circuito delle radio europee per il progetto Crescere insieme a L'Aquila (musicisti che scrivono canzoni con gli studenti delle scuole), che il duo formato dai coniugi Fabio Ricci e Alessandra Drusian ha lanciato cinque anni fa. E stavolta tornano anche per prendersi una rivincita sui fiumi di barzellette, accuse e dileggi che li accompagnano dal 1997: una vittoria inaspettata e poi l'oblio. Perché dopo le pubbliche scuse di Fiorello tre anni fa, adesso è Antonio Ricci a riabilitare il duo con una prefazione al libro Vox Populi di Gigi Vesigna, in cui sostiene che il Festival si divida in due ere: ante Jalisse e post Jalisse. Prima le vittorie truccate, poi i Jalisse che sparigliano i giochi, ma anche cantanti che «evaporano» e canzoni che nessuno ricorda più. Alessandra Drusian è soddisfatta: «Finalmente qualcuno ha fatto chiarezza sullo scandalo di Sanremo».

Qual è lo scandalo?
«Hanno detto che la nostra era una vittoria pilotata. Dopo Sanremo ci hanno sempre bistrattati, eravamo diventati una barzelletta. Finalmente Ricci ha detto la verità: noi eravamo gli outsider, una catastrofe per gli addetti ai lavori».
Ricci, però, dice anche che dopo di voi vincere Sanremo non ha più significato molto.
«È vero. Ma Fiumi di parole se la ricordano tutti».
Neanche Pippo Baudo non fu molto gentile con voi: alle Iene disse che la vostra vittoria «è un mistero che durerà nel tempo».
«L'ennesima cattiveria. Dopo quella dichiarazione abbiamo provato a parlargli ma Baudo si è sempre negato. E pensare che fu proprio lui a scoprirmi nel 1990 quando partecipai a Gran Premio, uno dei primi talent show televisivi. A Sanremo, infatti, mi mascherai per non farmi riconoscere: sembravo una russa con quella capigliatura imponente e gli abiti kitsch».
Perché per tanto tempo avete tenuto nascosta la vostra relazione?
«La produttrice ci consigliò di non dire niente: forse per lui era un modo per attirare curiosità su di noi. E poi abbiamo voluto proteggere il nostro rapporto. Il gossip non ci interessa».
Seguite ancora Sanremo?
«Negli ultimi anni ci fa dormire. Ormai le canzoni passano in secondo piano rispetto alla cornice».
Vi è piaciuta la canzone di Marco Carta che ha vinto Sanremo lo scorso anno?
«Se dicessi di sì, sarei ipocrita. Diciamo ni. Ma preferivo Sal Da Vinci».
Che cosa pensa dell'ondata di cantanti che arrivano da Amici?
«Hanno fatto una gavetta più facile della nostra. Ma dico solo una cosa: se noi eravamo i raccomandati, allora questi ex di Amici cosa sono? L'anno scorso era evidente che la presenza di Maria De Filippi avvantaggiò Marco Carta».
E voi tornerete mai a Sanremo?
«Dal 1997 presentiamo un inedito all'anno ma ci hanno sempre respinti. La canzone che abbiamo inviato quest'anno non l'hanno neppure sentita. Il boicottaggio continua».
Che fare dunque?
«Noi andiamo avanti. Ma sa che cosa ci ha detto Gianmarco Mazzi, il direttore artistico di Sanremo? "Se cambiate nome, forse…"».

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