Chiude una porta e apre nuovi portoni, Emanuele
Filiberto. Dopo il Festival di Sanremo, da cui racconta
aver ricevuto «solo 258 euro, altro che cachet di 30mila euro», la
sua "corte" oggi è Milano, via Tortona, dove presenta la sua
collezione d'abbigliamento Principe d'Italia, disegnata dal suo
uomo di fiducia Filippo di Tornaforte, riconoscibile fra mille
dallo stemma reale di Casa Savoia, prodotta da ormai quattro anni a
Bari.
Il principe, per quel salone, è euforico. Ammicca, mentre uno del
suo entourage si fa scappare, a mo' di battuta: «Suvvia, Emanuele,
hai tre figli». Tre? Ma il figlio di Vittorio Emanuele di Savoia ha
due bambine dalla moglie Clotilde Courau. E il
terzo?
Come tre figli, aspettate un bambino?
«Che io sappia no. Abbiamo due figlie meravigliose e per ora ci
bastano. I bambini vanno cresciuti, oltre che fatti. In futuro, se
erede sarà, si vedrà».
Lei scrive, canta, conduce. Fa il Savoia Circus. Quando
trova tempo per moglie e piccole?
«Quando sono a Parigi. Non ho altro da fare che cucinare per
loro. A mezzogiorno in punto a tavola assieme. Sono uno bravo, ai
fornelli: loro adorano la pasta, il pollo e il brodo».
E cosa sognano di diventare, da grandi? A seguire il
papà avrebbero l'imbarazzo della scelta…
«Luisa, la più piccola, la poliziotta. Vittoria, da quando
abbiamo la casa in Umbria, vuol fare la contadina: adora le mucche
e i maiali».
Come è nata invece la sua passione per la
moda?
«Mio nonno, re Umberto, disegnava quasi tutti i vestiti di mia
nonna, Maria Josè. L'abito da sposa anche, uscì dal suo tratto. Io
ho una passione nel vestirmi metropolitano. E ora ho preso a far
disegnare quel che mi piace. Non sfileremo. Andremo nei negozi.
Vendiamo molto all'estero».
E nel suo, d'armadio, che cos'ha invece?
«Nella casa in Umbria, abiti casual, da campagna: jeans, per
lavorare la terra. A Parigi, abiti per tutti i giorni. A Roma, dove
abito a casa di amici, ho i vestiti di scena».
E a sua moglie Clotilde cosa regala?
«Mutande, fatte su misura, color perla. Gioco. Amo però farle i
regali. Nei mercati, nei negozi, dai viaggi le porto sempre
qualcosa».
Sua moglie a parte, c'è una donna celebre che
ama?
«Anna Finocchiaro, la senatrice del Pd. È una donna
affascinante. Ogni volta che la guardo in Tv resto impressionato.
Vorrei chiederle di farmi da testimonial. Anche se non sta dalla
mia parte politica. Perché io sono uno che lo salva, questo
governo. Per gli uomini, invece, chiederei a Gigi Buffon, portiere
della Nazionale».
In Tv, farà invece Ciak si canta, in Rai, al
posto di Pino Insegno.
«Lo farò? L'ho letto dai giornali, come voi. E, se fosse, sono
decisioni della Rai. Con Insegno siamo amici».
Perché lei piace così tanto? Entra in scena e fa i
picchi d'ascolto?
«Non so davvero. Ma mi adottano signore di una certa età e
ragazzine. Forse perché sono come mi vedete».
Si dice farà lo speaker dei Mondiali per la Nazionale,
Italia amore mio come inno. C'è da aspettarsi anche uno
stemma sabaudo sulla maglia?
«Lo stemma no. Ma andrà lo stesso più lontano possibile, la
nostra Italia, e glielo auguro. Quanto all'inno, magari».
L'ha ascoltata, la parodia a Italia amore mio
di Elio e le storie tese?
«Me l'ascolto sempre. Fantastica. Con lui non ci siamo sentiti,
però. Con Fiorello sì. Ma il nostro botta e risposta era tutto
organizzato. Lui, da più grande showman su piazza, resta il mio
modello».
Nel 2007 alla sua Italia amore mio chiese un
risarcimento di 90 milioni di euro per i danni morali subiti in
esilio. Non si può parlare proprio d'amore…
«E infatti fu una stupidaggine. Ritirato tutto. Dimenticatelo.
Se non l'avete ancora fatto, fatelo, vi prego».