Emanuele Filiberto: «A mia moglie regalo biancheria intima su misura»

02 marzo 2010 
<p>Emanuele Filiberto: «A mia moglie regalo biancheria intima su
misura»</p>

Chiude una porta e apre nuovi portoni, Emanuele Filiberto. Dopo il Festival di Sanremo, da cui racconta aver ricevuto «solo 258 euro, altro che cachet di 30mila euro», la sua "corte" oggi è Milano, via Tortona, dove presenta la sua collezione d'abbigliamento Principe d'Italia, disegnata dal suo uomo di fiducia Filippo di Tornaforte, riconoscibile fra mille dallo stemma reale di Casa Savoia, prodotta da ormai quattro anni a Bari.
Il principe, per quel salone, è euforico. Ammicca, mentre uno del suo entourage si fa scappare, a mo' di battuta: «Suvvia, Emanuele, hai tre figli». Tre? Ma il figlio di Vittorio Emanuele di Savoia ha due bambine dalla moglie Clotilde Courau. E il terzo?

Come tre figli, aspettate un bambino?

«Che io sappia no. Abbiamo due figlie meravigliose e per ora ci bastano. I bambini vanno cresciuti, oltre che fatti. In futuro, se erede sarà, si vedrà».

Lei scrive, canta, conduce. Fa il Savoia Circus. Quando trova tempo per moglie e piccole?

«Quando sono a Parigi. Non ho altro da fare che cucinare per loro. A mezzogiorno in punto a tavola assieme. Sono uno bravo, ai fornelli: loro adorano la pasta, il pollo e il brodo».

E cosa sognano di diventare, da grandi? A seguire il papà avrebbero l'imbarazzo della scelta…

«Luisa, la più piccola, la poliziotta. Vittoria, da quando abbiamo la casa in Umbria, vuol fare la contadina: adora le mucche e i maiali».

Come è nata invece la sua passione per la moda?

«Mio nonno, re Umberto, disegnava quasi tutti i vestiti di mia nonna, Maria Josè. L'abito da sposa anche, uscì dal suo tratto. Io ho una passione nel vestirmi metropolitano. E ora ho preso a far disegnare quel che mi piace. Non sfileremo. Andremo nei negozi. Vendiamo molto all'estero».

E nel suo, d'armadio, che cos'ha invece?

«Nella casa in Umbria, abiti casual, da campagna: jeans, per lavorare la terra. A Parigi, abiti per tutti i giorni. A Roma, dove abito a casa di amici, ho i vestiti di scena».

E a sua moglie Clotilde cosa regala?

«Mutande, fatte su misura, color perla. Gioco. Amo però farle i regali. Nei mercati, nei negozi, dai viaggi le porto sempre qualcosa».

Sua moglie a parte, c'è una donna celebre che ama?

«Anna Finocchiaro, la senatrice del Pd. È una donna affascinante. Ogni volta che la guardo in Tv resto impressionato. Vorrei chiederle di farmi da testimonial. Anche se non sta dalla mia parte politica. Perché io sono uno che lo salva, questo governo. Per gli uomini, invece, chiederei a Gigi Buffon, portiere della Nazionale».

In Tv, farà invece Ciak si canta, in Rai, al posto di Pino Insegno.

«Lo farò? L'ho letto dai giornali, come voi. E, se fosse, sono decisioni della Rai. Con Insegno siamo amici».

Perché lei piace così tanto? Entra in scena e fa i picchi d'ascolto?

«Non so davvero. Ma mi adottano signore di una certa età e ragazzine. Forse perché sono come mi vedete».

Si dice farà lo speaker dei Mondiali per la Nazionale, Italia amore mio come inno. C'è da aspettarsi anche uno stemma sabaudo sulla maglia?

«Lo stemma no. Ma andrà lo stesso più lontano possibile, la nostra Italia, e glielo auguro. Quanto all'inno, magari».

L'ha ascoltata, la parodia a Italia amore mio di Elio e le storie tese?

«Me l'ascolto sempre. Fantastica. Con lui non ci siamo sentiti, però. Con Fiorello sì. Ma il nostro botta e risposta era tutto organizzato. Lui, da più grande showman su piazza, resta il mio modello».

Nel 2007 alla sua Italia amore mio chiese un risarcimento di 90 milioni di euro per i danni morali subiti in esilio. Non si può parlare proprio d'amore…

«E infatti fu una stupidaggine. Ritirato tutto. Dimenticatelo. Se non l'avete ancora fatto, fatelo, vi prego».

 

 

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RISULTATI

mahhhhhhhhhhh, specie per l'ultima riga, ecco magari prima di chiedere il risarcimento (e di chiederci di dimenticarlo) ci dovevano pensare su un tantino.

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