Fa la pittrice e la scultrice in quel di Cantù, Angiola
Tremonti, sorella del ministro dell'Economia e delle
Finanze Giulio, che ieri dai Palazzi ha promesso
di non toccare né casa, né risparmi, nella riforma fiscale. Ma al
fratello, Angiola, quadri, non ne ha mai regalati, né dedicati.
«Non lo faccio con mio marito, figuriamoci se lo faccio con lui. Le
opere si dedicano alla natura, ai paesaggi, alla donna
incinta».
I due, sono quasi gemelli. «È più grande di me di 15 mesi, e
raccontavano i miei che lui piccolissimo il giorno che nacqui
scorrazzava per casa a Sondrio agitando per aria un mestolo di
legno, come indemoniato. Era geloso. Oh se era geloso». Ancora
oggi? «Ci amiamo molto, anche se la vita ci ha diviso». Effetti
desiderati di averlo come fratello? «Che non mi ha mai aiutato, che
non sono né la moglie di Mastella, né la nipote di Mussolini». Un
ricordo. «Da ragazzini, giocavamo a Monopoli e lui era forte. Oltre
a essere sempre più ricco. Il nonno, ci dava 10mila lire quando si
prendeva 10 a scuola, e 50 lire per un 9 o un 8. Ci compravamo le
figurine. L'unico anno in cui vinsi su di lui fu quando al ginnasio
zoppicava un po', e io alle magistrali volavo». Trafiletti di
giornale raccontano di posti in corsia in ospedale liberati
all'alzabandiera «Lei non sa chi sono io». O di caserme della
Guardia di Finanza usate per le mostre dei suoi quadri, per gentile
concessione, visti i parenti illustri. «Per quella mostra a Palazzo
Terragni, ci stavo lavorando da 5 anni prima che mio fratello
diventasse ministro. Trentacinque sculture, per cui accesi quasi un
mutuo: 30mila euro d'investimento. Anche ora: ho finito di scrivere
il libro sulla mia infanzia, e un editore lo sto cercando da me,
senza chiedere aiuti a lui». Già pensato al titolo? «Nome, Angiola.
Cognome, Tremonti». A proposito di investimenti, suo fratello la
consiglia? «Scherza? Sarebbe un disastro. I soldi persi, sono
quelle cose per cui s'innalzano bestemmie di fuoco. Me lo mangerei.
E non posso: gli voglio bene».
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