«Resto un diciottenne in un corpo sbagliato. Sono un
diversamente giovane». A dirlo è Luciano Ligabue,
50 anni dal 13 marzo. E c'è da credergli. Racconta il suo biografo
storico, Massimo Poggini, che per l'occasione ha
pronta una ristampa del suo Liga. La Biografia (Rizzoli),
che il Liga è tuttora un ragazzo di provincia, che ama stare con
gli amici d'infanzia, a farsi certe mangiate storiche nel borgo
natale di Correggio, vicino a Reggio Emilia. Tanto che «ancora oggi
con quelli del gruppetto, gli storici, tutti uomini si ritrovano
una volta a settimana, di solito il giovedì, in una cascina in
campagna, una specie di base, in cui solo i maschietti sono
ammessi, e le donne bandite. Perché è di loro, oltre che di calcio,
e di musica, che si parla per ore e ore, come succedeva una volta,
come se il tempo si fosse fermato». Oggi, Ligabue frequenterebbe
meno. «È molto preso dalla sua bambina piccola, Linda, di sei anni,
avuta da Barbara, che lo seguiva come massaggiatrice nei concerti.
Ma anche con Lorenzo, il figlio di 12, Lenny, avuto dal primo
matrimonio con Donatella, i rapporti sono fantastici: lo va
prendere a scuola in bicicletta». Cinquanta anni. Venti sul palco.
«Prima di cantare, dietro le quinte, Luciano raduna tutti, come
succede nel rugby: si mettono a cerchio, lui, i musicisti, i
tecnici del suono, la testa in giù. E lanciano l'urlo esortativo:
"Spacchiamo tutto", "Forza", "Andiamo". Ora arrivano i guai: da un
po' nello staff ci sono due americani. Quindi, gli tocca
sperimentare nuovi slogan internazionali».