Cinquant'anni compiuti da poco, e un album in uscita,
Arrivederci, mostro!, un album molto «arrabbiato» anche
per un momento duro della sua vita appena attraversato, che ci ha
raccontato in un'altra parte dell'intervista («Il mio bambino
mai nato»). QuiLuciano
Ligabue parla invece del mezzo secolo appena
raggiunto, scherzandoci su (basta che a farlo non sia Neri
Marcorè).
A 50 anni come si mantiene?
«Molto bene».
C'è il trucco? Intendo: non mangia, ha il personal
trainer, si tinge i capelli?
«I capelli me li tingo. E l'unica cosa che faccio è jogging tutti
i giorni».
Come ha festeggiato il compleanno?
«Prima in famiglia. Poi, a metà aprile, sono stato a Siviglia con
25 amici per festeggiare i 50 anni di quattro di noi. Per tre
giorni abbiamo messo a ferro e fuoco la città. Eravamo solo uomini,
e credo che il resto sia poco riferibile».
L'ultimo imbarazzo?
«Forse mi capita così di frequente che non ricordo bene».
Pensa di essere mai stato ridicolo?
«Credo di sì. Soprattutto se penso a certi miei gilet degli inizi.
Però, visto che a 50 anni faccio ancora il cantante pop-rock, se
qualcuno mi vede ridicolo, ci sto. Non mi fa piacere, ma non è una
mia preoccupazione. Non rientra fra i miei mostri».
Da adesso in poi che cosa farà? Andrà verso i 60 anni come se
niente fosse? Come i Rolling Stones?
«Ci proverò. Come tutti, a 30 anni, facevo il figo.
Dicevo che non mi sarei mai ritrovato, a 50, a cantare Balliamo
sul mondo. Adesso, invece, non vedo l'ora di
ricantarla».
È vero che non le è piaciuta l'imitazione televisiva di Neri
Marcorè a Parla con
me?
«Vero. I miei tic e certi miei modi di fare possono far ridere
anche me, ma mi sono incazzato per come è stato trattato il mio
lavoro. Alcune cose mi hanno dato proprio fastidio».
L'intervista completa su Vanity Fair n.17/2010 in edicola da
mercoledì 28 aprile