È bella come il sole. Sotto la camicetta nera, la pancia si vede
pochissimo e uno si domanda a quale straordinaria razza superiore
appartenga questa donna, visto che è appena entrata nell'ottavo
mese, ha 45 anni e sembra una ragazza. Aspetta una femmina. Non sa
ancora come la chiamerà, ha una lunga lista di nomi ma deciderà
solo quando la guarderà in viso. Spera in un parto naturale, non ha
fatto nulla di speciale per tenersi in forma durante la gravidanza.
Confessa di essere pigra, e che solo il giorno dopo
quest'intervista andrà a fare il primo «massaggino drenante che mi
hanno consigliato».
Oddio, ma io questo articolo l'ho già scritto. Più o meno,
cinque anni e mezzo fa. Andai a casa di Monica Bellucci, incinta di
una bimba ancora senza nome, e anche allora lei era così:
splendente, e con quello sguardo languido che nasconde una fierezza
che mi è raramente capitato di vedere nelle donne famose. Sì, è
vero, ho già scritto un articolo molto simile a questo nell'estate
del 2004, ma non è un déjà vu. Il fatto è che, come
saprete probabilmente da qualche mese, Monica, la nostra attrice
più internazionale nonché musa della casa cosmetica Dior, aspetta
la sua seconda figlia. Quando si è Monica Bellucci (e si è sposate
con Vincent Cassel) al gossip non si sfugge. Eppure, in questi mesi
non ha rilasciato interviste per commentare la novità. Lo fa solo
ora, con Vanity Fair.
Prima gravidanza iniziata a 39 anni, seconda a 44. Un
bel coraggio.
«Già, si dice sempre così a quelle che fanno i figli tardi. Ed è
vero che fare i figli tardi richiede coraggio perché si corrono
rischi, per i bambini e per se stesse. Ma io non mi sento
coraggiosa, solo molto fortunata. Ho avuto una bambina sana, un
parto naturale come una contadina dell'Umbria, e finora anche
questa seconda gravidanza è bella e semplice. Ma non sono
assolutamente un esempio da seguire».
Ha cercato questo secondo figlio?
«Mi piaceva molto l'idea di dare un fratellino o una sorellina a
Deva (la primogenita, 5 anni e mezzo, ndr). E anche
Vincent lo desiderava. In realtà, molti mi avevano consigliato di
far subito il secondo figlio, ma per un po' ho resistito all'idea
perché non ero pronta fisicamente: ho vissuto la prima maternità in
modo totale. Ho allattato nove mesi, non ho dormito per due anni.
E, forse, non volevo niente che si mettesse tra Deva e me. Poi, a
un certo punto, mi sono sentita pronta e speravo che arrivasse.
Solo che i figli mica sono i film, non è che si organizzano
mettendo intorno a un tavolo un regista o un produttore».
Però si possono chiamare le cliniche della fertilità, le
madri surrogate...
«Io non ne ho avuto bisogno: chissà, forse c'entra il fatto che
la mia nonna paterna ebbe un figlio a 47 anni. Ma, ripeto, è
fortuna. Conosco donne disposte ad attraversare il deserto in
ginocchio pur di avere un figlio. Fosse capitato a me di avere
difficoltà a restare incinta questa seconda volta, sarei diventata
una di loro».
Sta di fatto che molte donne fanno i figli sempre più
tardi, con o senza «aiuti».
«Tutto è spostato in avanti. Le donne cercano la sicurezza
economica, una casa, un compagno, e poi pensano ai figli. Ho letto
che, solo nella regione Lazio, la maggioranza delle donne ne fa
solo dopo i 35. Ma è anche vero che la nostra vita media ormai è di
85 anni! Ci pensi: se io e lei fossimo nate agli inizi del
Novecento, a 40 saremmo già morte. Oppure vive, ma devastate e
senza denti. Quindi, sì, certo, in linea di massima sarebbe meglio
fare i figli presto e, certo, quando mia figlia avrà vent'anni, io
ne avrò sessanta. E allora? Già oggi le sessantenni sono stupende!
Il mondo è cambiato e, con tutte le cautele del caso, oggi è
possibile avere un figlio a 40 e vederlo invecchiare».
Quando era incinta di Deva, ferveva il dibattito sulla
legge 40 sulla fecondazione assistita. Lei si spese molto per la
campagna referendaria. Oggi, nel 2010, siamo ancora al punto di
partenza. Le donne disposte ad attraversare il deserto in
ginocchio, se ne hanno i mezzi, vanno a fare i figli nelle cliniche
private all'estero.
«Che disastro, e che ingiustizia. È un problema politico, o
meglio, un problema di strumentalizzazione della religione da parte
della politica. E, alla fine, soprattutto un problema di mancanza
di informazione. Troppa poca gente andò a votare al referendum. Ed
è stato solo uno dei tanti casi in cui questo Paese si dimostra
poco attento alla salute delle donne e ai loro diritti,
un'attenzione che dovrebbe cominciare con la scuola, con ore
dedicate all'educazione sessuale, per insegnare ai ragazzi
l'importanza della pillola e del preservativo come strumenti di
prevenzione. La pillola per non rimanere incinta, il preservativo
per non morire ed evitare malattie, come la clamidia, che rischiano
di distruggere per sempre l'apparato riproduttivo femminile».
Dove partorirà?
«Non posso dire nulla, se non che il medico che mi segue è
italiano. È un ottimo ginecologo, uno che, se vado in tilt e voglio
fare due ecografie in una settimana, sa come tranquillizzarmi.
Dunque, partorirò in italiano, perché io, in quel momento, voglio
parlare in italiano, urlare in italiano».
Quando si è accorta di essere incinta?
«In agosto. Ne sono stata sicura anche prima di fare il test
perché mi sono toccata la pelle del viso e l'ho sentita diversa,
come ispessita. Era successo anche l'altra volta. Comunque,
quest'anno è capitata una cosa curiosa. Erano le nove del mattino,
Vincent è sceso a comprare il test in farmacia, io sono andata da
Deva e lei mi ha detto: "Sai, mamma? Ho sognato che tu avevi il
pancione e noi eravamo tutti in ospedale ad aspettare un
fratellino". Una piccola strega!».
È gelosa della sorellina in arrivo?
«Non ancora. La sto preparando alla novità con molta
delicatezza. Le dico che io non ho avuto la fortuna di avere
sorelle o fratelli, che lei sta per avere un'amica che le sarà
accanto per sempre, una nuova amica per la vita».
Vincent avrebbe preferito un maschio?
«Può darsi, come molti uomini. Ma è talmente innamorato della
sua principessa Deva che sono sicura sarà felicissimo anche per la
seconda».
È un padre che aiuta?
«Molto. Più il tempo passa, più mi piace l'uomo che è diventato.
Quando l'ho conosciuto era un ragazzo di 28 anni, adesso è un uomo
con un grande senso di responsabilità che mi fa sentire serena.
Deva ha bisogno di lui quanto di me. Penso sempre che, se mi
dovesse succedere qualcosa, Vincent sarà qui con le nostre figlie.
Una donna può anche dire "io i figli li faccio da sola", e tante ci
riescono pure, ma avere un compagno accanto arricchisce sia noi che
i bambini».
Quante lingue parla Deva?
«È una piccola gitana di lusso, dunque poliglotta. Parla già
francese, italiano, inglese e anche un pochino di portoghese perché
andiamo spesso in Brasile. Poco tempo fa ci è andata in vacanza con
suo padre e sua nonna, perché io non potevo viaggiare. È tornata
falando portugues».
Nel mondo delle donne normali, l'annuncio della
gravidanza è un momento delicato. A volte il datore di lavoro
storce il naso. Che cosa succede a un'attrice
internazionale?
«A marzo, cioè adesso, avrei dovuto iniziare a girare un film di
Philippe Garrel. L'ho avvertito per tempo e lui, gentilmente, mi ha
aspettata e ha spostato le riprese ad agosto. Nel frattempo,
invece, avevo girato The Sorcerer's Apprentice, con
Nicolas Cage, prodotto dalla Disney. Avrei dovuto tornare negli
Stati Uniti per girare alcune scene in più. I medici me l'hanno
sconsigliato e quindi non ci sono andata. Ma che importa!».
Quando è incinta, non le manca il red carpet,
l'attenzione dei riflettori?
«È bellissimo essere "out" per un po'. È un limbo, una bolla
sospesa in cui leggo, vedo le amiche, mi occupo della mia pancia, e
di Deva».
Lei è una donna molto indipendente che, da ragazza, è
partita alla conquista del mondo. Alla fine, però, ha messo su una
famiglia molto unita.
«Sì, ma anche molto anomala, perché ho trovato un uomo che ha lo
stesso senso d'indipendenza che ho io. Io e Vincent non stiamo
sempre appiccicati, passiamo anche lunghi periodi lontani. Quando
lui torna a casa non gli chiedo mai "dove sei stato?". E lui non lo
chiede a me. Ci unisce la nostra idea di coppia: se ami davvero non
possiedi nessuno, nemmeno i tuoi figli».
Ma, con l'arrivo dei figli, appunto, forse vi sarete
dovuti organizzare secondo dei binari più convenzionali,
no?
«Un po'. Ma gli spazi ampi restano. Lo so, è un modo atipico di
vivere e, come ho sempre detto, oggi è così, domani non si sa».
Lo dice per scaramanzia?
«No, è che io non credo all'eternità, men che meno alla
staticità degli esseri umani. Si cambia, ogni giorno,
separatamente. Il punto d'incontro ogni volta è un punto
interrogativo. E a me va bene così».
In occasione della prima gravidanza, lei mi disse che si
era molto avvicinata a sua madre.
«È vero, non tanto perché la veda più spesso di prima: stare
dietro ai miei spostamenti è molto complesso per lei. Ma mi sono
accorta che mi ritrovo a fare delle cose per Deva e mi rendo conto
che sono le stesse che mia madre faceva per me. Le poso la mano
sulla fronte prima di dormire, come se quel calore potesse calmare
qualcosa. E in effetti calma, perché io so che la mano di mia madre
calmava me. Ho imparato che l'amore è un comportamento appreso. Ed
ecco perché chi ha ricevuto poco amore fa tanta fatica ad
amare».
Lei vive spesso all'estero, però si sarà accorta che,
negli ultimi mesi, in Italia c'è stata una girandola di
scandali con, al centro dell'attenzione, donne disposte a tutto pur
di farsi aiutare da uomini potenti. C'è chi dice «maschi, i soliti
mascalzoni» e chi - comprese alcune donne - critica invece
l'arrivismo in gonnella. Lei che ne pensa?
«Che le femmine della specie siano attratte dall'uomo di potere
secondo me è roba antica come il mondo, non è una notizia del 2010.
Nella giungla la leonessa vuole andare con il capo branco. Il
potere - intellettuale, politico, economico - può essere molto
erotico agli occhi delle donne».
E non importa se il leone è grasso e
spelacchiato?
«No! Perché è un tipo d'erotismo che non ha niente a che fare
con la bellezza. E comunque, secondo me, adesso sta succedendo
anche il contrario. Tanti uomini giovani sono attratti dalle donne
di potere, che a loro volta si sentono rinascere al fianco di un
ragazzo. Forse il gioco dell'attrazione sta diventando simmetrico.
Finalmente».
Resta il fatto che le cronache ci hanno raccontato di un
esercito di ragazze che vogliono sfondare nel mondo dello
spettacolo, infilandosi nel letto giusto. E che a volte ce la fanno
pure.
«A volte. Per poco tempo. E prevalentemente in televisione. Già
il cinema è diverso. Magari bastasse fare un po' di sesso con
qualcuno per ottenere un ruolo in un film».
È molto ottimista sulla condizione
femminile.
«Diciamo che da quando gli uomini, qualche migliaia di anni fa,
hanno scoperto che le donne avevano bisogno di loro per la
riproduzione della specie, hanno cominciato a fregarci. Però è
anche vero che, adesso, molte donne possono prendere in mano la
loro vita e dire "e io la casa me la compro da sola"».
Quando guardano le foto dei summit dei grandi della
Terra, però, molte ragazze continuano a sognare di essere al posto
delle first lady, poche al posto di Angela Merkel.
«Vero. Tante donne hanno ancora bisogno di un uomo che le
protegga e le definisca. Ma sono parametri molto privati, hanno a
che vedere con l'infanzia di ognuna. Io ho costruito la mia vita
nel segno dell'indipendenza, non sono mai stata attratta da un uomo
di potere e ho sempre avuto rapporti con uomini che stimo ma che
considero miei pari. Non posso giudicare male chi sogna di fare la
first lady, chi cerca un uomo che la plasmi, perché ognuna di noi
sceglie in base alle sicurezze e insicurezze che ha».
Quando diventano madri, le donne dicono sempre che le
loro priorità cambiano. Ma non è che succede un po' anche il
contrario? Che si fanno i figli perché altre cose - lavoro,
carriera - non bastano più?
«Per me è stato un po' così. Ricordo che quando ho sentito il
desiderio di restare incinta la prima volta vivevo da mesi tra un
set e una promozione, tra una promozione e un set. E, nonostante il
grande amore che ho per il mio lavoro, c'è stato un giorno in cui
ho pensato che non mi bastava, che avevo bisogno di altro. Ho avuto
la sensazione di stare vivendo una vita che apparteneva più agli
altri che a me stessa, che era arrivato il momento di fare qualcosa
davvero per me».
Quindi, solo i figli realizzano?
«Ma no! È una valutazione molto personale, e le donne dovrebbero
essere lasciate libere di scegliere. Si può benissimo essere felici
e realizzate anche senza figli. Certo, se la maternità ti piace, se
la desideri e la vivi bene, non c'è niente di più bello che stare
qui, una mano sulla pancia, a sentire questo pesciolino che si
muove. È fantastico, è il nostro inspiegabile segreto».