Monica Bellucci: «Voglio urlare in italiano»

30 aprile 2010 
<p>Monica Bellucci: «Voglio urlare in italiano»</p>

È bella come il sole. Sotto la camicetta nera, la pancia si vede pochissimo e uno si domanda a quale straordinaria razza superiore appartenga questa donna, visto che è appena entrata nell'ottavo mese, ha 45 anni e sembra una ragazza. Aspetta una femmina. Non sa ancora come la chiamerà, ha una lunga lista di nomi ma deciderà solo quando la guarderà in viso. Spera in un parto naturale, non ha fatto nulla di speciale per tenersi in forma durante la gravidanza. Confessa di essere pigra, e che solo il giorno dopo quest'intervista andrà a fare il primo «massaggino drenante che mi hanno consigliato».

Oddio, ma io questo articolo l'ho già scritto. Più o meno, cinque anni e mezzo fa. Andai a casa di Monica Bellucci, incinta di una bimba ancora senza nome, e anche allora lei era così: splendente, e con quello sguardo languido che nasconde una fierezza che mi è raramente capitato di vedere nelle donne famose. Sì, è vero, ho già scritto un articolo molto simile a questo nell'estate del 2004, ma non è un déjà vu. Il fatto è che, come saprete probabilmente da qualche mese, Monica, la nostra attrice più internazionale nonché musa della casa cosmetica Dior, aspetta la sua seconda figlia. Quando si è Monica Bellucci (e si è sposate con Vincent Cassel) al gossip non si sfugge. Eppure, in questi mesi non ha rilasciato interviste per commentare la novità. Lo fa solo ora, con Vanity Fair.

 

Prima gravidanza iniziata a 39 anni, seconda a 44. Un bel coraggio.

«Già, si dice sempre così a quelle che fanno i figli tardi. Ed è vero che fare i figli tardi richiede coraggio perché si corrono rischi, per i bambini e per se stesse. Ma io non mi sento coraggiosa, solo molto fortunata. Ho avuto una bambina sana, un parto naturale come una contadina dell'Umbria, e finora anche questa seconda gravidanza è bella e semplice. Ma non sono assolutamente un esempio da seguire».

Ha cercato questo secondo figlio?

«Mi piaceva molto l'idea di dare un fratellino o una sorellina a Deva (la primogenita, 5 anni e mezzo, ndr). E anche Vincent lo desiderava. In realtà, molti mi avevano consigliato di far subito il secondo figlio, ma per un po' ho resistito all'idea perché non ero pronta fisicamente: ho vissuto la prima maternità in modo totale. Ho allattato nove mesi, non ho dormito per due anni. E, forse, non volevo niente che si mettesse tra Deva e me. Poi, a un certo punto, mi sono sentita pronta e speravo che arrivasse. Solo che i figli mica sono i film, non è che si organizzano mettendo intorno a un tavolo un regista o un produttore».

Però si possono chiamare le cliniche della fertilità, le madri surrogate...

«Io non ne ho avuto bisogno: chissà, forse c'entra il fatto che la mia nonna paterna ebbe un figlio a 47 anni. Ma, ripeto, è fortuna. Conosco donne disposte ad attraversare il deserto in ginocchio pur di avere un figlio. Fosse capitato a me di avere difficoltà a restare incinta questa seconda volta, sarei diventata una di loro».

Sta di fatto che molte donne fanno i figli sempre più tardi, con o senza «aiuti».

«Tutto è spostato in avanti. Le donne cercano la sicurezza economica, una casa, un compagno, e poi pensano ai figli. Ho letto che, solo nella regione Lazio, la maggioranza delle donne ne fa solo dopo i 35. Ma è anche vero che la nostra vita media ormai è di 85 anni! Ci pensi: se io e lei fossimo nate agli inizi del Novecento, a 40 saremmo già morte. Oppure vive, ma devastate e senza denti. Quindi, sì, certo, in linea di massima sarebbe meglio fare i figli presto e, certo, quando mia figlia avrà vent'anni, io ne avrò sessanta. E allora? Già oggi le sessantenni sono stupende! Il mondo è cambiato e, con tutte le cautele del caso, oggi è possibile avere un figlio a 40 e vederlo invecchiare».

Quando era incinta di Deva, ferveva il dibattito sulla legge 40 sulla fecondazione assistita. Lei si spese molto per la campagna referendaria. Oggi, nel 2010, siamo ancora al punto di partenza. Le donne disposte ad attraversare il deserto in ginocchio, se ne hanno i mezzi, vanno a fare i figli nelle cliniche private all'estero.

«Che disastro, e che ingiustizia. È un problema politico, o meglio, un problema di strumentalizzazione della religione da parte della politica. E, alla fine, soprattutto un problema di mancanza di informazione. Troppa poca gente andò a votare al referendum. Ed è stato solo uno dei tanti casi in cui questo Paese si dimostra poco attento alla salute delle donne e ai loro diritti, un'attenzione che dovrebbe cominciare con la scuola, con ore dedicate all'educazione sessuale, per insegnare ai ragazzi l'importanza della pillola e del preservativo come strumenti di prevenzione. La pillola per non rimanere incinta, il preservativo per non morire ed evitare malattie, come la clamidia, che rischiano di distruggere per sempre l'apparato riproduttivo femminile».

Dove partorirà?

«Non posso dire nulla, se non che il medico che mi segue è italiano. È un ottimo ginecologo, uno che, se vado in tilt e voglio fare due ecografie in una settimana, sa come tranquillizzarmi. Dunque, partorirò in italiano, perché io, in quel momento, voglio parlare in italiano, urlare in italiano».

Quando si è accorta di essere incinta?

«In agosto. Ne sono stata sicura anche prima di fare il test perché mi sono toccata la pelle del viso e l'ho sentita diversa, come ispessita. Era successo anche l'altra volta. Comunque, quest'anno è capitata una cosa curiosa. Erano le nove del mattino, Vincent è sceso a comprare il test in farmacia, io sono andata da Deva e lei mi ha detto: "Sai, mamma? Ho sognato che tu avevi il pancione e noi eravamo tutti in ospedale ad aspettare un fratellino". Una piccola strega!».

È gelosa della sorellina in arrivo?

«Non ancora. La sto preparando alla novità con molta delicatezza. Le dico che io non ho avuto la fortuna di avere sorelle o fratelli, che lei sta per avere un'amica che le sarà accanto per sempre, una nuova amica per la vita».

Vincent avrebbe preferito un maschio?

«Può darsi, come molti uomini. Ma è talmente innamorato della sua principessa Deva che sono sicura sarà felicissimo anche per la seconda».

È un padre che aiuta?

«Molto. Più il tempo passa, più mi piace l'uomo che è diventato. Quando l'ho conosciuto era un ragazzo di 28 anni, adesso è un uomo con un grande senso di responsabilità che mi fa sentire serena. Deva ha bisogno di lui quanto di me. Penso sempre che, se mi dovesse succedere qualcosa, Vincent sarà qui con le nostre figlie. Una donna può anche dire "io i figli li faccio da sola", e tante ci riescono pure, ma avere un compagno accanto arricchisce sia noi che i bambini».

Quante lingue parla Deva?

«È una piccola gitana di lusso, dunque poliglotta. Parla già francese, italiano, inglese e anche un pochino di portoghese perché andiamo spesso in Brasile. Poco tempo fa ci è andata in vacanza con suo padre e sua nonna, perché io non potevo viaggiare. È tornata falando portugues».

Nel mondo delle donne normali, l'annuncio della gravidanza è un momento delicato. A volte il datore di lavoro storce il naso. Che cosa succede a un'attrice internazionale?

«A marzo, cioè adesso, avrei dovuto iniziare a girare un film di Philippe Garrel. L'ho avvertito per tempo e lui, gentilmente, mi ha aspettata e ha spostato le riprese ad agosto. Nel frattempo, invece, avevo girato The Sorcerer's Apprentice, con Nicolas Cage, prodotto dalla Disney. Avrei dovuto tornare negli Stati Uniti per girare alcune scene in più. I medici me l'hanno sconsigliato e quindi non ci sono andata. Ma che importa!».

Quando è incinta, non le manca il red carpet, l'attenzione dei riflettori?

«È bellissimo essere "out" per un po'. È un limbo, una bolla sospesa in cui leggo, vedo le amiche, mi occupo della mia pancia, e di Deva».

Lei è una donna molto indipendente che, da ragazza, è partita alla conquista del mondo. Alla fine, però, ha messo su una famiglia molto unita.

«Sì, ma anche molto anomala, perché ho trovato un uomo che ha lo stesso senso d'indipendenza che ho io. Io e Vincent non stiamo sempre appiccicati, passiamo anche lunghi periodi lontani. Quando lui torna a casa non gli chiedo mai "dove sei stato?". E lui non lo chiede a me. Ci unisce la nostra idea di coppia: se ami davvero non possiedi nessuno, nemmeno i tuoi figli».

Ma, con l'arrivo dei figli, appunto, forse vi sarete dovuti organizzare secondo dei binari più convenzionali, no?

«Un po'. Ma gli spazi ampi restano. Lo so, è un modo atipico di vivere e, come ho sempre detto, oggi è così, domani non si sa».

Lo dice per scaramanzia?

«No, è che io non credo all'eternità, men che meno alla staticità degli esseri umani. Si cambia, ogni giorno, separatamente. Il punto d'incontro ogni volta è un punto interrogativo. E a me va bene così».

In occasione della prima gravidanza, lei mi disse che si era molto avvicinata a sua madre.

«È vero, non tanto perché la veda più spesso di prima: stare dietro ai miei spostamenti è molto complesso per lei. Ma mi sono accorta che mi ritrovo a fare delle cose per Deva e mi rendo conto che sono le stesse che mia madre faceva per me. Le poso la mano sulla fronte prima di dormire, come se quel calore potesse calmare qualcosa. E in effetti calma, perché io so che la mano di mia madre calmava me. Ho imparato che l'amore è un comportamento appreso. Ed ecco perché chi ha ricevuto poco amore fa tanta fatica ad amare».

Lei vive spesso all'estero, però si sarà accorta che, negli ultimi mesi, in Italia c'è  stata una girandola di scandali con, al centro dell'attenzione, donne disposte a tutto pur di farsi aiutare da uomini potenti. C'è chi dice «maschi, i soliti mascalzoni» e chi - comprese alcune donne - critica invece l'arrivismo in gonnella. Lei che ne pensa?

«Che le femmine della specie siano attratte dall'uomo di potere secondo me è roba antica come il mondo, non è una notizia del 2010. Nella giungla la leonessa vuole andare con il capo branco. Il potere - intellettuale, politico, economico - può essere molto erotico agli occhi delle donne».

E non importa se il leone è grasso e spelacchiato?

«No! Perché è un tipo d'erotismo che non ha niente a che fare con la bellezza. E comunque, secondo me, adesso sta succedendo anche il contrario. Tanti uomini giovani sono attratti dalle donne di potere, che a loro volta si sentono rinascere al fianco di un ragazzo. Forse il gioco dell'attrazione sta diventando simmetrico. Finalmente».

Resta il fatto che le cronache ci hanno raccontato di un esercito di ragazze che vogliono sfondare nel mondo dello spettacolo, infilandosi nel letto giusto. E che a volte ce la fanno pure.

«A volte. Per poco tempo. E prevalentemente in televisione. Già il cinema è diverso. Magari bastasse fare un po' di sesso con qualcuno per ottenere un ruolo in un film».

È molto ottimista sulla condizione femminile.

«Diciamo che da quando gli uomini, qualche migliaia di anni fa, hanno scoperto che le donne avevano bisogno di loro per la riproduzione della specie, hanno cominciato a fregarci. Però è anche vero che, adesso, molte donne possono prendere in mano la loro vita e dire "e io la casa me la compro da sola"».

Quando guardano le foto dei summit dei grandi della Terra, però, molte ragazze continuano a sognare di essere al posto delle first lady, poche al posto di Angela Merkel.

«Vero. Tante donne hanno ancora bisogno di un uomo che le protegga e le definisca. Ma sono parametri molto privati, hanno a che vedere con l'infanzia di ognuna. Io ho costruito la mia vita nel segno dell'indipendenza, non sono mai stata attratta da un uomo di potere e ho sempre avuto rapporti con uomini che stimo ma che considero miei pari. Non posso giudicare male chi sogna di fare la first lady, chi cerca un uomo che la plasmi, perché ognuna di noi sceglie in base alle sicurezze e insicurezze che ha».

Quando diventano madri, le donne dicono sempre che le loro priorità cambiano. Ma non è che succede un po' anche il contrario? Che si fanno i figli perché altre cose - lavoro, carriera - non bastano più?

«Per me è stato un po' così. Ricordo che quando ho sentito il desiderio di restare incinta la prima volta vivevo da mesi tra un set e una promozione, tra una promozione e un set. E, nonostante il grande amore che ho per il mio lavoro, c'è stato un giorno in cui ho pensato che non mi bastava, che avevo bisogno di altro. Ho avuto la sensazione di stare vivendo una vita che apparteneva più agli altri che a me stessa, che era arrivato il momento di fare qualcosa davvero per me».

Quindi, solo i figli realizzano?

«Ma no! È una valutazione molto personale, e le donne dovrebbero essere lasciate libere di scegliere. Si può benissimo essere felici e realizzate anche senza figli. Certo, se la maternità ti piace, se la desideri e la vivi bene, non c'è niente di più bello che stare qui, una mano sulla pancia, a sentire questo pesciolino che si muove. È fantastico, è il nostro inspiegabile segreto».

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RISULTATI
branka selle 75 mesi fa

complimenti per la intervista...monica e stupenda,reale sobria e dolce. un personaggio oltre bello anche umano...auguri a lei e di nuovo complimenti a voi..

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