Fabio Cannavaro: «Italiani, ingrata gente»

08 giugno 2010 
<p>Fabio Cannavaro: «Italiani, ingrata gente»</p>
PHOTO OLIVIERO TOSCANI - COURTESY OF VANITY FAIR

C'è troppo parlare intorno al calcio?
«Troppo. Troppe chiacchiere».

Il suo rapporto coi tifosi com'è?
«Quest'anno alla Juve ho avuto dei problemi, ma bisogna distinguere tra gli ultras, che non mi hanno perdonato di essere andato al Real Madrid nel 2006, e tutti gli altri, con i quali ho un ottimo rapporto».

Ma questo «tradimento» con il Real lei lo rifarebbe?
«Per me in quel momento la serie B non andava bene, soprattutto per una questione di età: avevo 33 anni, ancora poco tempo per giocare a certi livelli».

Anche Del Piero non era giovane, però è rimasto.
«Ma io ho avuto quell'offerta. Che è stata vantaggiosa anche per la società. Normale, però, che chi cambia squadra venga visto come il traditore».

Quanto un giocatore si lega davvero a una squadra?
«Io sono tifoso del Napoli e da ragazzino speravo di fare tutte le partite con la maglia del Napoli. Ma le situazioni mi hanno portato altrove».

E ci si lega sempre?
«Non so se ti leghi, ma dai il massimo, sempre».

Si lascia un pezzettino di cuore ovunque o non si lascia niente da nessuna parte?
«Non siamo animali, viviamo di sensazioni. Io sono stato bene dappertutto. E se c'è qualcuno che vorrà ricordarmi come un calciatore così così, credo che come uomo tutti mi ricorderanno bene».

È facile andare d'accordo con lei?
«Penso di sì. Anche perché fare il capitano di certe squadre è fin troppo facile. Diverso è se hai giocatori giovani o che non hanno chiaro l'obiettivo, allora devi essere un po' d'esempio su tutto: dagli orari a come vai vestito. La penso come Capello: il decoro è importante. L'ordine fuori è anche ordine dentro. So che sembra strano detto da uno tutto tatuato, però...».

Quattro anni fa partivate in un clima non meraviglioso. Non che quest'anno vada meglio: Lippi, fin dai primi giorni di ritiro, è stato fischiatissimo.
«L'Italia è un Paese strano. Siamo campioni del mondo in carica e non siamo mai riusciti a gioire davvero di questa vittoria. Io ho vissuto tre anni a Madrid e ho sentito l'orgoglio degli spagnoli per la vittoria degli Europei del 2008. Mai sentito critiche: solo orgoglio e supporto. Ma la sfiducia sta avendo anche un effetto positivo: il gruppo si unisce, viene la voglia di rivalsa. E poi faccio una valutazione scaramantica: sia prima dei Mondiali del 1982 che di quelli del 2006 la squadra era molto criticata. Se vogliamo credere al proverbio che non c'è due senza tre... Scherzi a parte, lo sappiamo tutti che da noi il bicchiere è sempre mezzo vuoto. Lippi ha vinto un Mondiale e a Sanremo la gente lo fischiava».

Forse non fischiavano lui, ma quelli con cui si accompagnava: Pupo, Emanuele Filiberto.
«Lo fischiavano perché non convoca Cassano».

Nella foto, Fabio Cannavaro indossa una polo della collezione Nike Sportswear

LEGGI LA PRIMA PARTE DELL'INTERVISTA: FABIO CANNAVARO: «NON SONO PIU' QUELLO DEL 2006? E CI CREDO!»

LEGGI LA TERZA PARTE DELL'INTERVISTA: FABIO CANNAVARO: «CALCIOPOLI? ASPETTO ANCORA LE SCUSE»

IL VIDEO: IL BACKSTAGE PER VANITY FAIR

L'intervista completa la trovate sul n
umero 23 di Vanity Fair, in edicola il 9 giugno.

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