«La differenza tra essere omosessuale o meno è la stessa che
passa tra l'avere i capelli biondi o mori. È solo una
constatazione. O sei bionda o sei mora». È facile capire perché
Ornella Muti, 55 anni, sia così amata dalla
comunità gay. «Siamo tutti diversi e tutti uguali», aggiunge
l'attrice appena tornata dalla Germania dove ha girato un espisodio
della serie Tv Soko 5113. Anche per questa ottica la Muti
è molto richiesta dall'ambiente gay. Questa sera è a Londra ospite
a casa di Elton John e del marito David Furnish che, alla festa
White Tie, mettono all'asta un'Audi A1 decorata da Damien Hirst: il
ricavato va un fondo per la lotta all'Aids. Mentre domani sera, la
Muti è al Gay Village, al Parco Ninfeo di Roma, per l'appuntamento
Venus Rising Festival di cui è madrina. Per lei, testimonial del
Gay pride dell'anno scorso a Roma, è tutto normale.
«Io sono cresciuta, sono stata sostenuta, supportata dal mondo
gay. E questa mia presenza da Elton John al Gay Village, è un modo
per essere sempre con loro e magari dare una mano, un aiuto contro
la discriminazione». Ornella, negli anni, è diventata un'icona del
mondo omosessuale. Lo sono anche Mina, Valeria Marini, Patty Pravo,
Raffaella Carrà. «Siamo persone diversissime per storia, carattere,
temperamento. Ognuno, in noi, vede quello che più gli piace. Ma
forse in comune, tra noi icone, abbiamo questa tranquillità nei
confronti degli omosessuali. E un carattere forte».
Non solo. Ornella è stata anche pioniera nell'affrontare, al
cinema, il mondo trans. Nel 1981, in Nessuno è perfetto,
interpreta il ruolo di una moglie nata uomo, tema affrontato in
modo leggero. «Non credo siano cambiate molte cose per i trans
dagli anni Ottanta a ora. Forse adesso se ne parla di più, ma loro
sono sempre ghettizzati, picchiati, nascosti».