Francesca Schiavone: «Berlusconi? Un uomo simpatico»

03 luglio 2010 
<p>Francesca Schiavone: «Berlusconi? Un uomo simpatico»</p>
PHOTO MAKI GALIMBERTI - COURTESY OF VANITY FAIR

Francesca Schiavone, milanese cittadina del mondo, senza fissa dimora ma con molti nidi in cui rifugiarsi, cinque giorni di vacanze al mare ogni anno - e quest'anno sono già andati - è diventata famosa in tutto il mondo un mese fa conquistando Parigi il 5 giugno sulla terra rossa del Roland Garros, balzando al 6° posto della classifica mondiale delle tenniste, prima italiana a vincere un torneo del Grande Slam. Era una campionessa anche prima e lo è rimasta anche dopo, anche facendosi clamorosamente eliminare al primo turno  - all'improvviso smarrita di fronte all'avversaria - dal torneo di Wimbledon, il 21 giugno. Avevamo qualche preoccupazione a parlarle della sconfitta. Problema nostro, in un certo senso: lei guarda avanti, domani è un altro giorno e ce ne saranno moltissimi altri, archivia le vittorie come le sconfitte, si prepara alla battaglia successiva  - in questo caso gli US Open a fine agosto - pensando che la vincerà. È fatta così. A occhio e croce, scenderebbe in campo con l'obiettivo di non fare prigionieri anche se giocasse coi bimbetti del circolo, o tra 50 anni in un torneo di vecchie glorie. (...)

Dopo la sua vittoria a Parigi l'ha chiamata il presidente Napolitano, e il capo del governo Berlusconi l'ha invitata a Palazzo Chigi, dove peraltro lei si è sbagliata e l'ha chiamato Piersilvio: chissà che imbarazzo...
«Minchia, se ho sbagliato col nome! Me ne sono accorta mezzo secondo dopo averlo detto, ma naturalmente era troppo tardi».

Abbiamo letto che Berlusconi le è piaciuto molto, che le ha anche raccontato due barzellette.
«Sì, ma basta con questa storia delle barzellette, tanto si sa che lui ama raccontarle. Diciamo invece una cosa inedita».

Pronti.
«Premesso che ho conosciuto un uomo invidiabile, una persona straordinaria dal punto di vista umano (non parlo di politica, al momento non è un  argomento che non voglio trattare) e ne sono molto felice, ho avuto davvero l'impressione che, seppure per un attimo, fossimo due persone davvero in comunicazione l'una con l'altra, non due personaggi ciascuno nel suo ruolo. Mi ha parlato della Costituzione con così tanto amore e felicità che io gli ho detto di slancio: "Caspita Presidente, lei ama quello che fa", e credo che lui sia stato toccato dal mio entusiasmo».

Non vorrei tirarla giù dalla nuvoletta con un ricordo meno aulico, ma volevo chiederle di quel vecchio video che gira moltissimo su YouTube, nel quale lei, rivolgendosi durante una partita a uno spettatore, gli dice: «Poi scopiamo».
«Che devo dire? Era anni fa, eravamo tra amici, non pensavo ci fossero le telecamere, è stato un momento di gioco.... A lei non è mai capitato?».

In effetti, da ragazzi se ne dicono tante. Ma oggi starebbe più attenta?
«Oggi, se lo facessi, è perché ho deciso di farlo. E sono cazzi miei».

L'intervista completa la trovate sul numero 27 di Vanity Fair, in edicola il 7 luglio.

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