PHOTO MAKI GALIMBERTI - COURTESY OF VANITY FAIR
Francesca Schiavone, milanese cittadina del mondo, senza fissa
dimora ma con molti nidi in cui rifugiarsi, cinque giorni di
vacanze al mare ogni anno - e quest'anno sono già andati - è
diventata famosa in tutto il mondo un mese fa conquistando Parigi
il 5 giugno sulla terra rossa del Roland Garros, balzando al 6°
posto della classifica mondiale delle tenniste, prima italiana a
vincere un torneo del Grande Slam. Era una campionessa anche prima
e lo è rimasta anche dopo, anche facendosi clamorosamente eliminare
al primo turno - all'improvviso smarrita di fronte
all'avversaria - dal torneo di Wimbledon, il 21 giugno. Avevamo
qualche preoccupazione a parlarle della sconfitta. Problema nostro,
in un certo senso: lei guarda avanti, domani è un altro giorno e ce
ne saranno moltissimi altri, archivia le vittorie come le
sconfitte, si prepara alla battaglia successiva - in questo
caso gli US Open a fine agosto - pensando che la vincerà. È fatta
così. A occhio e croce, scenderebbe in campo con l'obiettivo di non
fare prigionieri anche se giocasse coi bimbetti del circolo, o tra
50 anni in un torneo di vecchie glorie. (...)
Dopo la sua vittoria a Parigi l'ha chiamata il
presidente Napolitano, e il capo del governo Berlusconi l'ha
invitata a Palazzo Chigi, dove peraltro lei si è sbagliata e l'ha
chiamato Piersilvio: chissà che imbarazzo...
«Minchia, se ho sbagliato col nome! Me ne sono accorta mezzo
secondo dopo averlo detto, ma naturalmente era troppo tardi».
Abbiamo letto che Berlusconi le è piaciuto molto, che le
ha anche raccontato due barzellette.
«Sì, ma basta con questa storia delle barzellette, tanto si sa che
lui ama raccontarle. Diciamo invece una cosa inedita».
Pronti.
«Premesso che ho conosciuto un uomo invidiabile, una persona
straordinaria dal punto di vista umano (non parlo di politica, al
momento non è un argomento che non voglio trattare) e ne sono
molto felice, ho avuto davvero l'impressione che, seppure per un
attimo, fossimo due persone davvero in comunicazione l'una con
l'altra, non due personaggi ciascuno nel suo ruolo. Mi ha parlato
della Costituzione con così tanto amore e felicità che io gli ho
detto di slancio: "Caspita Presidente, lei ama quello che fa", e
credo che lui sia stato toccato dal mio entusiasmo».
Non vorrei tirarla giù dalla nuvoletta con un ricordo
meno aulico, ma volevo chiederle di quel vecchio video che gira
moltissimo su YouTube, nel quale lei, rivolgendosi durante una
partita a uno spettatore, gli dice: «Poi scopiamo».
«Che devo dire? Era anni fa, eravamo tra amici, non pensavo ci
fossero le telecamere, è stato un momento di gioco.... A lei non è
mai capitato?».
In effetti, da ragazzi se ne dicono tante. Ma oggi
starebbe più attenta?
«Oggi, se lo facessi, è perché ho deciso di farlo. E sono cazzi
miei».
L'intervista completa la trovate sul numero 27 di
Vanity Fair, in edicola il 7 luglio.
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