Elisabetta Canalis: «La felicità, che vendetta»

31 agosto 2010 
<p>Elisabetta Canalis: «La felicità, che vendetta»</p>
PHOTO ELLEN VON UNWERTH / H&K - COURTESY OF VANITY FAIR

Lago di Como: l'auto varca il cancello di Villa Oleandra. George Clooney è sulla porta, bermuda e maglietta a righe con il numero 23 sulla schiena.

Gli abiti potrebbero essere quelli di chiunque

altro, ma il sorriso è hollywoodiano mentre il divo scende le scale, solleva il trolley e saluta l'autista: «Grazie per averla riaccompagnata». Poi apre la portiera: Elisabetta Canalis è tornata a casa.

Qualche ora prima, al telefonino dall'aeroporto Charles de Gaulle, fra un morso e l'altro a una baguette al sesamo, era stata lei a dare disposizioni per la cena: «Lasci in cucina una cosa qualunque, mi va bene tutto. Scaldo io». A Parigi era venuta per scattare le foto che vedete in queste pagine. Le avevamo dato appuntamento allo Château du Maréchal de Saxe, in campagna, poco fuori città. L'avevamo strappata per un giorno al suo rifugio sul lago, assediato dai paparazzi, per portarla a giocare alla castellana in questo palazzo settecentesco con fossato e roseto.

Elisabetta si presenta sul set di buon'ora. Capelli pinzati, maglia scollata che lascia intravedere un paio di brufoli sul décolleté, volto giovane. È, da sempre, fotogenica: davanti all'obiettivo di Ellen von Unwerth, senza bisogno di trasformismi, il risultato sarà superbo. Ma che stia vivendo un momento d'oro lo si capisce anche a occhio nudo. Il 22 luglio ha festeggiato un anno con Clooney. La favola continua. Leggete questa intervista - dove parla molto di George ma, curiosamente, non ne pronuncia mai il nome - e capirete che il titolo non è Cenerentola.

 

Che cosa ha imparato nell'ultimo anno?

«Ero sempre stata una di quelle ragazze che attaccano per difesa. Adesso riesco a selezionare meglio le cose per cui vale la pena darsi da fare e arrabbiarsi. Sono diventata più pragmatica, ho imparato a scansare le tensioni».

Come ha fatto?

«Sono stata fortunata. Le cose importanti della vita, dall'amore al lavoro, stanno andando bene. Non ho certo intenzione di rovinare tutto».

Di questo periodo che cosa ricorderà?

«Credevo che il lavoro per me sarebbe sempre venuto al primo posto. Sono stata smentita. La mia vita sentimentale ha preso il sopravvento».

Nell'ultima intervista a Vanity Fair diceva di voler imparare a recitare in inglese. Ci è riuscita?

«È difficile fare una battuta a tavola in un'altra lingua, figurarsi essere espressivi, trasmettere emozioni. Per una come me poi - in italiano già parlo molto in fretta, e in Tv mi sono abituata a lavorare proprio sulla rapidità - la transizione è ancora più complicata. Ci ho messo quasi due anni, ho dovuto superare diverse difficoltà: non riuscivo a essere me stessa. Non sogno ancora in inglese, però sono migliorata».

Glielo chiedo perché la sua partecipazione alla terza stagione della serie tv Leverage non ha messo tutti d'accordo.

«Non credo di aver mai studiato tanto, mai avuto lo stesso sano nervosismo, la stessa concentrazione sul lavoro come per questo nuovo progetto. E non ho mai lavorato con un gigante come Timothy Hutton, che è un premio Oscar, ma soprattutto un attore generoso. Non si mette sul piedistallo, al contrario: ti costruisce intorno la scena».

Anche Dean Devlin, il creatore della serie, è stato generoso con lei: «La macchina da presa adora Elisabetta».

«Sono lusingata, e felice che mi abbiano chiesto di girare altre puntate come special guest. Uno dei difetti del mio carattere è l'incapacità di godere fino in fondo delle belle cose che mi succedono. Arrivare in un contesto di quel livello, con un gruppo affiatato che lavorava insieme da tre anni, mi rendeva molto nervosa. Mi sentivo inadeguata».

La cosa più strana che le è successa sul set?

«Il primo giorno di riprese mi passano una sigaretta finta, di quelle di scena. Subito mi chiedono se ne preferisco una vera. Ma siccome le decisioni più difficili è meglio prenderle nei momenti felici, rispondo no, d'istinto. E in quel momento, inaspettatamente, ho smesso di fumare».

È davvero così felice?

«Forse come non lo sono mai stata».

Non le hanno fatto male le critiche al suo lavoro?

«Sembra un luogo comune, ma purtroppo è vero: gli italiani non fanno mai il tifo per i loro connazionali che si guadagnano all'estero un'opportunità, un riconoscimento. Non mi aspetto di essere celebrata, ma nemmeno che i giornali del nostro Paese prendano come punto di riferimento critico un blog di gossip pieno di insulti, di razzismo, di violenza».

Ammetterà che la sua vita privata l'ha aiutata ad avere questo ingaggio.

«I provini in America li faccio da anni. Non in modo serio, certo: alla fine preferivo andare a fare un giro in macchina a Santa Monica. È vero, oggi il mio nome è più conosciuto. Ma nessuno investe su di te se non ci crede. Negli Stati Uniti, il mondo dello spettacolo ha un margine di serietà maggiore, probabilmente dovuto agli investimenti di denaro che ci sono dietro. Non basta essere "la fidanzata di" per lavorare. Del resto, non credo proprio che Leverage avesse bisogno di me per fare audience ».

Clooney come l'ha presa? Ha saputo da lui che le avevano dato la parte?

«No. La notizia l'ho data io. E sono stata festeggiata».

Orgogliosa?

«Molto».

Avrà pensato: «Ce l'ho fatta».

«Preferisco pensare sempre che le difficoltà debbano ancora venire».

Aspirazioni professionali?

«In Italia ho avuto le mie buone occasioni, sono soddisfatta di quello che ho fatto, non ho grandi desideri. Mi piacerebbe continuare a recitare negli Stati Uniti, se verrò giudicata all'altezza».

Dica la verità: da quando è fidanzata lavora di più.

«Il contrario: meno della metà, per l'esattezza il 60 per cento in meno. Nelle condizioni in cui sono ora, non posso accettare tanti lavori che in passato erano fonte di guadagno. Sono sempre stata una ragazza indipendente, ho vissuto del mio conto in banca. Certo, sarei un'ingrata a lamentarmi».

Mi fa un esempio di lavoro a cui ha rinunciato?

«Mi propongono una serie di aperture e inaugurazioni di locali notturni, quelle che tutti i miei colleghi normalmente fanno. Una volta avrei accettato, ora devo declinare. Altrimenti, se il mio compagno è impegnato in un progetto umanitario, i giornali scrivono: mentre lui aiuta i bambini, lei balla in discoteca. Non spiegano che in discoteca ci sono andata perché avevo un contratto da rispettare, non certo per ballare».

Altri effetti collaterali?

«Devo stare attenta perché venga rispettato il lavoro degli altri. Mi invitano a una conferenza stampa di Leverage e, in questo momento della mia vita, l'attenzione rischierebbe di concentrarsi su di me. Allora lascio perdere: c'è un regista, ci sono colleghi che vanno lì a parlare della serie, io svierei l'attenzione da una cosa più importante».

La infastidisce l'idea di essere ormai vista come parte di una coppia? Vi chiamano «i Cloonalis».

«Ma è una cosa solo italiana. Guardi che non sto facendo la finta modesta: in America non mi conosce nessuno».

A Los Angeles, fuori da casa sua, non ci sono i paparazzi?

«A volte mi seguono al supermercato, ma dopo un po' si stufano. Sono meno ossessivi dei loro colleghi italiani. Posso uscire a cena con il mio uomo senza essere particolarmente perseguitata».

E sul tappeto rosso come si sente?

«Meglio, se finalmente passo in secondo piano. Non sono io il personaggio, sono quella che accompagna il personaggio. A volte, in quelle occasioni, ero talmente bloccata che ai microfoni non mi usciva la voce».

Ci sarete al Festival di Venezia?

«No. Però il 29 agosto saremo a Los Angeles agli Emmy, i premi della Tv. Lui verrà premiato: non come attore, ma per il suo impegno umanitario. Per quello che ha fatto per i terremotati di Haiti».

Che cosa le piace di più in Clooney?

«Proprio questo. La sua umanità. La capacità di dare agli altri».

La vostra storia, all'inizio, ha suscitato parecchi dubbi, e anche parecchi «non è vero». Le ha dato fastidio?

«Non mi sono sentita offesa: è un'assurdità, non ha senso darle peso. Certo mi ha fatto effetto, l'altro giorno, sentirmi domandare dalla cassiera della Conad di Alghero: "È vero che sei fidanzata con lui?". Sì, è vero: stiamo insieme. Ho saputo di donne, anche nomi importanti, che per questo hanno tolto la sua foto dal desktop del computer. Forse sono un po' troppo stressate. Ma alla fine, la miglior rivalsa nei confronti degli invidiosi è la tua felicità. Perché è quella che non ti perdonano».

L'invidia la spaventa?

«A volte sì. Guardi Robert Pattinson di Twilight: ha condannato pubblicamente il fenomeno dei blog diffamatori. È l'idolo delle ragazze e, quando si è capito che aveva una storia con lui, Kristen Stewart ha ricevuto su Internet persino minacce di morte. Pattinson l'ha difesa. Lei ha conquistato il ragazzo che tutte vorrebbero: merita per questo di essere minacciata?».

Le è mai successo niente del genere?

«In passato. E se la reazione di una diciassettenne non mi spaventa più di tanto, quella di un'adulta sì. Anni fa ho ricevuto lettere minatorie, telefonate nella notte, scampanellate per mettermi paura. Non le ho sottovalutate anche perché ho saputo, da chi di queste cose si intende, che le donne rispetto agli uomini arrivano più spesso a mettere in atto le minacce. Ho avuto i miei problemi e li ho risolti, con l'aiuto della Polizia. Ma fino a che non arrivo alla porta di casa, oggi, non sono mai da sola».

Quanto la rassicura Clooney?

«Molto: mi è sempre vicino».

Si sente coccolata?

«Come non lo ero mai stata».

Più donna?

«Non sono ancora una donna. Sto crescendo, certo, ma una parte della ragazzina che ero cercherò sempre di tenerla in vita. Se gli uomini capissero quel lato infantile, ci avrebbero tutte ai loro piedi».

Si sente mai insicura nel nuovo ambiente che frequenta?

«Spesso: sono insicura per indole. Ma, se sei amata, ti senti sempre splendida. È l'idea di essere così amata che mi sorprende».

Non le era capitato, prima?

«Le ragazze della mia età spesso non cercano una vera storia d'amore. Sono più concentrate su storie adolescenziali. Bisticciano, si prendono, si mollano: pensano che, se la relazione è movimentata, è anche viva. Credono che l'amore sia questo. Vogliono la storia saliscendi, fatta di passione e disperazione. Alla fine, l'uomo che ti fa correre va ancora per la maggiore. Quando usciamo tra amiche è sempre lo stesso discorso: "Ma che stronzo quello… Non riesco a trovare un uomo… Quando avrò una storia...". Invece essere emancipate significa essere sole, a volte».

«L'uomo che ti fa correre» quindi non la interessa.

«Ho capito che una storia vera è quella in cui ti senti alla pari con la persona che hai al tuo fianco».

Ha cenato con Brad e Angelina, Matt Damon è di casa. Qual è stato l'incontro più memorabile?

«Non ho miti da strapparsi i capelli. Il mondo di cui mi parla sono felice di vederlo attraverso l'uomo che sta con me, e che a quel mondo appartiene. Forse la persona che mi ha impressionato di più è stato Kofi Annan. Cenare con l'ex segretario generale dell'Onu: ecco, questo lo considero un privilegio».

Quando ha capito che valeva la pena imbarcarsi in una storia così «impegnativa»?

«L'ho vissuta giorno per giorno, senza grandi programmi. Non ho mai sentito il bisogno di mettere alla prova nessuno, perché certe rassicurazioni mi sono state date prima che le chiedessi. Parlo di rispetto».

E il futuro?

«Non do nulla per scontato. Non mi interessa avere una storia "grigia" solo perché è una storia che fa parlare. L'esempio per me è mia madre: una donna che, mentre ci tirava su, non ha mai rinunciato alla sua femminilità. Che ha saputo alimentare il rapporto».

Si è mai sentita Cenerentola?

«Neanche per un secondo: Cenerentola partiva da una situazione sfortunata. Io, in quasi undici anni di lavoro, mi sono costruita una situazione personale molto solida che, con o senza principe, mi permetterà sempre di contare solo su me stessa».

Definisca George Clooney.

«La persona grazie alla quale la mia vita ha ripreso colore. Mi sento bene, leggera. Come quando avevo 18 anni».

P.S. Vi sarete chiesti perché in questa intervista non si faccia cenno alla vicenda che, nei giorni scorsi, ha fatto tornare sui giornali il nome di Elisabetta. I proprietari di due famose discoteche milanesi sono finiti agli arresti con l'accusa di avere agevolato l'uso di droga nei loro locali. Dalla montagna di carte dell'inchiesta della Procura di Milano è emerso il vecchio racconto di una modella che due anni fa, nel descrivere il «giro», disse di aver fatto uso di cocaina assieme alla Canalis.

Abbiamo dato a Elisabetta la possibilità di replicare. Lei ha scelto di non farlo. Ricordiamo quello che ci disse, nel 2008, a proposito del pettegolezzo sulla droga che da un pezzo la perseguita: «Mi spiace che anche voi lo tiriate fuori. Chi mette in circolazione queste falsità, evidentemente, è riuscito nel suo obiettivo».

Su Vanity Fair n. 31/2010 dell'11 agosto 2010

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