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«Io e Ambra ci sposiamo. In chiesa, a Brescia, con pochi parenti
e amici importanti. Stavolta è deciso. Vorremmo farlo entro
l'estate: speriamo ci sia tempo per organizzare tutto».
Nelle interviste, di solito, gli attori vogliono parlare solo di
film, e i cantanti di dischi: invece Francesco Renga - a cui
Vanity Fair dedica la copertina in edicola dal 10 novembre
- ha in uscita un nuovo album (Un giorno bellissimo,
dodici inediti fra pop e rock) non aspetta neppure di sedersi che
subito dà la notizia delle imminenti nozze, tante volte annunciate
dai giornali e altrettante volte smentite dai diretti
interessati.
Dopo otto anni di relazione, e due figli, perché vi
siete decisi proprio adesso?
«Faccio un passo indietro. Ambra rimase incinta di nostra
figlia Jolanda dopo pochi mesi che stavamo insieme.
Innamoratissimo, pensai subito di sposarla. Per farle la proposta,
a Roma, prenotai - solo per noi due - il giardino di uno dei
migliori alberghi del centro per una cena a sorpresa... Quando
finalmente tirai fuori l'anello per chiederle di sposarmi, lei non
disse una parola ma si alzò, scappò in bagno e si mise a vomitare.
Andò avanti per tutta la notte. E quelle erano le prime nausee, che
poi l'accompagnarono fino al parto. Da quella sera, fino a poco
tempo fa, non abbiamo mai più parlato seriamente di
matrimonio».
E che cosa è successo, poco tempo fa?
«Semplicemente, siamo tornati a parlarne. E, con naturalezza, ci
siamo decisi. La nostra storia, in fondo, è sempre andata bene.
Anzi, no: l'anno scorso è stata dura».
Stavate per lasciarvi?
«No, lasciarsi mai. Io sono per la famiglia unita e credo che le
beghe tra coppie si possano sempre risolvere se si ha l'obiettivo
superiore di stare insieme. I motivi per litigare però ci sono, e
sono sempre gli stessi: gli impegni, la lontananza, l'educazione
dei figli. Avendo due caratteri forti, tendiamo a scontrarci
pesantemente. Ci diciamo cose cattive».
Quanto cattive?
«Molto cattive. Se il legame è solido, si può dire qualsiasi cosa.
E noi due, quasi per tacito accordo, spostiamo il limite del
contrasto sempre più in là. Ma evitiamo sempre che ci vadano di
mezzo i bambini o le nostre famiglie. E non ci mettiamo mai le mani
addosso. O meglio: io non lo faccio».
Perché, Ambra la picchia?
«Lei mena tanto e mena anche forte. Ma le donne possono fare
quello che vogliono. Anche perché a me, lo ammetto, piace litigare,
provocare. Ecco, nel nuovo disco racconto tutto questo. Nelle
canzoni, di solito, si parla dell'amore soprattutto all'inizio e
alla fine. Invece credo siano più importanti i sacrifici, le
rinunce, i compromessi che vengono in mezzo. La vita di coppia di
tutti i giorni può essere bella e felice: basta non scappare.
Questo canto in Un giorno bellissimo, il primo singolo. Ho
finalmente capito che bisogna almeno provare a non aver più paura
della felicità». Che cosa vorrebbe come regalo di matrimonio? «Un
terzo figlio. Un'altra femminuccia, magari».
L'intervista completa sul n. 45 di Vanity Fair, in
edicola dal 10 novembre