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«Ti chiamerò Penelope perché mi hai aspettato tanto prima di
nascere. Hai aspettato che fossi pronta. Per tre volte non lo sono
stata, ma oggi lo sono. Tu, il più grande amore della mia vita,
arrivi dopo il dolore profondo e lo shock. Ma ci ho creduto
pienamente, e ho sentito la forza per riuscirci, e ti ho desiderata
così tanto che oggi, mentre ti scrivo, ti ho dentro di me».
Inizia così la lunga lettera aperta che Gianna Nannini - dopo
mesi di polemiche sulla sua gravidanza di cinquantaquattrenne e di
silenzio da parte sua - scrive alla figlia che sta per nascere
sulle pagine di Vanity Fair, che le dedica la copertina del numero
in edicola da mercoledì 17 novembre. Una copertina scattata da un
vero artista dell'immagine come Jean-Baptiste Mondino - fotografo e
regista di videoclip per Madonna, Tom Waits, Prince, David Bowie -
dove la grande rocker non rinuncia a provocare, posando con il
pancione coperto da una maglietta con la scritta «God Is A Woman».
Perché, come scrive ancora a Penelope, «Dio è donna. Lo capirai
presto e lo capiremo insieme».
«Ogni tanto penso a te, sposti tutti i miei confini. Amor, che
bello darti al mondo»: sono i versi (che accompagnano la lettera)
di Io e te, la canzone dell'omonimo album - in uscita l'11 gennaio
- che la Nannini ha registrato durante la gravidanza e dedicato
all'imminente maternità. «Mi piace pensare», scrive ancora a
Penelope, «che Io e te possa rimanere il mio inno all'amore, un
amore grande che rivendichi il desiderio della donna e la sua
libera scelta».
Proprio a favore di questa libera scelta, e contro chi l'ha
contestata, si schiera Gianna in altri passi della lettera. «Io non
capisco», scrive, «come sia possibile che per guidare la macchina,
o la barca, o anche il motorino serva un attestato di idoneità, e
per essere genitori no. Si va forse incontro a minori
responsabilità? Io la patente l'ho presa, perché negli anni ho
imparato a vivere e ad amare. E ho imparato che prima di metterli
al mondo, i figli, bisognerebbe fare un esame che tenga in
considerazione il rispetto della vita altrui e della libertà. La
libertà dei bambini, quella che ci viene tolta, giorno dopo giorno,
man mano che ci troviamo costretti a crescere. Perché chi crede che
essere genitore sia un diritto, e non un dovere, finisce per
indottrinare i propri figli anziché educarli».
«Eccomi, sono un "caso"...», prosegue la rocker. «All'improvviso
tutti si sono dimenticati della libertà, e del diritto che ha
ciascuno di noi di fare quello che vuole, quando vuole e con chi
vuole... Ho sentito tanta gente che ha vissuto questa notizia,
assieme a me, con esultanza e brivido. Li ho sentiti vicini, mi
hanno dato la forza necessaria per non rispondere... E li ringrazio
di gran cuore, perché mi hanno permesso di non perdere mai di vista
la cosa più importante: la mia bambina. Così come non ringrazio
affatto chi mi ha dato contro... Chi, invece che cercare di capire,
ha preferito giudicare, puntare il dito e criticare. Perché le dita
puntate addosso le ho da una vita, e forse qualche errore l'ho
commesso. Ma se c'è una cosa che so, Penelope, è che tu sei tutto,
però non sei un errore».
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