Ilary Blasi: «La vita non è un'altalena»

18 agosto 2010 
<p>Ilary Blasi: «La vita non è un'altalena»</p>
PHOTO GIOVANNI GASTEL - COURTESY OF VANITY FAIR

Cappellino di paglia che fa da cestino ai capelli biondi, infradito di gomma, Ray-Ban a goccia, vestitino giallo che scopre le spalle e si arriccia sul seno. Quando mi vede arrivare sul lungomare di Sabaudia - in leggero ritardo - Ilary Blasi sorride: «Ancora qualche minuto sotto il sole e "facevo 'a colla"». La citazione, per chi frequenta YouTube, non ha bisogno di spiegazioni. Per gli altri: «'a colla» significa sudore appiccicaticcio nel gergo di Debora e Romina, le ragazze che, intervistate da Sky qualche chilometro più a Nord, in spiaggia a Ostia, sono diventate il tormentone estivo con i loro divertentissimi consigli su come combattere l'afa con «er calippo e 'na bira».

Fa il tifo per le ragazzine dalla parlata «coatta»?
«Saranno ruspanti, avranno qualche problema con l'italiano, ma almeno non fingono, si sono mostrate senza timore di essere giudicate. È un bel gesto di libertà. Non è che io fossi molto diversa, alla loro età, in loro mi ritrovo volentieri».

Anche lei in difesa della «romanità»? Totti, in un'intervista con Chiara Gamberale a Radio2, è entrato in polemica con la Lega.
«Le rivalità di campanile non mi appassionano. L'Italia è un Paese di paesi, inutile fare la gara a chi si porta dietro il dialetto più ridicolo. Francesco punzecchia per alimentare la rivalità sportiva: lanciarsi frecciatine fa parte della dialettica del gioco del calcio».

Difende suo marito?
«Sì, ma per buonsenso, non per dovere di moglie. Lui è diventato bravo a comunicare e si diverte ad alzare qualche polverone calcistico. Ma il senso goliardico delle sue parole viene frainteso, e si sconfina nella politica da barzelletta. Piuttosto bisogna capire che perdere uno scudetto all'ultima giornata è una cosa che fa male. Se uno non rosica un po', che sportivo è? Questa volta ci avevo creduto anch'io, avrei voluto vivere questa favola con lui. Per Francesco non c'è nessuna maglia come quella della Roma campione d'Italia. Quindi, sono rospi difficili da mandar giù».

Persino su Debora e Romina c'è stata polemica. C'è chi le vede come simbolo dell'ignoranza dilagante, chi le difende dallo snobismo. Lei, evidentemente, sta dalla loro parte. Eroine dell'estate?
«Per gioco, sì. Poi ci sono le eroine sul serio. Penso alle vedove dei due sottufficiali morti in Afghanistan mentre disinnescavano una bomba: Katia, la moglie del più giovane, Davide De Cillis, ha una bambina e aspetta un maschietto. Penso alla compagna di Taricone, Kasia Smutniak: ha dovuto spiegare a sua figlia che papà non c'era più. Mi sono chiesta se ne sarei capace. Sono storie che mi hanno parecchio colpito, e non solo quelle. Non è stata una bella estate, per tante donne».

CONTINUA

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