Simona Ventura: «Sono un animale raro»

17 febbraio 2010 
<p>Simona Ventura: «Sono un animale raro»</p>

«Tirati su quei jeans. Ti pare che tu debba andare in giro con il sedere di fuori?».

«Mamma, vanno di moda così».

«Ma che schifo».

Scambio di battute tra Simona Ventura e il figlio più grande, Niccolò, 10 anni, prematuramente rincasato dall'allenamento di pallone.

«Due anni fa è stata la fase del ciuffo "alla Morgan". Siccome io non volevo, mi ha rubato un tubetto di gel e se lo faceva andando a scuola».

Alla fine vince Simona. Niccolò, mesto, si tira su i pantaloni, anche perché ha qualcosa da farsi perdonare. Mezz'ora prima era uscito di casa senza passare a salutare. La nonna (madre di Simona), a Milano per dare una mano, si era lasciata sfuggire che il ragazzo aveva evitato la mamma di proposito perché «ha preso 4 in matematica, aveva paura di dirtelo». Il tempo di infuriarsi e già le unghie laccate rosa shocking avevano digitato il numero sul cellulare: «Non hai niente da dirmi, Niccolò? Allora te la dico io una cosa: adesso torni subito a casa e, visto che hai preso 4, salti l'allenamento». Poi, di nuovo rivolta a me: «Scusi, ma se le dai tutte vinte altro che bamboccioni: alla prima difficoltà si arrendono».

La stessa donna, un'ora dopo, culla per buona parte dell'intervista una bambina con la febbre a 38 e mezzo: Caterina, 3 anni, figlia di una parente in difficoltà che ha in affido da quando è nata. Nel frattempo chiama il pediatra perché la febbre non scende, l'allenatore del figlio per giustificare l'assenza, raccomanda all'altro, Giacomo, 8, di studiare geografia per l'interrogazione del giorno dopo.

Benvenuti al reality Casa Ventura. In attesa che il 24 febbraio, parecchio in ritardo sui programmi originali, parta su Raidue l'altro reality, quello televisivo, di cui è conduttrice e regina da 7 anni: L'isola dei famosi. Isola che, quest'anno, è Lime Island, Nicaragua.

 

Finalmente si parte. Ma perché tante difficoltà?

«L'isola non è un reality, è un evento, e come ogni anno porta polemiche. La politica è il nostro datore di lavoro, e una parte di essa pensa che la Tv pubblica non debba fare i reality. Non si capisce perché, visto che li fa anche meglio degli altri».

Sta forse dicendo che alcuni politici fanno il gioco della concorrente Mediaset?

«Guardi, io ho lavorato bene sia in Mediaset che in Rai. Certo, la Mediaset creativa di allora, quella che sperimentava i programmi, non c'è più: ora questo tipo di lavoro lo fa la Tv di Stato. Dai partiti sono sempre stata equidistante, mi arrabbio solo se il mio senso di giustizia viene violato».

Quest'anno il totoconcorrenti, tra voci e smentite, è stato più vivace del solito. Cicciolina e Pamela Prati alla fine non ci saranno. È una sua strategia per far parlare del programma?

«No di certo. Una talpa ci deve essere, non so chi è. So però che decido personalmente chi contattare per la trasmissione, e Cicciolina non l'ho mai chiamata. La Prati, invece, aveva un contratto con noi già dall'anno scorso. Ma ha paura di volare e, quando si è avvicinata la partenza, non se l'è più sentita».

Il naufrago che promette di fare più rumore è Aldo Busi.

«Ci accusano già di cercare la volgarità ma Busi è un provocatore, mica un cretino. È l'intellighenzia che debutta in un reality. Anche se a me interessa far divertire le persone e intrattenere con leggerezza: se chiedi alla gente dei concorrenti dell'anno scorso, si ricorda solo di Belén e Rubicondi che facevano Laguna Blu».

A proposito di Rubicondi, quest'anno l'ha voluto come inviato.

«Perché è molto carino e anche bravo, giustissimo per questo ruolo».

 

Tra voi si dice non sia stato un feeling solo professionale.

«A dar retta ai "si dice", io starei sempre con tutti. No: anche volendo, non avrei mai una relazione con qualcuno con cui ho un rapporto professionale, perché poi lavorare insieme diventa difficilissimo. Ho già dato, e dal passato si impara».

CONTINUA

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