Il metodo di Marina

di Francesca Amé 

Si entra senza cellulare e pc, ci si mette un camice bianco e si rimane dentro per almeno un'ora e mezzo: ecco le regole per 'vivere' la mostra in corso al Pac di Milano

Francesca Amé

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Un momento della performance di Marina Abramovic a
Milano

Un momento della performance di Marina Abramovic a Milano

Marina Abramović, forse la più nota artista contemporanea, è arrivata a Milano. Di nero vestita, con la tradizionale treccia e una pelle di luna, ha presentato il ricco calendario di eventi che vedono la grande artista serba, pioniera della performing art e già Leone d'Oro alla Biennale di Venezia nel '97, protagonista indiscussa. Si comincia da oggi, e si procede fino al 21 giugno, con The Abramović Method, personale di scena al Pac di Milano nel quale il pubblico potrà interagire con le opere dell'artista: in gruppi di venti persone circa, 3 o 4 volte al giorno, si potrà entrare nelle opere della Abramović.

Come? Lasciandosi guidare da lei, regina della body-art portata fino alle sue estreme conseguenze. Questa volta Marina lascia perdere tagli o atti estremi e sceglie, come già al MoMa di New York dove, per tre mesi di fila, è stata seduta a fissare i visitatori, il silenzio. Il pubblico che vorrà partecipare alla performance dovrà lasciare cellulare e pc nell'armadietto, indossare un camice bianco, sedersi su una sedia, rilassarsi con alle orecchie delle cuffie insonorizzate.

Poi comincia il percorso nelle opere, installazioni in legno, cristalli e magneti, nelle quali il pubblico sarà chiamato ora a sedersi, ora a sdraiarsi, ora a stare in piedi. Il tutto, non meno di un'ora e mezzo e non senza aver firmato un regolare contratto con l'artista di impegno a terminare la perfomance, che verrà poi registrata. In sala, il resto del pubblico può guardare, anche servendosi di telescopi e binocoli messi a disposizione.

«Se mi darete il vostro tempo, vi donerò un'esperienza», ha detto la Abramović, sottolineando la necessità di riscoprire il valore del tempo, troppo spesso 'sbranato' dalla tecnologia. Se siete a Milano e volte incontrarla di persona, affrettatevi: l'artista sarà presente in mostra solo i primi cinque giorni, poi il testimone di 'guida' dei visitatori sarà preso da due sue assistenti, con l'aiuto degli studenti di Brera.

Martedì sera la Galleria Lia Rumma di Milano inaugura una seconda grande mostra: 'With eyes closed I see happiness' e l'artista firmerà per l'occasione (ore 19) copie del suo 'Quando Marina Abramović morirà', edito da Johan&Levi editore, toccante biografia.

Mercoledì sera, alle 21 lecture dell'artista al teatro dal Verme,
con una riflessione sul ruolo dell'arte contemporanea («l'arte è l'ossigeno della società e l'artista ha il dovere morale di prevedere il futuro», ha detto la performer).

Infine, in questa settimana-evento per Marina Abramović: giovedì sera, ore 20 e 22.15 proiezione all'Apollo del film 'The artisti s present', documentario sulla sua parabola artistica che, dalle performance con i pitoni a quelle tra le ossa di capra, dai tagli sul corpo all'estremo silenzio negli ultimi lavori, non finisce mai di stupire.

DA STYLE.IT

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