Non ci si rende sempre conto dei graduali
mutamenti di stile nell'arte del passato, contrapposti alle grandi
e decisive rivoluzioni nella rappresentazione artistica quali l'uso
della prospettiva, la scomposizione del colore impressionista o
quella delle forme nel cubismo.
La mostra in corso a Milano in
piazza Duomo 12, nella splendida cornice di Palazzo Reale,
e dedicata ai grandi maestri veneti del '500, Tiziano, Giorgione,
Tintoretto, ci accompagna in questo viaggio lungo un
secolo in cui il soggetto, fino ad allora interprete principale, si
pone in relazione allo sfondo, prima in modo quasi teatrale e in
seguito in modo indissolubile.
Partendo dal seguace di Mantegna, Giovanni
Bellini, con il suo "Crocefisso con cimitero
ebraico", in cui l'iconografia classica sacra, centrale e
solenne, si inserisce in un paeasaggio assemblato con elementi
reali ed elementi simbolici ma pur sempre en plein air,
fuori dalle architetture piastrellate a punto di fuga infinito del
'400, si passa alla "Prova del fuoco di Mosè"
dell'enigmatico Giorgione, in cui le figure si inseriscono e
coesistono col paesaggio alleggerendo gran parte del simbolismo per
renderlo semplicemente il contesto reale della
rappresentazione.
In netto contrappunto con la scuola toscana,
attenta al dettaglio del disegno preliminare, alla fedeltà del vero
e dell'esattezza anatomica, la scuola veneta promouve luce e
colore, preludendo alla visione futura di Caravaggio, anche nella
scelta di soggetti non sacri, grazie alla vasta committenza laica
dei nobili veneziani.
Sono proprio luce e colore delle Dolomiti a
risaltare nella "Nascita di Adone" di un giovane Tiziano
Vecellio, nativo di Pieve di Cadore, in cui si possono riconoscere
addiritura le cime immortalate in questo nastro narrativo di
soggetto mitologico. Mutano anche i cromatismi con il suo
trasferimento a Venezia, e lo si nota nel cielo rosato e umido
sullo sfondo di "Tobiolo e l'angelo", così come negli
elaborati panneggi cangianti della veste che turbina attorno alle
ali spiegate del cherubino.
Uno stile questo, esaltato in seguito dal
Veronese, maestro di nobiltà, nuvole e tessuti opulenti, qui
rappresentato dall'opera minore "Rebecca al pozzo" che
però fa dello sfondo più un ambiente di dettagli architettonici che
di scorci bucolici.
La commistione tra le due correnti, rappresentato
dalla natura imbrigliata dalla geometria del giardino all'italiana,
è introdotta dall'artista fiammingo Lambert Sustris, cresciuto alla
corte dei nobili della Serenissima. E' evidente in lui l'influenza
nordica nei soggetti dai capelli biondi, con incarnati rosei e
figure allungate. Interessante il collegamento al suo ciclo di
affreschi appena restaurati a Villa dei Vescovi di Luvigliano,
appena restaurata grazie al FAI.
La circolarità della mostra, nel cui percorso
incontriamo anche opere di Palma il Vecchio, Lorenzo Lotto, Cima da
Conegliano e Jacopo da Bassano, si chiude con una citazione di un
dipinto ottocentesco del preraffaellita scozzese William Dyce in
cui un Tiziano bambino viene rappresentato nell'atto di voler
dipingere con i colori dei fiori, a simboleggiare i fondamenti
della sua pittura, la natura e il colore.
Cosa: Mostra "Tiziano e la
nascita del paesaggio moderno"
Dove: Milano - Palazzo Reale -
Piazza Duomo 12 - MM1/MM3
Quando: fino al 20 maggio
2012
Orari: lunedì dalle 14,00 alle
19,30 - martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9,30 alle
19,30 - giovedì e sabato dalle 9,30 alle 22,30 - Ultimo ingresso
un'ora prima della chiusura - Apertura straordinaria lunedì 9
aprile dall 9,30 alle19,30