Mechelen, un viaggio nell'arte alla ricerca di Newtopia

di Simone Cosimi 

Nel cuore delle Fiandre, una grande mostra con oltre 70 artisti internazionali racconta battaglie e sfide dei diritti umani nel mondo. In una cornice romantica, tutta da gustare, a dieci minuti dalla capitale d'Europa

Simone Cosimi

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Un percorso non solo concreto - visto che ha coinvolto 70 artisti di fama internazionale - ma soprattutto culturale e artistico. Per raccontare l'epopea novecentesca dei diritti umani e capire se potremo mai partorire un'ipotetica Newtopia, la società perfetta in cui ciascuno è libero, uguale e al riparo dagli abusi del potere.
La piccola ma fascinosa cittadina di Mechelen, in Belgio, incastonata nel cuore delle Fiandre, ospita fino al 12 dicembre una ricca esposizione curata dalla brava Katerina Gregos, già vista al lavoro col padiglione danese all'ultima Biennale di Venezia. L'obiettivo della mostra - etichetta che va davvero stretta all'operazione - è appunto fornire una fotografia dell'arte contemporanea alle prese con gli stimoli della lotta per i diritti umani, in particolare dal dopoguerra e negli anni Settanta fino agli sviluppi più recenti.

Tantissimi i nomi coinvolti - fra fotografia, installazioni, video-arte, pittura, scultura e performance - compresi i due italiani Elisabetta Benassi e Gianni Motti. Si va da Marina Abramovic al dissidente cinese Ai Wei Wei (coinvolti nel progetto collettivo firmato da Kendell Geers) alla graffiante libanese Mona Hatoum passando per il geniale Alfredo Jaar (protagonista anche di uno spin-off all'Ing Cultural Center di Bruxelles), l'irlandese Tom Molloy, la bielorussa Marina Naprushkina, l'inglese Simon Starling e tanti altri. Senza contare i pezzi da novanta Andy Warhol e Picasso.
Visitare le quattro sedi principali in cui è articolata Newtopia è di per sé il modo di scoprire le ricchezza di Mechelen, anche nota in francese come Màlines, snodo poco conosciuto di alcune importanti tappe della storia europea.

La prima fermata è al vivacissimo Centro Culturale, situato in un ex convento, dove si affronta il tema dei diritti civili e politici.
Segue il secondo capitolo allo stupendo vecchio mercato della carne della città, dove gli artisti prendono di petto i diritti sociali, economici e culturali.
Terzo step al nuovo museo Hof Van Buleyden, dove si approfondisce lo stato attuale dei diritti umani, fra solidarietà e inclusione.
Il percorso - che comprende anche alcuni progetti solisti - si chiude all' ex birrificio Lamot (ce n'erano 44 in città, di stabilimenti come questo) trasformato in scintillante centro espositivo sulle sponde del fiume Dijle, che taglia la cittadina in provincia di Anversa regalandole un'atmosfera davvero romantica.
Qui va in scena la domanda delle domande: come può l'arte aiutarci a immaginare un mondo migliore?

Non è un caso che Newtopia vada in scena proprio a Mechelen, segnata da diversi luoghi d'interesse globale. Così come non è un caso che Amnesty International e Human Rights Watch abbiano sponsorizzato l'operazione. Tanto per cominciare, sarà concluso a novembre il nuovo Museo dell'Olocausto e dei Diritti umani nelle vecchie Caserme Dossin, il più grande campo di raccolta e deportazione belga durante la seconda guerra mondiale.
Da anni, inoltre, la città ha organizzato la cosiddetta Human Rights Walk, una visita nei luoghi legati a doppio filo a vicende di resistenza, liberazione e lotta (info all'ufficio turistico di Hallestraat 2-6).
Dal comune al Grote Markt, la splendida piazza centrale, al palazzo di Margherita d'Austria, sovrana dei Paesi Bassi (e quindi del anche del Brabante fiammingo) fra 1507 e 1530 fino alla svettante cattedrale di San Rumboldo, con la sua impressionante torre gotica alta quasi 70 metri.

A parte lo squisito pollo cuckoo, piatto tipico cotto in un bagno di birra artigianale, Mechelen promette dunque un week-end zeppo di arte e stimoli inconsueti.
Inoltre, dista appena dieci minuti (reali e verificati) di treno da Bruxelles e venti da Anversa: se ne avrete abbastanza, basteranno cinque euro per mettere il naso nella capitale d'Europa.
L'ideale è scoprire le Fiandre entro il termine dell'esposizione: in occasione di Newtopia gli hotel della città offrono infatti un pacchetto di una notte in doppia, ingresso all'esposizione e omaggio inclusi, dai 50 agli 85 euro a testa, a seconda della sistemazione.
Altrimenti, conviene segnarsi lo sfizioso Mercure Mechelen V'è, ex stabilimento d'affumicamento del pesce degli anni Venti nel popolatissimo Vismarkt, o l'ancora più singolare Martin's Patershof, chiesa sconsacrata riconvertita in hotel di lusso.
Mangiare (e con soddisfazione, perché la cucina belga è un'ottima via di mezzo fra l'attenzione francese e la sostanza nordeuropea) non è un problema: per una cena elegante, comunque, è più indicato De Met, in Grote Markt, mentre per vivere un'immersione di tipo industriale conviene gustare una bottiglia di Golden Carolus, magari qualità tripel, da Het Anker, la storica brasserie della fabbrica. Salute. Anzi: prosit.

DA STYLE.IT

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