Traffico all'alba allo Yala Nat Park

di Sara Pollini 

Metti una mattina alle cinque in uno dei parchi più grandi dello Sri Lanka, con ben 44 diverse specie di mammiferi, 215 specie di uccelli, e una delle più alte concentrazioni di leopardi al mondo.

Sara Pollini

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Ogni mattina alle cinque, allo Yala National Park, un daino si alza, si aggiusta il pelo e va al laghetto a fare colazione. Ogni mattina, sempre allo Yala National Park, e sempre alle cinque, un coccodrillo si alza, sbadiglia e va al laghetto a fare colazione. Insieme a loro, svariate specie di uccelli, cinghiali e mufloni vanno al laghetto a stiracchiarsi, come certi impiegati fanno con il bar nelle polverose mattine di novembre.

Quindi, tornando allo Yala National Park, mentre le prime luci dell'alba saturano tutte le immagini che la retina può catturare, molte specie diverse vanno al laghetto. Ecco ad esempio, una jeep carica di turisti armati di cannocchiale e zoom telescopici. E se al laghetto c'è il daino, il coccodrillo e anche il muflone, magari, verso le cinque e mezza, pure il leopardo deciderà di fare una capatina.

La morale è che ogni mattina verso le cinque, allo Yala National Park c'è un gran traffico. Tutti che più o meno inconsciamente, vanno a fare o a diventare colazione, ricreando una catena alimentare quasi completa. Boa, stormi di cicogne e aquile solitarie, famiglie di cinghiali e gatti selvatici, pappagalli, serpenti, varani e scimmie sono seguiti a vista da uomini in tenuta mimetica, bellocci Hemingwaiani, signore in abito di lino e ragazze con i sandali alla schiava. E chi più ne ha più ne metta. Eccoli lì, armi puntate che aspettano il leopardo. Forse è proprio per questo che il maculato bestione, mica scemo, si guarda bene dal mischiarsi a tutta quella folla in febbricitante attesa.

D'altra parte, ha ben 979 chilometri quadrati di parco dove andare a sciacquarsi le mandibole evitando struscio mattutino e paparazzate.

Sì, perché lo Yala National Park è uno dei parchi più grandi dello Sri Lanka, con ben 44 diverse specie di mammiferi, 215 specie di uccelli, e una delle più alte concentrazioni di leopardi al mondo. E, nonostante tanta grandezza e ricchezza, ogni mattina decine di jeep spolverate di terra rossa, cigolanti e imperiose, si ammassano nelle stradine ai lati degli specchi d'acqua più vicini all'ingresso come fossero al casello.

Orribile? A prima vista sì. Ma quando glielo chiedo, rispondono che si fa così, che la gente del posto (e i battitori più di tutti), conoscono le abitudini del leopardo e vanno a prenderlo proprio sulla via del bar. Considerando poi che lo Yala National Park conta centinaia di migliaia di visitatori all'anno, è inevitabile che ci si incontri: il discorso non mi convince totalmente ma potrebbe anche filare.

Del resto, la globalizzazione del turismo non ha forse reso più facile muoversi per tutti? Così, dopo un po' di riflessioni e fastidi dovuti al fatto di dover guardare il serpente che scende dall'albero attraverso lo spazio sub-ascellare di un francese sulla jeep di fronte, decido che non c'è da stupirsi se non sono l'unica fortunata: è normale che tutti quelli che passano nel sud dello Sri Lanka facciano una capatina allo Yala National Park.

E soprattutto -a differenza di quello che potrebbe venire da pensare- mi sembra sbagliato sminuirne la bellezza: quello che questo parco naturale offre ai suoi visitatori è un safari in scala ridotta (si parte da un minimo di tre ore), e come tale va preso. Così, anche se alla fine il leopardo non si fa vivo, ci sono stormi di cicogne, pavoni a perdita d'occhio che sventolano le loro code come fossero ventagli, elefanti e tanti altri animali che guardano curiosi gli obiettivi puntati su di loro prima di sparire dietro a un cespuglio. Il tutto mentre voi siete immersi in un paesaggio reso ancora più speciale dall'alba che tinge il cielo di rosso e l'acqua di un blu più intenso.

Poi quando, fermi nell'area di sosta per la colazione al sacco inclusa, l'idea di essere finiti intrappolati in un ganglio turistico peggio di un ottovolante si farà strada di nuovo, arriveranno le scimmie. Che con un balzo si infileranno sotto i sedili della jeep, ruberanno i sacchetti e daranno spettacolo, spacchettando e mangiando tramezzini alle uova come se fossero al self-service. Almeno, questo è quello che è successo a me. Poi si ritorna, e chi s'è visto s'è visto. Il leopardo me lo vedrò in tv. E va bene lo stesso.

DA STYLE.IT

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