Rosazza-01In mezzo alle valli piemontesi sorge l’enigmatica città di Rosazza, a prima vista simile a tanti altri paesi limitrofi, ma nel dettaglio ricca di simbologie che non si incontrano facilmente. Stelle a 5 punte, rose, scale, torri. Qui esoterismo e massoneria arricchiscono questo luogo di un fascino surreale, che i suoi creatori, Federico Rosazza Pistolet e Giuseppe Maffei hanno saputo plasmare. Una città “opera d’arte” per la sua originalità e unicità, arricchita da simbologie dai richiami profondi, percorrerne le vie significa seguire un percorso iniziatico spirituale che in pochi sanno riconoscere. Una passeggiata inusuale, qui si cammina non seguendo cartelli stradali, ma guardando ciò che ci indicano i segnali esoterico-massonici.

Rosazza-02Partiamo dal Municipio, la stessa casa dove Federico Rosazza nacque e morì dopo 86 anni, vivendo per la sua città e lasciando queste opere misteriose che ci interrogano ancora oggi. Sua madre per un felice gioco di parole si chiamava Anna Maria Mosca Belrosa. Egli fu Senatore del Regno, massone e membro della Giovine Italia di Mazzini. Diresse tutte le proprie energie e risorse economiche verso una rivoluzione urbanistica della propria città natale, con opere pubbliche a favore dei propri concittadini, fino ad ottenere l’insperata carica di Comune, che portò allo sviluppo economico dell’intera comunità.
03 - Ci dirigiamo verso la piazza centrale costellata da pilastrini scolpiti come vegetali contorti, qui rose ed edere spuntano come piante dal ciottolato del sagrato. La rosa ricorre anche nello stemma del paese, l’edera è da sempre metafora dell’amicizia profonda, perché sa avvolgere qualsiasi cosa con un abbraccio vivo, più forte per ogni giorno che passa ed eterno perché difficile da tagliare. Ciottoli bianchi e neri sono distribuiti nel terreno a simboleggiare il bene e il male su cui ci si trova quotidianamente a camminare. Siamo inevitabilmente all’interno di un ambiente mistico, un “giardino” onirico, in cui i fiori sono simboli e le piante metafore. Sotto il portico si trovano le statue dei costruttori, persone che hanno voluto rimanere eterne nella pietra, anche se i loro nomi riecheggeranno comunque per sempre dentro il mattone di queste opere straordinarie.
Rosazza-03Ci dirigiamo verso la piazza centrale costellata da pilastrini scolpiti come vegetali contorti, qui rose ed edere spuntano come piante dal ciottolato del sagrato. La rosa ricorre anche nello stemma del paese, l’edera è da sempre metafora dell’amicizia profonda, perché sa avvolgere qualsiasi cosa con un abbraccio vivo, più forte per ogni giorno che passa ed eterno perché difficile da tagliare. Ciottoli bianchi e neri sono distribuiti nel terreno a simboleggiare il bene e il male su cui ci si trova quotidianamente a camminare. Siamo inevitabilmente all’interno di un ambiente mistico, un “giardino” onirico, in cui i fiori sono simboli e le piante metafore. Sotto il portico si trovano le statue dei costruttori, persone che hanno voluto rimanere eterne nella pietra, anche se i loro nomi riecheggeranno comunque per sempre dentro il mattone di queste opere straordinarie.
Rosazza-04Dinnanzi a noi si staglia una chiesa austera, povera di decorazioni, iniziata a partire dall’anno 1876 e terminata quattro anni dopo. Sotto i nostri piedi un tempo vi era il cimitero, spostato per dare luogo alla nuova chiesa, decisione di Federico Rosazza e Giuseppe Maffei che portò non pochi disappunti da parte della curia, anche se non pochi furono i complimenti nei confronti della magnificenza del nuovo Duomo. Ci avviciniamo percorrendo alcuni gradini, l’ultimo riporta la scritta “Desiderium peccatorum peribit” frase che significa “periranno i desideri dei peccatori”, di solito ci si ferma non appena si varca la soglia di un luogo sacro; qui il consiglio è di fermarsi addirittura prima di entrarvi, perché varcata la soglia ciò che apparirà ai nostri occhi farà dimenticare non solo il nostri desideri, ma anche tutti i nostri pensieri.
Rosazza-05 Varchiamo la soglia. Ci colpisce immediatamente un immenso cielo stellato, non le classiche stelle che troviamo stilizzate nelle nostre chiese, perché qui abbiamo un autentico planetario dipinto. Orsa maggiore e minore, la via lattea, la Croce del Sud, un effetto quasi magico che dalla luce del giorno della piazza ci catapulta nella notte profonda dell’interno. Sembra di essere in un tempio a cielo aperto come quelli desiderati dal dio egizio Akhenaton, il faraone che più si è avvicinato alla religione cristiana, perché sostenitore dell’unico Dio, il Sole. Egli faceva costruire templi senza copertura per farvi scendere direttamente Dio. Mai come in questo luogo percepiamo l’immensità del creato, la meraviglia del cosmo. Non per nulla nello stemma della città compare la scritta “io Rosa avvolgo i rovi imitando gli astri”.
Rosazza-06Rose e stelle a 5 punte ci appaiono ovunque, sul terreno e nei capitelli delle colonne. Costeggiando la chiesa lungo il lato destro, ci si immette in un vicolo che, come un tunnel a cielo aperto, delimitato dalla chiesa sulla sinistra e da un alto muro sulla destra, ci fa abbandonare alle nostre spalle due importanti simbologie posizionate rispettivamente su due porte, una stella a 5 punte e una svastica. Questa figura, stravolta dai nazisti, nasce come simbolo propiziatorio di buon augurio per le religioni indiane, gianitiche, buddiste e induiste, ma comunque la sua presenza rimane un mistero sul muro di una chiesa. Per quale motivo si trova qui rappresentato, in un luogo antecedente al nazismo e che poco ha a che fare con le culture orientali?
Rosazza-07 Dopo aver percorso il perimetro del duomo, ci rechiamo oltre il sagrato fermandoci ad osservare la bellissima fontana alle porte del parco comunale. E’ la “Fontana della Fede” con la statua della prima delle tre virtù teologali, alcune belle rose e un bassorilievo alla base con Adamo con la testa coronata di foglie di acacia (elemento maschile) ed Eva con in capo una rosa (elemento femminile). E’ scolpita la frase “come il cervo aspira/desidera le sorgente d'acqua, cosí l'anima mia sospira per voi, Dio mio”. Dio visto come acqua per gli assetati, ci rammenta che noi ci siamo recati a Rosazza per appagare una qualche sete di conoscenza, per ascoltare la voce sì della pietra, ma anche quella dell’acqua, la vita che proviene dalla terra (sorgente) e dal cielo (pioggia), che si rivolge a noi purificando pensieri e idee. L’acqua, elemento dal sapore di sapere.
Rosazza-08Entriamo nel delizioso parco comunale dalla vegetazione ben curata che si inerpica per la collina costeggiando il fiume che divide in due il paese. La Fontana della Pace ci da il benvenuto ma la Fontana della Valligiana ci accoglie nella natura del luogo. E’ una vera e propria cascata sulla cui sommità ci osserva la statua di una donna in abiti tradizionali da lavoro mentre regge un attrezzo utilizzato per il trasporto dell’acqua, dal quale sgorga un copioso getto. Questa e altre fontane disseminate per il paese, fanno parte di una prestigiosa opera idraulica ad opera di Federico Rosazza che nel 1872 diede la possibilità a tutti gli abitanti del luogo di avere a disposizione il prezioso liquido. Finanziò la costruzione di una serie di tubi in ghisa che prelevavano l’acqua dal serbatoio sopra il Campopiano. Fontane ricche di simbologie quali stelle e rose e contenitori del liquido che da sempre è stato ed è tutt’ora metafora della vita.
Rosazza-09Alla base della Fontana della Valligiana è appoggiato un lastrone di pietra su cui è scolpita una scritta enigmatica a lettere runiche che sarebbe stata incisa da Giuseppe Maffei a copia di un’antichissima tavola autentica ritrovata lungo il corso del Rio Cervetto. Nessuno l’ha mai decifrata, forse riporta una qualche formula magica impossibile da recitare, secondo le nostre conoscenze. Dinnanzi alla pietra una statua di un mite orso osserva la composizione, avrà forse intuito la soluzione?
Rosazza-10Proseguendo lungo il fiume giungiamo all’incredibile castello, dalla struttura originale, una costruzione definita dalla rivista Fenix la Rennes Le Chateaux d’Italia. Il complesso trasmette un senso di “abbandono” e di “rovina” per via dei muri e delle colonne sbrecciate, perchè trattati da Giuseppe Maffei con acido nitrico, a imitazione degli antichi templi di Paestum.
Rosazza-11Purtroppo il castello è privato, motivo che ci obbliga a fermarci di fronte al cancello in ferro battuto che blocca il nostro desiderio di scoperta. Siamo colpiti dalle tre teste di donna poste a formare un triangolo attorno all’ingresso. Recano nei capelli ciascuna una stella a 5 punte, ci osservano, inesorabili guardiane di questo luogo magico ed invalicabile.
Rosazza-12Ci saranno sfuggiti molti particolari, forse a ripercorrerne le strade ne potremo vedere di nuovi e apriremo nuove domande nei confronti di questo percorso spirituale. Salutiamo la città portandoci nel cuore non la soluzione al grande enigma urbanistico, ma una nuova certezza… ovvero che il nostro splendido paese, dopo migliaia di anni di scoperte, ci sa ancora sorprendere, facendoci trovare sempre nuove oasi nascoste. Osserviamoci attorno, senza renderci conto siamo nati e viviamo nel luogo più incredibile del mondo.