Bressanone, per caso

di Riccardo Valsecchi 

Bressanone, Brixen, Porsenù. Italiano, tedesco e ladino. Tre idiomi e tre culture che s'intrecciano lungo i portici e gli edifici di questa cittadina antica della Val d'Isarco, a ridosso della catena montuosa delle Dolomiti.

Riccardo Valsecchi

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In verità, a Bressanone, ci capito per caso. Chiuse le biglietterie dei treni per le festività, l'unica possibilità che mi rimane per acquistare il biglietto di ritorno verso Berlino è l'Info Point vicino al centro.

Ma, appena valico Porta Sabiona, uno dei tre punti d'accesso al centro storico, vengo catapultato in una realtà che mai avrei pensato potesse celarsi tra le rosee cime delle Dolomiti: donne sospese su chiavi di volta, uomini a tre teste che sputano monete, cavalli in miniatura in attesa di padron Hobbit.

E poi locande, osterie, chiese ovunque e un mercatino natalizio dove le fantasie e i colori si trasformano in magici oggetti d'artigianato appena usciti da chissà quale laboratorio elfico.   È forse la storia della città - d'origine celtica, ma da oltre dodici secoli sede vescovile di primaria importanza, infine bastione strategico nel secondo dopo guerra a difesa di un eventuale attacco da parte dei Paesi del Patto di Varsavia - a rendere l'atmosfera che aleggia nell'area un misto di sacralità, leggenda e fantasia.

Cammino tra i portici ammirando i monumenti e gli affreschi che raccontano storie di papi e vescovi, ma anche leggende cittadine - come quella del Wilder Mann, il selvaggio a tre teste, rappresentazione dell'antica divinità precristiana di Silvano, dio delle selve -, infine enormi massi erratici con indecifrabili incisioni, retaggio antico di chissà quale culto pagano.

Poco distante dal sontuoso duomo del XII secolo, la confluenza del fiume Rienza nell'Isarco e, insieme, in un amorevole connubio - e forse proprio da questo ieratico intreccio attinge la Fontana dell'amore vicino al Duomo - giù giù fino a Bolzano, capoluogo provinciale.

In città non c'è molta gente. D'altronde, a parte gli impianti sciistici di Plose, a pochi chilometri di distanza, Bressanone è un po' distante dai luoghi più gettonati e trendy del turismo invernale dolomitico. Non di meno, i negozi e le botteghe del mercato antico offrono il meglio in zona per quanto riguarda ricercatezza e raffinatezza. Pranzo alla locanda dell'Oste Scuro - Vicolo del Duomo -: cucina locale, ottimo vino, mobili antichi e armi medioevali che riportano la mente ai sapori dell'epoca cavalleresca.

Nel pomeriggio, un giro al fuori delle mura, per scoprire che anche la città moderna, tra ville, verdi distese, moderni edifici, nonché le pendici leggermente innevate delle montagne sullo sfondo, conservano quest'atmosfera di pacifica fantasia che caratterizza il centro storico. Ma forse è l'aria fredda che scende dalle Dolomiti a incatenare questo luogo in un sogno di fascino incantevole. Basta respirare a polmoni pieni questa brezza salubre e lasciarsi trasportare un pochino dalla fantasia.


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