FrontieraLa frontiera tra l’Argentina e la Bolivia non è quello che si dice il migliore “benvenuti a casa nostra”.. ovunque è sporcizia intorno al tappeto di bancarelle accomunate da olezzi di ogni genere. La prima immagine rassicurante è quella di donne in abiti caratteristici composti da mante colorate e gonne a ruota intonate su calze pesanti con lunghe trecce nere. Non si sa perché anche le ultraottantenni conservano i capelli corvini, se parlassi la lingua quechua (perché più che lo spagnolo qui si parla la lingua inca) chiederei il loro segreto...
EquipaggioE’ il momento di presentare l’equipaggio che è un gemellaggio Argentina-Bolivia-Italia: Martin la guida argentina che parla italiano. L’ “indigeno” David nel ruolo di autista-meccanico-confezionatore di istantanei pranzi al sacco con tovaglia, bicchieri di vetro e posate anche lontani miglia e miglia dalla civiltà. E noi, io e Marcello. Un fuoristrada (perché come ho spiegato le strade che incontriamo sono praticamente tutte sterrate), due ruote di scorta di cui una cambiata dopo la prima mezz’ora di viaggio, taniche di benzina sul tetto, pronti a macinare kilometri in mezzo al nulla.
PotosiVisitando questa località fondata nel 1546 come città mineraria e resa famosa nel mondo per la montagna ricca di argento e minerali, il Cerro Ricco, non posso fare a meno di pensare ai 7 nani. Qui i boliviani, bassi di statura quasi quanto Dotto, vivono o meglio sopravvivono con questo, lavorando nelle miniere ed estraendo l’argento (tantissimo fino a qualche tempo fa) e poi zinco, stagno, rame ecc. La montagna si presenta oggi come una gruviera e in uno dei suoi buchi c’infiliamo anche noi con elmetto e torcia per vedere come lavorano nelle miniere.
La cocaQui si va avanti a lavorare per 14 ore almeno e le foglie di coca, che hanno potere eccitante, masticate e tenute come un palletta all’interno della guancia alleviano la fatica. Le vendono ovunque le signore nei loro banchetti.
Salar di UyuniIl posto più bello del mondo è a questo indirizzo e a quanto pare è un segreto che custodiamo fra alcuni di noi. Spiegazione tecnica: il salar è un deserto di sale che si forma nelle depressioni/conche ai piedi di vulcani. Quando piove l’acqua lava le montagne portandosi via con sé i minerali che si depositano nella conca. L’azione del sole e di questi minerali fa sì che una volta finita la stagione delle piogge rimanga solo uno strato incrostato di sale. Spiegazione romantica: quattro passi sulla luna. 12.000 km2 di salar punteggiati da qualche isolotto da cui godere di una vista favolosa.
Alloggio di saleLa cattiva notizia è che nelle foto questa meraviglia non rende ma la bella è che puoi abitarci almeno per una notte: in un albergo di sale of course, sul letto di sale, comodini di sale, mattoni di sale, tavolo vista salar di sale…
Dove: Colchane – Hotel Cristal Samana http://www.hotelcristalsamana.com/en/home.php Abitanti di questa terraQuando credi che il tempo si sia fermato qui, ti ricordano che the trip must go on. Così, in mezzo al nulla dove l’unica forma di vita è rappresentata, a parte noi, da camelidi (lama, guanaco e le mie preferite le vigogne perché non si addomesticano e vivono selvatiche sulle Ande) prosegue il nostro viaggio.
Cueva GalaxiaA ricordarci che queste zone un tempo erano ricoperte dall’acqua da queste parti c’è stata una scoperta (agosto 2003) di due fratelli pastori boliviani che cercando nuove grotte dove ripararsi con gli animali hanno trovato quella che oggi è la Cueva Galaxia dove si trovano formazioni geologiche e alghe fossilizzate che romanticamente i fratelli hanno paragonato a delle galassie. E’ una caverna sub-acquatica che si è formata prima delle glaciazioni corrispondenti a eruzioni vulcaniche sulle acque del lago Minchìn.
San Pedro de QuemesSistemazione in un villaggio di un paio di centinaia di abitanti, San Pedro de Quemes, in un hotel di pietra immerso tra le Ande, dotato di pannelli solari e con la luce elettrica e riscaldamento fino alle 23 e poi… il tempo concesso dal consumarsi di una candela per leggere. Qui lavorano le comunità indigene locali e anche le zuppe e la carne di lama con dulce de leche finale sono boliviane al 100%
Dove: San Pedro de Atacama - Hotel Tayka de Piedra http://www.taykahoteles.com/es/hpiedra.php
Ojos de PerdizSi riprende il viaggio ormai sul filo dei 4000 metri, nella regione più selvaggia e inospitale del continente sudamericano, ci stiamo avvicinando al confine con il Cile che sarà la bandierina finale che pianteremo. Ma prima ci aspettano le lagune di altura fino al deserto dai mille colori che si vedrà anche dalla finestra della camera d’albergo a Ojos de Perdiz. Sfido chiunque a chiudere occhio a 4000 metri, io non ci sono riuscita!
Dove: Ojos de Perdiz - Hotel Tayka del Desierto http://www.taykahoteles.com/es/hdesierto.php
Le lagune e i geyserUltimo giorno in Bolivia e chiusura in bellezza delle meraviglie “unboliviable”, dalla laguna con acqua termale dove alcune persone (tutte tedesche e scandinave va detto) hanno fatto il bagno all’aperto, fino alla Laguna Colorada, tutta rossa per via delle alghe rosse e ricca di artemie, il nutrimento principale dei fenicotteri o meglio flamencos da cui prendono il colore rosa delle piume e che qui sono i padroni di casa. Dopo aver dormito a 4000 metri che ci costa arrivare fino a 5000 metri? Qui ci sono i geyser di Sol de Manana, belli da vedere a distanza e le cui fumarole emanano un odore decisamente sulfureo… da qui le Ande sono così basse che ricordano i vulcani che facciamo sulla spiaggia!
Laguna verde e laguna blancaE pensare che non avevo mai provato grande interesse verso le lagune e nonostante di meraviglie paesaggistiche a questo punto abbiamo fatto il pieno eccole lì insieme, la Laguna Verde (verde smeraldo per la presenza di magnesio) e la Laguna Blanca, vicine e splendenti nel loro contrasto di colori. E di nuovo scappa un sospiro di ammirazione, oltre ad altre duecento foto.
Confine con il CileAll’orizzonte, lo splendido vulcano Lincanbur ci annuncia che siamo alla frontiera con il Cile. Ed è lì, in mezzo ad una distesa desertica che ci aspetta la dogana nella figura di un uomo in divisa con su scritto “governo boliviano” in una casetta dove timbrare i passaporti. Portiamo con noi la stanchezza, l’affanno causato dall’altitudine, i vestiti impolverati (anche quelli mai messi alloggiati in fondo alla valigia). Poi, diciamo arrivederci (mai addio) a questo paese un po’ introverso e selvaggio ma una volta scoperto pieno di pregi e ci dirigiamo in Cile, deserto di Atacama. Ma questa è tutta un’altra storia.