
Nessun libro, nessun device professionale, nessun pensiero:
l'invito, partendo per il Brasile è di lasciare
tutto a Milano. Sì, avete letto bene. Sono molto fortunata, al
limite dell'incredibile: unica giornalista italiana invitata da
Embratour http://www.braziltour.com, Istituto del Turismo
Brasiliano, che ha scelto proprio Style.it per raccontarvi in
diretta il carnevale di Rio, un'occasione più unica che rara
(motivo per cui vado personalmente!), che mi vedrà coinvolta in
prima persona alle sfilate nel mitico Sambodromo.
Come vedete, parto con il piede sbagliato, trascinandomi -
nonostante le indicazioni opposte - una valigia carica di libri che
trovavo imprescindibili per un'avventura del genere:
Alcantara di Jean-Marie Blas de Roblès
definito il nuovo capolavoro dei romanzi-fiume, Una stanza
tutta per sé, saggio gioiello di Virginia
Woolf, il leggerissimo Amore, zucchero e cannella
della giovane Amy Bratley e un manuale per
imparare a fotografare con l'iPhone, oltre all'immancabile iPad con
cui vi aggiornerò quotidianamente su questo viaggio insolito per me
e spero coinvolgente anche per voi.
"E' proprio la possibilità di realizzare un sogno che rende
la vita interessante" scrisse Paulo Coelho.
Ecco, la mia vita è decisamente più interessante avendo
l'occasione, per la prima volta di viaggiare sulle nuovissime
poltrone di classe upgrade della storica linea brasiliana TAM
Airlines, inaugurate poco tempo fa sulla tratta Milano-San
Paolo e ritorno.
Prima di partire saggio la Vip Lounge, indecisa
tra la mini biblioteca, gli asciugamani riscaldati e il vanity kit
de l'Occitane. Poi a bordo mi tuffo sulle poltrone reclinabili che
diventano veri e propri letti, apprezzo il kit di accoglienza
firmato Rituals e soprattutto le attenzioni che sognavo per un volo
di lunga tratta che a me non è mai sembrato così breve, a partire
dal te di Carla Saueressig, una miscela di sapori fruttati del
Brasile tropicale con le erbe dell'Amazzonia, dal tono floreale con
un dolce fondo di vaniglia. Inevitabilmente leggo due pagine dei
miei libri…
Anche una cena in volo può essere piacevole, anzi, buona,
studiata, calibrata. Da pochi giorni, infatti su tutte le tratte
internazionali TAM viene proposto un menu basato sul concetto
"Sabor que faz Bem" (sapori che fanno bene) preparato con la
consulenza della bella e talentuosa Bel Coelho, che combina
ingredienti sani e naturali, per garantire piatti nutrienti ma
anche leggeri e di soddisfazione.
Cosa ho gustato? Tortelloni ripieni con formaggio Minas, porri e
foglie di radicchio, con concassè di pomodoro, olio di rosmarino e
pinoli, filetto di salmone alla griglia con salsa al frutto della
passione servito con risotto alla foglia di palma, cheesecake al
cioccolato con salsa ai frutti di bosco, innaffiati da ottimi vini
provenienti da diversi paesi. Cosa chiedere di più?
Il primo impatto con Rio lascia letteralmente
senza fiato: dopo un breve pit-stop all'Ipanema Plaza http:/
per per lasciare la valigia, andiamo all'eliporto, dove
mi "scaraventano" su un elicottero per avere una
visione d'insieme di questa città che naturalisticamente parte
avvantaggiata. Caldo, vento, cuore in gola, pale rotanti: il via
vai di turisti che scelgono questa comoda escursione è costante,
chissà perché...
Ok, impressionante, davvero! La città si snoda sotto di me
flessuosa e stupefacente, con i suoi incedibili contrasti, dalle
favelas che armoniosamente abbracciano i grattacieli della city o
le lussuose ville a picco sull'oceano. Ma è il famoso
Cristo, simbolo della città (tra poco ne parleremo
meglio) che colpisce più di tutto il resto: abbraccia letteralmente
cielo, mare e terra, povertà e ricchezza, calma orizzontale del
mare e vertigini verticali della collina a strapiombo su cui è
stato costruito. Solo volandoci attorno si può percepire tanta
grandezza...
Victoria, mia compagna di viaggio, freelance inglese
specializzata sul sud America anche perché, innamorata di Buenos
Aires, da 3 anni si è trasferita lì
Come pennellate di un disegno di bambini, le due più famose
spiagge di Rio, Ipanema e
Copacabana, dividono terra e mare, laguna e file
di ombrelloni rossi. Lì i fisici mozzafiato si sprecano, gli sport
si abusano. Per ora accontentatevi di questa visione di
decine di kid-surf, in attesa che riesca ad andare
anche io su quelle spiagge per testimoniarvi le altre bellezze di
Rio...
Un'altra meravigliosa spiaggia
Pranzo incredibile (soprattutto per una come me abituata a una
mandorla e via!) all'Olympe Restaurant dove dove
il giovane - ma pluripremiato - chef Claude Troisgros unisce
vecchio e nuovo continente in sperimentazioni fusion degne di
plauso e sosta prolungata!
Personalmente sono stata conquistata da un antipasto di
fois gras a veli alternato con cubetti di marmellata di
quinoa su una crema di maracujia.
Non è tanto l'altezza del Pão de Açúcar a definirne la
fama quanto la posizione: questo picco roccioso che deve il suo
nome alla forma caratteristica ma anche alla traduzione
approssimativa del nome indiano (Pau-nd-Acuqua, "alto e appuntito
promontorio che sorge dall'acqua") offre un panorama
imperdibile di Rio. Dall'alto dei suoi 395 m si ammira la
baia di Guanabara, la costa, con
Copabana (a sud) e Corcovado (a
ovest). Il panorama è veramente magico al tramonto del sole, che è
anche il momento in cui si addensano le folle di turisti. Vi si
accede in funivia (si cambia a Morro da Urca).
Il Cristo di Rio al tramonto
Prima di buttarci nella mischia - anche se siamo stravolti dopo
una simile giornata e la notte tra aerei ed aeroporti (per quanto
veramente curati) -, ci concediamo una sosta nel lussuoso
Antiquários, tanto ben frequentato
quanto rumoroso, dove si gustano eccellenti varianti sul
tema baccalà anche se con ricarichi eccessivi. Fuori la
folla intanto aumenta, il ritmo di samba si propaga e il vero
Carnival de a Rua prende forma. prende forma.
Inizio con andamento lento, oggi, al Giardino
Botânico, dove pace e grandezza convivono a regola
d'arte. Palme reali, bambù giganti, piante medicinali, il famoso
pau-Brasil: sono alcune (ne conta circa 8.000) delle meraviglie
autoctone ed esotiche che abbiamo ammirato in questo parco,
dichiarato dall'Unesco, Area di Riserva
della Biosfera.
Scoiattoli, volpi, scimmiette (come questa mamma
saguis con cuccioli sulle spalle) e uccelli di diverse
specie sono alcuni degli animali che hanno distratto la nostra
contemplazione, perché davvero qui si stacca la spina e finalmente
ci si rilassa. Tom Jobim, inventore della
Bossa Nova, uno dei più importanti musicisti brasiliani
della nostra epoca, veniva spesso qui a prendere ispirazione, tanto
che gli hanno dedicato il Centro della Cultura e
dell'Ambiente.
Aperto al pubblico fin dal 1822, il
giardino ha ricevuto visite illustri, come quelle della
regina Elisabetta d'Inghilterra e di
Einstein che aver ascoltato l'allora direttore del
Giardino Botanico, Pacheco Leão, descrivere le caratteristiche di
un albero chiamato jequitibá,
Einstein abbracciò il gigante verde e lo baciò,
sorprendendo tutti i presenti.
Le palme imperiali, simbolo del parco, sono alte più di
30 metri e impressionano soprattutto quando sul viale
passeggia una piccola bimba che sembra Alice nel Paese delle
Meraviglie.
Mi vorrei perdere tra questi viali e sentieri! Una
serenità naturale pervade ogni passo e i giardini
tematici sono intriganti: si spazia dal padiglione
dedicato alle piante carnivore al giardino giapponese, con bambù,
lampade, laghi artificiali, sabbia bianca e altre pietre o
all'immenso roseto in cui 300 specie di rose sono
distribuite in base alla tonalità e formano un insieme armonico di
rara bellezza.
Un altro spazio che vale la pena visitare è il Giardino
Sensoriale, realizzato appositamente per persone con
difetti alla vista. Le piante sono state scelte proprio per
essere toccate e trasmettere sensazioni olfattive e
tattili a queste persone, ma anche alle bimbe curiose. Vi si
trovano, ad esempio, piante usate per condire i cibi,
identificabili grazie all'aroma caratteristico, piante medicinali o
con forme riconoscibili al tatto, fiori profumati e piante
acquatiche. Infine c'e il Giardino Biblico, uno
degli angoli più originali del parco, con esemplari di palme da
datteri, ulivi, melograni, cipressi, fichi, papiri, mirra, alloro,
rampicanti, viti, cannella, more ed altre specie.
Ci vuole una buona dose di alcool per digerire (soprattutto a
pranzo!) il piatto tipico di questo celebre angolo
di Rio, la Casa de la Feijoada, specializzata come
dice il nome nel celebre stufato di carne e fagioli.
Il piatto viene servito (dopo un sostenuto liquore al frutto della
passione) in una o più (dipende se scegliete di assaggiare la
versione con anche le orecchie, il muso e le zampe del maiale!) in
una terrina fumante, insieme a verdure, fette di arancia sbucciate
(digestive) e a quelle che sembrano patatine fritte, ma che in
realtà sono pezzetti di cotica di suino fritti.
Si erge li', imponente, richiamando una valanga di turisti che,
fedeli, si imbarcano sulla storica funicolare solo per
andare alla sua ombra. Simbolo di Rio, la statua del Cristo
Redentore, alta 38 metri e larga 28, pur
essendo un autentico art dèco rasenta il kitsch ma innegabilmente
la sua posizione e' invidiabile: in cima al Corcovado, a
710 metri a picco sulla città e sulla baia, abbraccia mare
e monti, degrado e ricchezza.
Lungo le spiagge le parate spontanee del
carnevale affiancano i bagnanti, in un mix di bikini,
cerchietti addobbati con farfalle e stelline e
mollette-cappellini.
Le bellezze brasiliane sono davvero tali ma ciò
che colpisce maggiormente e' la loro inconsapevolezza di tale
perfezione. E i loro sorrisi: sbaraglianti.
Ogni metro c'è chi vende cerchietti, maschere,
occhiali folli, acqua ghiacciata, pannocchie appena bollite,
tapioca, cocco ghiacciato aperto con maceti e, immancabile,
la caipirinha, fatta religiosamente con pura (ed
eccellente) cachaca, pezzi di lime, zucchero grezzo di
canna e ghiaccio.
Le ristrettezze economiche talvolta scatenano il genio creativo.
E' il caso di questa famiglia, che si e' fatta in casa una
bellissima armata di costumi con le linguette delle
lattine. Chapeau!
Vista dal Corcovado
Noci di cocco al bancone del bar
Victoria indossa le ali del controllore dei
biglietti del trenino del Corcovado
Piange lacrime di sangue il Pau do Brasil,
pianta caratteristica di questa zona a rischio estinzione perché
sopraffatta da arbusti più aggressivi. Dalla sua corteccia
i portoghesi prelevavano il colore rosso per
tingere tessuti e dipingere ceramiche.
Dolce, nella versione amara, al limite del nauseante e
talmente colloso da richiedere olio per essere
toccato, nella sua versione dolce, il frutto di
jaca e' quasi temuto dai brasiliani, perché ha una pianta
infestante (ma bellissima, tanto che ho obbligato la guida a
scendere con me nella foresta per cercarne i semi!) e pochi di loro
si azzardano a mangiarla.
Muso furbo, audace (voleva rubarmi la macchina foto!) e
simpatico. Il quati, tipico di queste zone,
ricorda il nostro tapiro, ha un pelo morbido (l'ho accarezzato), lo
si incontra abbastanza facilmente nella foresta mesoatlantica e
adora i frutti di jaca.
Di lunga il più consigliabile, Rio si presta
particolarmente al deltaplano, visto che è una delle poche
città tropicali dove potete fare asadelta e parapendio sopra la
città e atterrare su una spiaggia. Non è pericoloso, anche se
altamente adrenalinico.
Curiosità: lungo tutti i marciapiedi di Rio crescono piante
maestose sul cui tronco gli abitanti innestano
orchidee.
La creatività non ha limiti: per pochi euro ci
si può portare a casa un cappellino di gomma piuma a forma di lupo
mannaro o coccodrillo affamato.
Anche i bimbi raccolgono le lattine per strada,
per poi ricavarne qualche spicciolo.
Non illudetevi: il costume che indosserò stasera alla
parata nel Sambodromo è tutto fuorché sexy! Giusto così:
ho accettato questa carnevalata in cambio di un costume vero, e non
un filo interdentale. Mi hanno accontentata, fin troppo! Eccone un
anticipo: una pura Arlecchina che temo mi terrà un
caldo folle, anche perché dovrò indossarlo per diverse ore, visto
che quasi 2 milioni di persone hanno invaso oggi
Rio e i tempi per gli spostamenti sono incredibilmente
moltiplicabili all'infinito!
Svaghi di una giornata di vacanza nella foresta di
tijuca.
Incredibile perché l'organizzazione e' militare e tale deve
esser per orchestrare 3 serate in cui sfilano 30 scuole di samba da
circa 4500 partecipanti ciascuna per aggiudicarsi i voti dei 4
giudici nelle 10 categorie. Le categorie includono il miglior
testo, le migliori percussioni, i migliori costumi, i carri più
belli, i ballerini più bravi, le migliori melodie, ecc. un po' come
gli Oscar con la meccanica della Coppa dei Campioni di calcio.
Incredibile perché e' il Carnevale più colorato, più allegro,
più eccentrico e anche più trasgressivo al mondo ma si svolge come
una grande festa io cui tutto sembra melodioso, pur svolgendosi nel
Sambodromo, struttura fissa costruita tra povere case e favela, per
contenere circa 85.000 spettatori. Le scuole di samba sfilano in
questa manifestazione con vestiti coreografie e carri unici in
questo genere a cui va aggiunta tutta la sensualità del popolo
brasiliano che secondo me dipende anche dalla conformazione fisica:
ballare così la samba, perdersi nel ritmo pulsante e trasmetter con
il corpo una fluidita di movimenti unici e' per loro naturale, per
me quasi impossibile. Ma appena torno mi iscrivo a una scuola di
samba perché danzarla e' veramente liberatorio.
Incredibile! Avendolo vissuto non riesco a trovare aggettivo più
appropriato per descrivere il carnevale di Rio, quella macchina
perfetta che giustifica occupazione, flusso di turisti da tutto il
mondo, parte dell'economia di Rio ma soprattutto dimenticare tutto
per pensare solo al puro, appassionato, genuino divertimento.
Il tema del carnevale viene dato ad aprile e le scuole iniziano
a sviluppare l'idea della sfilata a maggio, iniziano a scegliere le
canzoni a agosto e a fare i costumi a settembre. Fanno le prove
fino alla fine di gennaio e finalmente presentano la loro parata
nel Sambodromo durante il weekend di Carnevale.
Nel sambodromo sfilano le "scuole di samba " che sono
associazoni di musicisti, stilisti, ballerine e coordinatori che
impiegano 11 mesi dell'anno per pianeggiare il show che la loro
scuola presenterà nel prossimo carnevale. Io ho sfilato nell'ala
(ovvero la folla che segue i carri ballando scatenata la samba ma
senza regole precise se non evitare di perdere il copricapo e
mantenere rigorosamente le righe) del Portelo che gli scorsi anni
vinse diversi titoli.
In una struttura che ricorda un gazebo degli anni
'20, ma in realtà e' il vecchio mercato municipale, si
trova il ristorante Albamar che ha ospitato uomini politici e
d'affari. Molto ben riusciti i piatti, curati nei dettagli, tra cui
le piccole aragostine con contorno di cuore di palma in diverse
versioni. Merita anche per la vista su tutta baia di
Guanabara e su quello che fino a poco tempo fa e' stato il
più lungo ponte al mondo.
E' lunedì pomeriggio, ma precede il martedì
grasso, quindi quasi tutta la città è in festa, in
modo pacifico e divertito. Diverse centinaia di persone si sono
riversate nel parco vicino alla baia di Guanabara
per danzare e festeggiare insieme al ritmo di canzoni dei Beatles
rivisitate in salsa samba.
Per Carnevale non si spreca la creatività, come sempre a
costi minimi, favorita anche da un caldo per noi
surreale.
Viene chiamato la Montmarte carioca,
il quartiere di Santa Teresa, definito anche
Il giardino pensile sulla città di Rio de
Janeiro, per le sue strade strette e tortuose
attraverso le quali fino a un anno fa passavano i
bondinho Santa Teresa, Rio de Janeiro, tram
aperti che e' un peccato abbiano sospeso.
Qui da qualche anno sono stati aperti diversi
caffè (come il Portela, che ospita la
scultura di legno al davanzale) ma soprattutto gallerie
d'arte e piccoli negozi (non illudetevi, si contano su una
mano!) in cui scovare per pochi soldi piccoli gioielli,
soprammobili e artigianato locale. Lorena Suarez
ha inaugurato da poco Lola il suo atelier
cafe', delizioso mix tra luogo di sosta e negozio in cui
scovare oggetti per la casa e gioielli realizzati a mano da lei,
che stanca di realizzare gioie per le amiche abbellendo così il
caffè in cui lavorava ha deciso di aprire il suo angolo.
Per strada vince l'improvvisazione: barman che
propongono eccellenti caipirinie, orchestre di samba con
relativi ballerini, bimbi che giocano a pallone. Qui si trova
La Vereda, ampio locale in cui viene selezionato
il migliore artigianato del nord del Brasile: vale una sosta.
Se non lo si conosce non ci si capita: nascosto
sapientemente tra le viuzze e i "castelli" di Santa Teresa, il
ristorante Aprazivel sembra il Rainforest
Café, eppure e' tutto naturale. Enormi
piante e tetti di paglia disposti ad altezze alternate sul fianco
scosceso della collina, celano i suoi tavoli in legno grezzo.
Veramente suggestivo, con un buon menu
(sicuramente da provare gli antipasti), frequentato da
giovani e con una carta di cachaca che ne vanta oltre
100!
L'Atelier Cafè Lola.