«Quando fotografi, tra i tuoi occhi e quello che stai guardando
metti la macchina fotografica. È come un muro che ti protegge, una
barriera che ti permette di raccontare gli eventi, la storia, in un
modo distaccato. Ed è un bene. Altrimenti, certe cose non
riusciresti mai a sopportarle».
Sono queste le parole con cui Stefano
Guindani, celebre fotografo di moda e fondatore
dell'agenzia
SGP, ha raccontato la sua esperienza ad Haiti, dove ha
realizzato un reportage sulla situazione del Paese prima, durante e
dopo il terremoto del gennaio 2010. Guindani si è recato più volte
ad Haiti, in particolare con la Fondazione Francesca
Rava, una onlus che si occupa di aiutare e assistere i
bambini dell'America latina.
Nelle fotografie da lui scattate nel 2010, in mostra a Palazzo
Isimbardi dal 15 al 20 maggio, Guindani ha immortalato il rituale
cattolico e vudù che ogni anno, nel mese di luglio, si svolge nella
zona delle cascate Saut d'Eau.
Alla vigilia dell'inaugurazione della mostra, abbiamo
intervistato Stefano Guindani, che ci ha raccontato di questa sua
esperienza.
In che cosa consiste questo rituale che vediamo
immortalato nelle tue fotografie?
«Ogni anno migliaia di pellegrini provenienti da tutta Haiti si
ritrovano alle cascate Saut d'Eau, dove si ritiene sia apparso 150
anni fa lo spirito della Vergine Maria. Qui i fedeli si lavano
sotto l'acqua della cascata, in una sorta di rito di purificazione.
I seguaci vudù sperano che lo spirito dell'acqua, della maternità e
dell'amore si manifesti in loro, portando sollievo dalle
sofferenze».
È stato emozionante assistere a questo
rituale?
«Certamente. Molto emozionante. Io sono stato presente solo per
un giorno e una notte. In realtà il rituale dura per ben tre
giorni. È un'occasione molto allegra, quasi una vera e propria
festa: si balla, si canta e si beve rum per tutta la notte.
La mattina dopo, all'alba, i pellegrini si avviano alla cascata e
si lavano con acqua ed erbe. Poi la festa continua… e sembra non
dover mai finire».
Cosa ti ha colpito di più di quest'esperienza a contatto
con un popolo così diverso da noi?
«Quando si incontra un popolo così differente dal nostro, le
sensazioni sono sempre contrastanti. Ci sono stati momenti di
grande gioia, così come momenti faticosi. Uno degli aspetti che più
mi hanno colpito è il vivere in strada. Il popolo di Haiti
nasce in strada, trascorre tutta la sua vita in strada e muore in
strada. Letteralmente. Una volta, ad esempio, stavo viaggiando su
un furgone con un collega e un guida locale quando abbiamo visto un
cadavere in mezzo alla strada. Più avanti di pochi metri, c'era un
gruppo di poliziotti. Nessuno di loro ha fatto nulla».
Cronaca ed emozione. È questo, dunque, quello che troverete
nelle fotografie di Stefano Guindani. Ma non è tutto. Se vorrete,
la mostra dedicata ad Haiti sarà anche l'occasione per fare del
bene. Le foto, infatti, saranno a disposizione per raccogliere
fondi a favore dell'Ospedale N.P.H. Saint Damien in
Haiti, unico pediatrico gratuito sull'isola, per i reparti
di maternità e neonatologia.