Haiti attraverso gli occhi di Stefano Guindani

di Silvana Pizzi 

Gli scatti del celebre fotografo in mostra a Milano dal 15 al 20 maggio 2012

Silvana Pizzi

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«Quando fotografi, tra i tuoi occhi e quello che stai guardando metti la macchina fotografica. È come un muro che ti protegge, una barriera che ti permette di raccontare gli eventi, la storia, in un modo distaccato. Ed è un bene. Altrimenti, certe cose non riusciresti mai a sopportarle».

Sono queste le parole con cui Stefano Guindani, celebre fotografo di moda e fondatore dell'agenzia SGP, ha raccontato la sua esperienza ad Haiti, dove ha realizzato un reportage sulla situazione del Paese prima, durante e dopo il terremoto del gennaio 2010. Guindani si è recato più volte ad Haiti, in particolare con la Fondazione Francesca Rava, una onlus che si occupa di aiutare e assistere i bambini dell'America latina.

Nelle fotografie da lui scattate nel 2010, in mostra a Palazzo Isimbardi dal 15 al 20 maggio, Guindani ha immortalato il rituale cattolico e vudù che ogni anno, nel mese di luglio, si svolge nella zona delle cascate Saut d'Eau.

Alla vigilia dell'inaugurazione della mostra, abbiamo intervistato Stefano Guindani, che ci ha raccontato di questa sua esperienza.

In che cosa consiste questo rituale che vediamo immortalato nelle tue fotografie?

«Ogni anno migliaia di pellegrini provenienti da tutta Haiti si ritrovano alle cascate Saut d'Eau, dove si ritiene sia apparso 150 anni fa lo spirito della Vergine Maria. Qui i fedeli si lavano sotto l'acqua della cascata, in una sorta di rito di purificazione. I seguaci vudù sperano che lo spirito dell'acqua, della maternità e dell'amore si manifesti in loro, portando sollievo dalle sofferenze».

È stato emozionante assistere a questo rituale?

«Certamente. Molto emozionante. Io sono stato presente solo per un giorno e una notte. In realtà il rituale dura per ben tre giorni. È un'occasione molto allegra, quasi una vera e propria festa:  si balla, si canta e si beve rum per tutta la notte. La mattina dopo, all'alba, i pellegrini si avviano alla cascata e si lavano con acqua ed erbe. Poi la festa continua… e sembra non dover mai finire».

Cosa ti ha colpito di più di quest'esperienza a contatto con un popolo così diverso da noi?

«Quando si incontra un popolo così differente dal nostro, le sensazioni sono sempre contrastanti. Ci sono stati momenti di grande gioia, così come momenti faticosi. Uno degli aspetti che più mi hanno colpito è  il vivere in strada. Il popolo di Haiti nasce in strada, trascorre tutta la sua vita in strada e muore in strada. Letteralmente. Una volta, ad esempio, stavo viaggiando su un furgone con un collega e un guida locale quando abbiamo visto un cadavere in mezzo alla strada. Più avanti di pochi metri, c'era un gruppo di poliziotti. Nessuno di loro ha fatto nulla».

Cronaca ed emozione. È questo, dunque, quello che troverete nelle fotografie di Stefano Guindani. Ma non è tutto. Se vorrete, la mostra dedicata ad Haiti sarà anche l'occasione per fare del bene. Le foto, infatti, saranno a disposizione per raccogliere fondi a favore dell'Ospedale N.P.H. Saint Damien in Haiti, unico pediatrico gratuito sull'isola, per i reparti di maternità e neonatologia.


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