In vacanza in Cilento: un viaggio nella tradizione

di Giulia Ubaldi 

Per una vacanza lontana dalla civiltà industrializzata, dove la sostenibilità si praticava ancora prima che questa parola esistesse. Alla scoperta della cultura contadina e dei suoi rituali

Giulia Ubaldi

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Per tutti coloro che si sono dimenticati del Cilento, occorre assolutamente un ripasso.

Il Cilento è quella magnifica subregione montuosa della provincia di Salerno, al confine con la Basilicata. Quella terra che abbraccia il mare che fu già di Ulisse. Una terra antica che seppe di Sanniti e Lucani, Greci e Romani. Molti dei miti greci e romani, che sono alla base della nostra cultura occidentale, sono stati ambientati sulle coste cilentane. L'uomo in questa terra trova ospitalità da almeno mezzo milione di anni, tra le antichissime tradizioni contadine importate dai coloni Greci che raggiunsero questi lidi quasi 3000 anni fa. Greci, che portarono con sé anche la filosofia. Elea, poi divenuta la Velia romana, fu il fiorente centro cilentano che ospitò la Scuola Eleatica di filosofia, il cui artefice fu Senofane nel VI secolo a.C., e quella medica, da cui trasse origine l'importante Scuola Medica Salernitana, madre della moderna medicina occidentale.

La storia cilentana è ricca di avvenimenti: da Cesare Ottaviano Augusto che ne fece una provincia per allevare gli animali e coltivare alimenti destinati alle mense romane, all'avvento dei monaci Basiliani e Benedettini, alla nascita della Baronia con i Sanseverino e la loro rivolta a Capaccio, nel 1242, contro Federico II.

Il Cilento fu da sempre teatro di ribellioni sociali e politiche, insofferente al potere centrale, tanto da essere denominata "terra dei tristi": basti ricordare i moti del Cilento del 1828, con l'insurrezione contro Francesco I di Borbone e i suoi ministri, la spedizione di Carlo Pisacane del 1857 e la successiva epopea del brigantinaggio contro l'invasione Sabauda.

Oggi il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni, è sotto il Patrimonio Mondiale dell'Unesco e la sua estensione di 180.000 ettari lo rende il parco più grande d'Italia, con 80 Comuni.

Perchè andarci? Per infiniti motivi,  tra cui il fatto che il Cilento è una terra solo marginalmente toccata dai modelli di sviluppo del secolo scorso. E questo ritardo strutturale è stato un bene perché ha permesso di conservare ancora oggi un'area della Campania incontaminata, capace di trasmettere al visitatore che arriva tante emozioni ed autenticità. Nell'entroterra rurale la sostenibilità si praticava ancora prima che questa parola stessa esistesse e si è conservato un piccolo mondo, fatto di relazioni solidali, autonomia alimentare e civilissima cultura contadina. Ecco perchè.

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