Molino Stucky: Venezia vista dalla Giudecca

di Riccardo Meggiato 

Stiamo parlando del nuovissimo e lussuoso Hilton Molino Stucky Venice, costruito dove sorgeva l'antico mulino della Serenissima. Una struttura esclusiva dove trovare rifugio dall'opulenza della città lagunare e ammirarla dall'alto del rooftop

Riccardo Meggiato

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Se si pensa a Venezia, è inevitabile associarla a due luoghi: piazza San Marco e, in misura minore, il ponte di Rialto. Certo, ci sono pure l'atmosfera, le gondole, la vita che si snoda tutta sull'acqua, ma mai e poi mai ti verrebbe in mente di snobbare la Basilica lagunare, dare le spalle alla piazza e, giunto di fronte al bacino, pensare a quella lingua di terra che sta dall'altra parte della Basilica della Salute. È l'isola della Giudecca, che ha un po' lo stesso valore delle Nozze di Cana al Louvre: tutti guardano la Mona Lisa e rischiano di proseguire oltre, senza dare importanza a questo capolavoro. Eppure qui, per dire, c'è la magnifica Basilica del Santissimo Redentore, un progetto palladiano del 1577 che custodisce opere del Veronese, Tintoretto e Bassano. Ma dato che non di sola cultura si vive, ecco che nella pace dell'isola si può trovare conforto nel Molino Stucky. O meglio, l'Hilton Molino Stucky Venice. Si tratta di una sfarzosa opera di ristrutturazione di quello che era il principale mulino di Venezia, nato nel 1895 e chiuso poi nel 1955. Dopo varie vicissitudini, a metà degli anni 2000 l'edificio è rilevato dalla catena Hilton, che lo trasforma in un imponente centro alberghiero, inaugurato nel Giugno del 2007. Non appena il taxi attracca al molo riservato alla clientela (siamo a Venezia, anche i taxi sono barche, che credete), alzo lo sguardo e quasi fatico a inquadrare in una volta sola una struttura che non sembra nemmeno far parte della città lagunare. Enorme, squadrata, piena zeppa di finestre, ma con quell'aria moderatamente sfarzosa che ti ricorda che, da queste parti, più di un secolo fa, passeggiava il signor Giovanni Stucky, un nobile che di certo sapeva cos'era il lusso. L'ingresso e la hall rendono giustizia a questa prima impressione, sfoderando grosse colonne, marmo, legni di qualità e specchi tirati a lucido.

Più in fondo, ecco il Rialto Bar & Lounge, un punto di ristoro piuttosto informale immerso in questo lusso ben controllato. A fianco, una sala a parte, ricavata di recente, dedicata ai clienti delle camere "executive", più costose ed esclusive. «Il nostro obiettivo - spiega il direttore Alessandro Cabella, arrivato lo scorso Aprile - è offrire un'ampia rosa di proposte. La sfida è mantenere l'alto posizionamento raggiunto, ma anche lavorare per dare nuova linfa al centro e puntare a una nuova clientela». Il progetto di Cabella, manager affabile ed elegante proveniente dal vivaio dirigenziale Hilton, è ambizioso: sfruttare lo spazio offerto dal "Mulino", che è il più grande hotel di Venezia, per attirare un pubblico più eterogeneo del passato. E per riuscire nell'impresa, il trucco è di offrire servizi ed eventi diversificati. «Organizzeremo parecchi eventi di arte, tanto che a breve sarà disponibile il programma per il 2013». E mi basta gironzolare intorno, per capire che il progetto è più che fattibile: con un centro congressi enorme (la sala più grande arriva a ospitare fino a un migliaio di persone) e uno spettacolare locale all'ultimo piano, c'è terreno fertile per scatenare la fantasia in fatto di feste e meeting aziendali. Ed è proprio lo Skyline, il rooftop bar dell'Hilton, a solleticare la mia curiosità. Si tratta di un lounge bar che offre una vista mozzafiato di Venezia. Mozzafiato e originale, perché da una parte si vede il gioiello della Serenissima, mentre dall'altra si ammira la sua veste più industriale. Sì, è Porto Marghera, che vista da qui, di sera, regala emozioni anche a uno come il sottoscritto, autoctono con la puzza sotto il naso che snobba questo residuato del settore petrolchimico. «Appena ho visto questo lato dello Skyline -  continua Cabella - mi sono venuti in mente i docks di New York». Giuro, appena me l'ha detto ce li ho visti anche io. Non credo fosse la fame.

E a proposito di appetito, nell'Hilton Molino Stucky non mancano le proposte per i gourmet. Oltre agli snack offerti da Rialto e Skyline, c'è infatti il raffinato ristorante Aromi, dove si serve una cucina mediterranea semplice ma dalle materie prime ricercate. A fianco, tra qualche mese, aprirà invece il Bacaromi, una versione moderna del classico "bacaro" veneziano, cioè un bar dove apprezzare snack di qualità e vini di pregio. Per il resto, c'è davvero da divertirsi. Oltre alle 379 stanze presenti (tra cui la più grande suite di Venezia, di oltre 300 metri quadrati, con accesso dedicato al tetto e a una vista a tutto tondo della laguna e della città), c'è una palestra aperta 24 ore, e poi piscina e un'ampia ed esclusiva Spa. «Voglio far capire che trovarsi nella Giudecca non è un limite - conclude Cabella - ma un'opportunità per trovare rifugio, come in un giardino esclusivo, dall'opulenza di Venezia. Concedendosi un lusso accessibile, momento di svago o riposo, per poi rituffarsi nella storia».

Detto e fatto: con quella malinconia tipica della mia città, ma anche di chi lascia un hotel come questo, mi avvio verso lo shuttle (ce ne sono diversi ogni ora, che in pochi minuti portano direttamente a San Marco) e, ora sì, punto alla piazza più bella che c'è.

(Foto di Riccardo Meggiato)

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