La Gomera, l'isola
dove si parla col fischio

di Francesca Cibrario 

Un tuffo nella vita rurale, nella natura e nella storia di questa piccola isola delle Canarie, rimasta quasi immutata dalla preistoria

Francesca Cibrario

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Un fischio parte dalle montagne dell'entroterra, scende lungo i dirupi e si spegne sulla spiaggia, da dove qualcuno risponde. È il "silbo gomero", con cui fin dall'antichità i pastori de La Gomera comunicavano tra loro a distanza: in condizioni ideali si sente fino a tre chilometri.

La Gomera, si trova nella parte occidentale dell'arcipelago spagnolo delle Canarie, o Las Islas Afortunadas, come le battezzarono gli antichi per il loro clima privilegiato. Fino al 1974, anno in cui si è aperta al turismo, questa piccola isola ha avuto pochissimi scambi col resto del mondo, fatto che ha contribuito alla conservazione non solo del territorio, ma anche delle tradizioni locali. Come per l'appunto il silbo, un vero e proprio linguaggio fischiato con cui è possibile esprimere fino a 4mila parole.

Don Lino Rodriguez Martin è nato 70 anni fa nel comune di Agulo, dove ancora vive e insegna ai ragazzi a fischiare: ha 200 alunni in sei diverse scuole dell'isola, dove il silbo è materia facoltativa. Infatti, secondo Lino, è fondamentale che questa antica pratica venga tramandata alle nuove generazioni. Proprio per questo l'Unesco nel 2009 l'ha dichiarata patrimonio culturale dell'Umanità. Mentre Lino ci racconta di come, una volta, suo nonno avesse avvisato con un particolare fischio il suo amico Alfonso che stava sulle montagne che la polizia lo stava cercando, passano due ragazze sue alunne con cui intraprende un lungo botta a risposta a suon di fischi.

In un altro campo, ma con la stessa passione, lavora per conservare intatta la tradizione dell'isola anche Efigenia, dolcissima signora sull'ottantina che, 50 anni fa, ha aperto un ristorante tipico nel cuore dell'isola. Qui, ci si rimpinza con piatti realizzati con i prodotti coltivati nel giardino circostante. Casa Efigenia è il posto dove abbiamo assaggiato il miglior gofio, un piatto già conosciuto all'epoca dei Guanci, i primi abitanti delle Canarie, e realizzato con farina di mais tostata e cotta nel brodo di verdura. Non possono poi mancare in un pranzo gomero las papas arrugadas, patate bollite in acqua abbondantemente salata e che si accompagnano con mojo, un "bagnetto" rosso o verde, e l'almogrote, una crema spalmabile che si prepara mischiando al formaggio di capra, olio d'oliva, peperoncini rossi e aglio. E, per digerire il tutto, un chupito de gómeron, un'acquavite ricavata dalla linfa della palma locale. La sua gentilezza e ospitalità hanno valso a Doña Efigenia menzioni addirittura sul britannico Times, sul New York Times e numerose altre testate straniere. Eppure, ciò che ci mostra con maggiore orgoglio è la lettera di ringraziamento di un gruppo di pescatori dell'isola, a cui non ricordava di aver dedicato particolari attenzioni.

Lino ed Efigenia a La Gomera ci sono nati e si adoperano ogni giorno per conservarla così come è stata consegnata loro in eredità dai genitori. Poi c'è chi l'ha scelta come casa, innamoratosi della sua quiete, dei paesaggi lunari e dello stile di vita, che ricorda molto più quello del Sudamerica, piuttosto che dell'Europa, a cui le Canarie appartengono politicamente, anche se non geograficamente. È il caso di Francisco che ha lasciato Barcellona e una vita frenetica da manager per trasferirsi qui, dopo che, cinque anni fa, per ragioni di salute il suo medico gli ha imposto di cambiar vita. Detto, fatto. Oggi accompagna con la sua barchetta i visitatori in mare aperto, alla ricerca di delfini e balene. Francisco, così, ha realizzato il sogno di quand'era bambino - fare il marinaio - e, grazie alla sua nuova dieta vegetariana e allo stile di vita rilassato, è completamente guarito.

Infine, c'è Heikki Lappalainen, biondissimo quarantenne originario di Kaavi, in Finlandia, giunto a La Gomera 17 anni fa spinto dal più potente dei motori, l'amore. Mentre era studente di geologia all'università della vicina Tenerife, ha conosciuto una ragazza de La Gomera che ballava magnificamente la salsa e fu colpo di fulmine. Heikki, oggi, fa la guida turistica e ci accompagna alla scoperta della geografia, della flora e della fauna dell'isola. Qui, infatti, vivono 197 specie endemiche di piante che si incontrano lungo i 40 sentieri per escursioni o all'interno del parco del Garajonay.

L'isola è in gran parte territorio protetto - ci sono ben 16 aree tutelate, oltre al Parco nazionale Garajonay, patrimonio naturale dell'umanità dal 1986 - e aiuta gli studiosi a capire come si mostravano i Paesi del Mediterraneo milioni di anni fa, prima della grande glaciazione. La Gomera si è mantenuta intatta poiché è l'unica isola dell'arcipelago a non essere stata vittima di eruzioni negli ultimi due milioni di anni. In quest'arco di tempo, solo l'azione dei venti alisei e dell'acqua ne ha scolpito le spettacolari scogliere, i dirupi scoscesi e le profonde vallate.

Ma, oltre alle testimonianze dell'era preistorica, sull'isola sono numerose le vestigia, soprattutto nel capoluogo San Sebastian, dell'epoca della Conquista (XV secolo) e del passaggio della flotta di Cristoforo Colombo. Il grande esploratore, infatti, si fermò qui a fare rifornimenti prima di partire per il Nuovo Mondo. Questo evento valse a La Gomera il soprannome di Isola Colombina.

Per secoli, ebbe pochissimi scambi con il resto dell'arcipelago e del mondo ed era completamente autosufficiente. Fino al 1974, quando la compagnia Fred Olsen vi approdò coi suoi battelli dando il via al turismo. Oggi ci sono partenze dal molo di Los Cristianos, a Tenerife, tre volte al giorno. Dall'Italia si vola su Tenerife con Vueling da Milano.

Nella gallery qui sopra le immagini, gli indirizzi e i consigli per chi vuole scoprire La Gomera.

 

* Le foto di questo servizio sono state scattate con Samsung Galaxy Camera


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