L'Europa è child-friendly

16 agosto 2011 
<p>L'Europa è child-friendly</p>
PHOTO JERRY SOVERINSKY -

Dimenticate i corsi di lingue, i test per la consapevolezza interculturale e l'incessante gesticolare delle mani. Finalmente ho capito qual è, per un americano in viaggio, il metodo migliore per entrare in contatto con gli europei: portarsi un bambino.

Sebbene non riesca a prendere in mano nemmeno un cereale, Max è riuscito ad aprire centinaia di porte (figurativamente parlando) durante la nostra avventura italiana, attirando a sé tante persone con le quali poi abbiamo avuto rapporti e scambi davvero significativi.

Durante una delle mie ricerche, qualche giorno fa, il direttore di un hotel ha preso Max subito molto in simpatia. «Sa, ho due bambini a casa» - ha detto, mentre mi accompagnava per questa tenuta del XV secolo costruita dalla famiglia Machiavelli.

Era un pomeriggio molto caldo e il direttore ha notato che le guance di Max erano avvampate: «Mi piacerebbe che tornaste con Max, per passare una giornata nella nostra piscina. Riserverò un gazebo apposta per voi». Mi aveva già convinto al «Mi piacerebbe».

Così, all'inizio della settimana, abbiamo passato la giornata a Villa Mangiacane, una magnifica villa immersa in ettari di vigneti e uliveti. Appena arrivati, Juan ci ha salutato calorosamente e ci ha accompagnato, come promesso, al nostro gazebo privato.

Poco dopo un signore ci ha portato degli asciugamani e ci ha chiesto se desiderassimo qualcosa da bere. Io e Jana ci siamo messi a contemplare i dintorni con discrerzione, letteralmente travolti dalla raffinata eleganza della tenuta, i cui prezzi delle stanze lievitano fino a $1.500 a notte.

Max aveva appena finito il suo passato di pere, quando un uomo e una bambina si sono avvicinati. «Ciao, questa è mia figlia: le piacciono i bimbi piccoli» - ha detto lui. «Mi chiamo Michel, e lei è Stella».

Così ha avuto inizio la nostra amicizia del pomeriggio con una famiglia francese che risiedeva in Villa mentre visitava la Toscana, ospite di Melodia del Vino, un festival di musica classica che celebra musica e vino in uno dei luoghi più raffinati della zona.

Stella, di quasi tre anni, sorrideva affettuosamente e Max rispondeva con una risata nervosa mentre si allungava per toccarle il naso. Abbiamo passato tutto il pomeriggio a nuotare nella piscina della villa, e Michel ci ha invitato ad assistere allo spettacolo di sabato come suoi ospiti.

Questo gentile gesto di benvenuto mi è parso in sorprendente contrasto rispetto a ciò cui sono abituato nella grande città di Chicago, dove scetticismo e reticenza sono la norma.

Quando si viaggia con un bambino è una continua pioggia di inviti, di overture generose e sincere che hanno reso la nostra un'esperienza di viaggio calda e accogliente.

E dobbiamo tutto a Max.

 

Babies Open Doors for Americans in Kids-Friendly Europe

Forget language courses, cultural awareness training, and gesturing incessantly with your hands. I figured out the real way for Americans to make inroads with Europeans while traveling abroad. Bring a baby.

While he can't yet even pick-up a Cheerio, Max has (figuratively) opened countless doors for us during our Italy adventure, drawing people to us in a way that initiates meaningful exchanges.

While researching a hotel property a few days ago, the hotel manager took an immediate liking to Max. "You know, I have two children at home," he said, escorting me around a 15th century estate that was developed by the Machiavelli family.

It was a warm afternoon and he could see that Max's cheeks were flushed. "Please, I would like you to come back with Max, you spend a day at our pool, I will reserve a gazebo just for you." He had me at "please."

And so we spent the day at Villa Mangiacane earlier in the week, an extraordinary, exclusive villa set amidst 600 acres of vineyards and olive groves. When we arrived, Juan greeted us warmly, escorting us- as promised - to a private gazebo.

Within minutes, a man arrived with towels and asked us if we wanted anything to drink. Jana and I discreetly surveyed our surroundings, overwhelmed at the refined elegance of a property whose rooms peak at over $1,500 a night.

As Max was finishing his strained pera, a man came over with his young daughter. "Hello, my daughter, she likes babies," he said. "I am Michel, this is Stella." And so began our afternoon relationship with a family from France, who was staying at the villa as they traveled through region as hosts of the Melodia del Vino, a classical musical festival celebrating music and wine in the area's finest venues.

Stella (nearly three years old) smiled affectionately at Max, who returned her gesture with nervous laughter while reaching out to touch her nose. We spent the afternoon swimming in the villa's pool, during which Michel invited us to be his guests at Saturday's performance.

The kind, welcoming gesture was a refreshing contrast to what I've become accustomed to in Chicago, where big city skepticism and reticence are the norm. So it's a trail of invitations when traveling with a baby, generous and sincere overtures that have made our travel experience a very warm and welcome one. And we owe it all to Max.

 

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