Legambiente, una legge sulla bellezza per l'Italia

di Simone Cosimi 

La proposta dell'associazione diretta al Governo che uscirà dalle elezioni: stop all'edificabilità delle aree costiere, tutela del suolo, concorsi di progettazione, demolizione degli abusi. E, soprattutto, il bello come patrimonio nazionale

Simone Cosimi

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Il problema è sempre lo stesso: l'Italia, scrigno mondiale di cultura, paesaggio e storia, non riesce ad autotutelarsi. Più che farsi del bene, continua ­­- a causa dell'inciviltà dei suoi ingrati abitanti e l'incompetenza, quando non il dolo,  dei suoi amministratori - a scivolare nel brutto. Passo dopo passi, sfregio dopo incuria. Chissà cosa avrebbe da dire il povero Fëdor Dostoevskij, lui che pensava che la bellezza avrebbe salvato il mondo, della nuova proposta di legge targata Legambiente, diretta proprio a tutelare il bello nel nostro martoriato Paese: "Occorre fare della qualità la chiave di ogni trasformazione nel territorio italiano - dicono dall'associazione ambientalista - solo così sarà possibile contaminare a 360 gradi la cultura architettonica e ingegneristica, il lavoro degli amministratori locali, arrivando a coinvolgere persino Soprintendenze e provveditorati alle opere pubbliche, per fare di ogni intervento un'occasione per qualificare il territorio, rispettando le risorse e valorizzando le specificità locali. E dunque a essere un Paese capace di muovere intelligenze e attenzioni, investimenti, intorno a un'idea di paesaggio come valore aggiunto dello straordinario patrimonio di città e piccoli centri, di beni ambientali, storici e architettonici, artistici, di culture materiali e immateriali". Sulla busta di Legambiente c'è l'indirizzo di palazzo Chigi, visto che la proposta è indirizzata al Governo che uscirà dalle urne il 24 e 25 febbraio.

Il disegno di legge, strutturato in dieci articoli diretti sia all'azione dell'esecutivo nazionale sia agli enti locali, è ambizioso perché l'idea è quella di promuovere un nuovo modello di sviluppo, alternativo a quello fondato sull'indiscriminata crescita edilizia: "Oggi più che mai, si deve invece guardare in un'altra direzione per innescare nei territori processi di trasformazione che puntino a rendere più belle, moderne e vivibili le città italiane, a migliorare la qualità della convivenza, del benessere individuale e collettivo e anche a muovere creatività, vitalità e diversità - proseguono gli ambientalisti - una prospettiva di questo tipo passa per alcune precise scelte di cambiamento, che la legge individua nei 10 articoli di cui è composta, sia a livello statale che nell'azione di Regioni e Comuni che devono procedere nella medesima direzione".

Allora vediamole, le proposte del disegno di legge. Il primo punto è programmatico: considerare la bellezza patrimonio del Paese. Il secondo articolo è dedicato alla tutela e riqualificazione del patrimonio paesaggistico italiano, impedendo prima di tutto l'edificabilità delle aree costiere fino a mille metri dalla linea di battigia. Sarebbe davvero una rivoluzione. Terzo capitolo, tutelare il suolo come bene comune indisponibile e fermarne il consumo, istituendo all'Istat il Registro nazionale del consumo. Quarto punto della proposta, promuovere la bellezza delle opere pubbliche attraverso i concorsi di progettazione: basta archistar, largo al merito. Poi Legambiente dedica un articolo a incentivare e promuovere la rigenerazione urbana, individuando comune per comune le aree degradate dal punto di vista sociale e ambientale. La seconda parte entra ancora più nel dettaglio con l'istituzione di un contributo per la tutela del suolo da destinare alla riqualificazione del degrado urbano e la demolizione delle opere edilizie abusive. Si chiude con la proposta di istituire il dibattito pubblico per le grandi opere, fondare e finanziare un bando d'idee per la bellezza destinato ai giovani e promuovere un premio Virtù civica per gesti e azioni che generino cittadinanza e coesione sociale. Speriamo che qualcuno, a piazza Colonna, risponda al citofono.

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