ITINERARI E METE

New York: tutti dicono I love you

14 marzo 2011
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Chloë Sevigny

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In perenne movimento come New York, «tradita» solo con Los Angeles per interpretare Big Love, la fortunata serie sulla poligamia in onda su HBO. A furia di cercarla, la raggiungo proprio a New York. Da chi è famosa per essere stata la Indie Princess del cinema di frangia, la testimonial di Louis Vuitton, Miu Miu e Chloé, l’attrice sbattuta fuori dalla scuderia di William Morris per avere accettato una scena di sesso orale non simulato con il compagno di allora Vincent Gallo in Brown Bunny, non ci si aspetterebbe tanta semplicità.

Viaggiare aiuta a dare sfogo all’irrequietezza? «Non solo, anche a conoscere nuovi stili di vita: Parigi e un weekend passato nel vecchio studio di Matisse. O la Grecia, sull’isola di Idra, senza macchine, a dorso di mulo. O in giro per Roma sullo scooter».
E New York? «È casa mia, la città che in assoluto soddisfa la mia curiosità. Da bambina abitavo a Darien, in Connecticut. Solo 45 minuti con il “commuter train”: arrivavo a Gran Central Station e mi sentivo felice. Per questo, quando ho potuto, nel 1993 ho scelto di viverci. Negli anni del liceo ci venivo nei weekend e ho conosciuto molti ragazzi che mi offrivano una stanza: trasferirmi è stato facile. Il cinema ha fatto il resto».
Cioè? «Ho sempre desiderato fare l’attrice. Il momento cruciale è stato una sera che mia madre mi ha portato a Broadway a vedere Annie: la carica di quello spettacolo è stata “The Calling”, la “chiamata”. Poi il caso ha messo insieme i fili. Il caso e un film preciso: Picnic ad Hanging Rock. La storia di queste ragazze che si perdono nel nulla, mi prende ancora la pancia».
Un’anima divisa? TV e cinema, N.Y. e Los Angeles... «Ho avuto anche fortuna. Da piccola mia madre mi portava ai casting a New York. Che ne sapevo che quei giovani che volevano fare a tutti i costi Kids ci sarebbero riusciti e che il film sarebbe diventato un cult? E così la moda: da ragazza disegnavo i miei vestiti e leggevo Vogue in biblioteca. Ora ho appena finito le riprese di The Wait e lavoro alla collezione di streetwear per Opening Ceremony. E c'è un viaggio in prospettiva».
Dove? «Con le mie amiche, tra spiagge e panorami indimenticabili. Per poi tornare a mia New York: qui è un viaggio senza fine».
Non sia irrequieta: ci dia i suoi posti del cuore
«Ho lasciato l’East Village, troppo affollato, per il più calmo Gramercy Park. Ma se volete vedere gente di ogni tipo, fate un giro a Tompkins Square Park».
Una sosta gourmand «L’Oyster Bar Saloon di Grand Central Terminal e magari, più tardi, il relax al Russian & Turkish Bath sulla decima strada. Per la sera, filetto o ostriche e Martini da Balthazar a Soho (80 Spring St., tel. +1 212 9651414)».
E lo shopping? «Per l’abbigliamento, Tokio 7 (83 East 7th St.), Resurrection (217 Mott St. o 123 7th St), Exquisite Costume (377 Broome St) e Opening Ceremony (33 Howard St).

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