L'impalpabile fruscio di Guangzhou

30 agosto 2011 

Sono bagliori d'azzurro e d'argento, di piccole perle, fluorescenti sotto le insegne al neon, che si intrecciano tra lisci capelli neri. Poi, sono movimenti. Veloci, precisi, in grado di indirizzare. Lo sfuggire, agli occhi, di frecce di vetro e una divisa su cui, come consuetudine suggerisce, è bene indossare un rapido sorriso. Slam.

Si aprono le porte della metro: una metro silenziosa, asiatica nel midollo. Di quel midollo che sembra far stare ben dritti, come fusi, tutti quelli che la prendono e che salgono sul vagone. Infine, un impercettibile ondeggiare.

Ostinarsi a chiamarla Canton, all'occidentale, potrebbe non essere utile. Il rischio è quello di non essere capiti. Slam. Le porte si chiudono dietro le spalle. Questa, è la metro di Guangzhou.  

Può essere il fruscio delle foglie in uno dei grandi parchi di fronte alla montagna Baiyun, il fendersi dell'aria al passaggio dei taxi, lo slam delle porte a qualche metro sotto il suolo o lo sfregarsi delle tuniche aragosta, tra candele e incensi, dei monaci taoisti: quando arrivi a Guangzhou è un fruscio quello che senti. Leggero, impalpabile.

Lo avverti camminando lungo Tianhe Lu, quando tutto si condensa, quando aiuole rosse dalle staccionate bianche catturano le ombre di uomini in giacca e cravatta che qui, nel quartiere del business, concludono i migliori affari in vette di cemento.


Te ne ricordi salendo verso lo Yuexiu Park, dove la scultura rocciosa dei cinque arieti palesa l'immagine simbolica della città che, dice la leggenda, divenne prospera grazie a questi animali in grado di scacciare le carestie. Doni votivi, lanterne e templi accolgono articolate composizioni floreali.

Un vociare fatto di spezie, essenze e vapori. Umida atmosfera da imprigionare in un pugno. È la casa del rosso, del giallo, del blu. Dimorano qui. Sotto le pagode. Tra scope di saggina.    

«Xie xie», "Grazie". Nella scodella, i la mian sono caldi. L'acqua servita bollente anche d'estate. Butti un'occhiata fuori.

All'improvviso una via deserta, laterale, si riempie. E allora sono passi - tanti, stoffe che fluttuano, biciclette, raggi metallici, risciò - pochi, macchine e centinaia di volti.

Scene da Shangxiajiu e Beijing Lu, le strade dello shopping. Meno di cinquanta centimetri possono bastare per allestire un chiosco di castagne al cartoccio, vendute per qualche yuan a bambini in fila. Visi curiosi e incuriositi, non "tutti uguali", come siamo abituati a credere.

L'afa si attacca alle gambe che, in un movimento pesante, diventano forti e sembrano trascinare edifici, cartelli e il grigio asfalto delle sopraelevate. È in quell'attimo, al pulsare di tante esistenze, che si coglie il ritmo calmo ma vitale di questa metropoli, abbandonandosi all'idea di essere stupiti da una Cina insolita che si alimenta di una centellinata entropia urbana.

Nel Guangdong l'asian mood si rinnova e quello contemporaneo, che graffia e aggredisce l'era moderna, è pronto a convivere con quello più tradizionale. Acqua e terra. Respirano all'unisono i grattacieli di Guangzhou e il suo fiume, il fiume delle Perle. Lungo le sue rive ragazze di porcellana vanno avanti e indietro, sovrapponendo il proprio profilo a quello della skyline.

Sono delicatissime modelle quando fanno dell'isola di Shamian, la colonia europea di fine '800, imperatrice delle due sponde, il loro set d'eccezione. Per concessione delle dinastia Qing, sorgevano su questo territorio le case dei mercanti, francesi e inglesi, che si affacciavano all'Oriente.

Scattano foto con i cellulari, si scambiano sguardi. Ridono. «Would you mind taking a picture with me?» è la richiesta scandita da un tocco di gomito. E ti accorgi che la vera attrazione sei tu.  

Personalizzano gli abiti di una fantasia che si esprime in tinte, accessori, gioielli. Quelli che portano al collo, spesso, valorizzano la giada, la pietra che preferiscono. Un verde liquido, lattiginoso, che esiste, nella sua forma più autentica, solo in questa Terra di mezzo (come indica l'etimologia del termine Cina), assalita dal sole, e che, prepotentemente, si innesta anche nelle zone limitrofe.

Schegge di giada è il nome dato alle colline che vegliano su Guilin, a poca distanza da Canton, nella provincia di Guangxi. Erose sentinelle, muse, nei secoli, di pittori e poeti, che da sempre godono di un rapporto di privilegiata complicità con le acque del fiume Li.

In un gioco di simmetria prospettica, il lungo canale le ripaga enfatizzando le loro forme che si specchiano sulla sua piana superficie. Alture amene, signore di pace, osservano il planare dei cormorani, addestrati dagli abitanti del luogo: è a loro che è affidato il compito di pescare il pesce per l'intero villaggio.

Ma le giovani donne di Canton, questa gemma dai colori del drago, la acquistano nelle aree dedicate alla sua lavorazione, percorrendo la Changshou Street. Difficile, infatti, districarsi in questo inevitabile, affascinantissimo caos.

I cantonesi ci provano con grandi centri destinati a prodotti specifici: il mercato delle borse, quello delle scarpe e, ancora, quello degli oggetti per la casa. Di design. Di buon e cattivo gusto. Economici o esclusivi. Ammennicoli di ogni sorta che si accatastano, in attesa di essere venduti, presso il centro for Toys & Gifts & Accesories.  

È la sera, però, che Guangzhou si rende generosa, e regala a chi decide di visitarlauno spettacolo di luci dove domina, incontrastata, la Tv Tower, la più alta al mondo; 600 metri di flash, di scintillanti fuochi messi in fila, uno dopo l'altro, che mutano in gradazioni e sfumature.

A queste latitudini, di notte, il cielo si accende di un inaspettato arancione che va a morire, fondendosi, nei toni lividi della torre. E la sua punta, in quella distesa plumbea, si perde, lasciando sospeso ogni giudizio, incompleto ogni ragionamento, parziale ogni riflessione. Arrendendosi anch'essa, forse, al vento. O, forse,  inconsapevolmente piegandosi a quell'impalpabile fruscio.

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RISULTATI
Vittorio 63 mesi fa

Un bellissimo stile di scrittura, a tratti immaginifico. L'articolo è ben fatto e molto godibile.

Massimo 63 mesi fa

Davvero un ottimo articolo: molto ben scritto e ricco di poesia e suggestioni. Belle anche le foto a corredo! Mi ha fatto venir voglia di volare a Guangzhou per le mie prossime vacanze.

Elena 63 mesi fa

Quest'articolo è poesia...

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