Il suono della pasta

20 maggio 2011 
<p>Il suono della pasta</p>

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FRANZ DI CIOCCIO musicista
Nato in Abruzzo sessantacinque anni fa, è stato uno dei fondatori della Premiata Forneria Marconi. Direttore artistico di due etichette discografiche, ha scritto tre libri.

 

«Il mio Abruzzo l'ho scoperto un po' da piccolo, un po' da grande e un po' continuo a scoprirlo anche adesso. Sono nato a Pratola Peligna nel '46. È in provincia dell'Aquila, una città che mi porto addosso soprattutto dopo quello che è successo. Con questa terra ho un rapporto viscerale, anche se sono andato via che avevo tre anni. La notte della tragedia ho pianto e poi mi sono attivato a organizzare concerti per raccogliere fondi, fino ad avere la certezza di poter costruire un asilo che si troverà nella frazione di Tempera.

L'Abruzzo è la musica, quella che suonava mio padre nelle bande di paese prima di vincere un concorso che ci ha portati tutti a Milano, dove ha suonato per anni in una grande orchestra. Poco più di un anno fa sono tornato dove ero partito. Ho fatto un viaggio iniziatico al contrario. E così ho scoperto o riscoperto Caramanico con le sue chiese gotiche e romaniche, Introdacqua, vicino a Sulmona, fino a giungere in un posto meraviglioso che nei racconti di mio padre era una specie di Shangri-La, l'altopiano delle Cinque Miglia. Sono passato a Rivisondoli, dove consiglio le mozzarelle di latte vaccino più buone del centro sud. Lì ci sono il ristorante Da Giocondo, dove ho mangiato i ravioli dolci, e il ristorante Reale, dove ci si può sbizzarrire tra la zuppa di lenticchie e castagne a quella di ciliegie.

Tra i luoghi che ho riscoperto, una splendida città d'arte come Pescocostanzo, con le sue architetture perfettamente conservate e la possibilità di ritrovare dei piatti che amo come la pasta alla pecorara condita con ricotta di pecora e "orapi", una verdura selvatica locale, in un ristorante che si chiama I tre frati. Forse il cibo, negli anni, è quello che mi sono portato dietro dell'Abruzzo. Le crespelle "mbusse", ripiene di formaggio e cotte nel brodo, i maccheroni alla chitarra che faceva mia madre e che io "suonavo" per farli asciugare: un suono particolarissimo, come se fossero le corde del sitar. Per finire, se devo citare delle aziende del mio paese di nascita, sicuramente la Cantina Margiotta e il pastificio Masciarelli, con la sua indimenticabile "sagna riccia". E dopo tanto mangiare, qualche bella passeggiata: penso al Parco Nazionale della Majella, a quello del Sirente e al Parco Nazionale d'Abruzzo. Meravigliosi...».

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