Per capire il nostro dramma dovete venire a vedere: è uno choc

20 maggio 2011 
<p>Per capire il nostro dramma dovete venire a vedere: è uno
choc</p>

Torna a ABRUZZO

MASSIMO CIALENTE sindaco dell'Aquila
Medico pneumologo, ha 59 anni. Ha rassegnato le dimissioni l'8 marzo, in polemica con la scarsità dei fondi per la ricostruzione. Le ha ritirate dopo la promessa del Governo di aiuti economici.

 

Forse uno dei più grandi centri storici e monumentali d'Europa non lo vedrete più se non attraverso la fragile ossatura delle impalcature che lo puntellano. «All'inizio, com'era ovvio, ci si è concentrati sulla costruzione delle cosiddette New Town (19 in tutto, nelle frazioni intorno al capoluogo ndr), per ridare una casa a chi non ce l'aveva più. Poi alla ricostruzione leggera degli edifici con danni medi e lievi: quasi tutte le 9.000 richieste di risarcimento sono state concesse e moltissime famiglie ora hanno un tetto sulla testa. Infine sono venute le case catalogate E quelle che hanno subito danni gravi. E qui ci siamo fermati fino al 29 marzo scorso perché mancava la pubblicazione di una norma. Per colpa della solita burocrazia, insomma, le macerie sono ancora lì.

Quello che è inimmaginabile, per chi ha visto L'Aquila prima del terremoto, è il centro storico. Ne è stato puntellato e messo in sicurezza oltre il 55%. Il problema è che, anche se la zona rossa, quella off limits per pericolo di crolli, è stata notevolmente ridotta, mancano i soldi per restaurare, figuriamoci per ricostruire il patrimonio artistico. Si parla di 3 miliardi e mezzo di euro, noi ne abbiamo 15 milioni per puntellare le chiese, e poi? Certo, in Santa Maria di Collemaggio adesso si può di nuovo entrare (magari allungando una mancia), ma per rifarla com'era prima ci vogliono tantissimi soldi. La dotazione finanziaria per i beni culturali dell'intera regione, quest'anno, è di 836.000 euro. Come dice l'assessore Placidi: "E noi cosa ci facciamo? Ci usciamo a cena?". Ma per capire dovreste tutti venire a vederla, L'Aquila, adesso. Una città fantasma, buia, silenziosa. Una tristezza infinita».

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI

E' vero, bisognerebbe vedere per capire..... leggete la poesia forse vi arriverà il messaggio Indifferenza Altezzosi palazzi feriti, dai loro animi un grido s’infrange è una struggente richiesta di aiuto quella che ogni volta che percorro il corso semi vuoto, io odo. La mia anima Soffre, nel vedere i pianti disperati di muri di cemento di palazzi antichi di pietre centenarie infranti. La loro voce, risuona nell’eco dell’indifferenza e tutto intorno tace, ma io ho sentito, io ho notato, e con loro ho pianto stasera. Non muore la speranza di vederli di nuovo sorridere di vedere di nuovo in loro la vita ma ora tutto intorno è morte, e stringe intorno al collo, sempre più forte e soffoca quei pochi brandelli di vita che ancora restano e questo filo d’indifferenza ora più di prima uccide. Cristina Spennati Alla mia città 12-02-2011

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).