Scapoli (IS)

19 maggio 2011 
<p>Scapoli (IS)</p>

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Con la catena delle Mainarde alle spalle, Scapoli è di una bellezza selvaggia. Una chiesetta in sasso all'ingresso, un dedalo di vicoli stretti tra antiche case in pietra e un cammino di ronda da cui scrutare la piana di Isernia e guardare le stelle. Tra le molte case abbandonate - e tra le tante che al catasto sono registrate sotto il nome di cittadini americani (figli di emigranti) che si sono dimenticati di averle - qui c'è il laboratorio di Franco Izzi, artigiano di zampogne e ciaramelle, o, come dice lui, «zampognista», studioso di musica e costruzione. Gli strumenti sono ben fatti, in legno di ulivo e ciliegio e, a gentile richiesta, Franco potrebbe insegnarvi i rudimenti della zampogna, suonando qualche nota nel silenzio del paese. Difficile immaginarsi questo posto l'ultima domenica di luglio, quando i suonatori di tutto il mondo si ritrovano qui per il Festival della Zampogna.

Difficile anche immaginare dove dormano, se non nei campi, visto che in paese non ci sono ristoranti o hotel, e attorno la situazione non è delle più rosee. Ho dormito alla Locanda Belvedere, un casale nel bosco, con cavalli che nitriscono e cervi che frusciano tra gli alberi. Le camere sono semplici, l'accoglienza è superba e la cena è una vera esperienza culinaria di piatti tradizionali caserecci: fegatini in umido (si chiama soffritto), carne di capra al sugo, fagioli e cotiche, ravioloni ripieni di patate, verdure, salsiccia e uova. Ho provato tutto: cosa da non mangiare più niente per almeno due giorni, ma ne vale la pena (tel. 338 1730892; 60 €).

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