Il faro dei camionisti

03 aprile 2011 
<p>Il faro dei camionisti</p>

Torna a EMILIA ROMAGNA

SAMUELE BERSANI, cantautore.
Nato a Rimini, 40 anni, 8 album all'attivo, l'ultimo, Manifesto Abusivo del 2009.

Quando penso all'Emilia Romagna mi viene in mente una gigantesca bistecca che da Piacenza si espande fino a Cattolica, l'ultima città prima delle Marche. E penso al nonno di Amarcord che esce di casa, si perde nella nebbia più cattiva dell'inverno e si chiede: "Cos'è questo, il paradiso?". Perché qui abbiamo il mare e la terra l'ironia che li mette d'accordo. Siamo perfino un po' bipolari.

Si presume che un uomo con il mare davanti agli occhi abbia un altro carattere, che la salsedine l'abbia reso più aperto al mondo. Ma io sono più contadino che marinaio, nonostante sia cresciuto a Cattolica. Lo dico subito: guardatela dalla Panoramica, come facevamo noi da ragazzini. Ci arrampicavamo su con i motorini, macinando le curve e i tornanti su cui si allenava in moto Valentino Rossi. Infine ci piazzavamo in cima e ci lasciavamo ubriacare dal luccichio delle onde che si infrangevano sulla sabbia. È vero che il tempo migliora i ricordi, ma credo che quello sia ancora un posto speciale. L'ha sempre detto anche mio nonno. Faceva il giardiniere a San Giovanni in Marignano, un borgo che qui conoscono come il granaio dei Malatesta, un borgo settecentesco dove arrivavo quasi in punizione.
Partivamo in macchina, io stavo dietro. Il silenzio della campagna e i mastelli blu con il baccalà fresco dentro dicevano che eravamo nella Romagna rurale. Più in là, accanto all'alimentari della piazza principale, d'estate si celebrava la festa delle streghe e si continua a farlo: è un luogo d'incanto. Così come lo è
Saludecio, un paesino rinascimentale della Valconca orientale annunciato da ulivi secolari. Ad agosto, venite all'Ottocento Festival: si spengono le luci, si accendono le candele ed è come rimanere incastrati nella macchina del tempo di due secoli prima, tutti si vestono, parlano, mangiano e si divertono in stile XIX secolo.

A Mondaino, invece, dalla Rocca merlata si assiste al Palio del Daino in costume. Ora Rimini. Venirci in treno, d'adolescente, aveva in sé un senso di trasferta che era come fare il viaggio a cavallo di Mogol e Battisti. Prendevo lezioni di piano, quaggiù. Ma di sabato tornavo per comprare vestiti di seconda mano, vedere gli ombrelloni che si aprivano e si chiudevano, invidiare quelli che ci abitavano. Poi me ne tornavo a casa e la sera si cenava all'osteria dei Murè che oggi è ancora lì dove un tempo c'era il ponte levatoio: qui mangiate ancora il miglior sauté di cozze e vongole della regione e le spigole più fresche della costa. Se invece arrivate dalla Toscana e avete voglia di abbuffarvi, la Locanda La Lanterna si trova proprio sull'Appennino di Rio Veggio, a Ca' Santoni, uscita Pian del Voglio. Salva tutti i camionisti d'Italia ed è famosa per i funghi.

A Bologna si va in zona Mascarella dalla Teresina che prepara i tortellini in brodo come li faceva mia nonna e ha le pareti tappezzate di foto di cantanti lirici. Sembra di fare un salto indietro di almeno venti anni, tanti quanti ne ho passati io in questa città che è come la carta moschicida: ci si rimane attaccati perché qui si può far finta di prolungare la propria giovinezza. Sei circondato da ventenni e a volte sembra di stare nella Berlino italiana, tanto scoppia di energia. Via del Pratello, la zona dei locali, ha un centro storico magnifico e piazza Santo Stefano con le sue sette chiese che risalgono al 393 e che i benedettini trasformarono nel 900 in una basilica. Proprio lì vicino c'è Fabrica, un negozio che innalza i gadget a icone sorridenti dei tempi moderni. Ma se volete scoprire una Bologna che non vi aspettate segnatevi via Piella e andateci di corsa. I locali vi indicheranno una finestra che incornicia un miracolo: affacciatevi e scoprirete la cartolina di una piccola Venezia con una manciata di case arancioni sull'acqua del fiume Reno.

Infine, il mercato della Montagnola con i suoi banchetti di abiti e giacche vintage che ha quell'aspetto ancora Seventies che non passa. Un po' come le piadine alle erbette che faceva mia nonna: hanno le due esperienze, lo stesso sapore di famiglia e chissà perché. Sarà che qui ho anche imparato a sfidare la paura camminando alle 4 del mattino in solitaria sotto i portici. Registravo canzoni e, quando uscivo, sentivo la necessità di lunghe passeggiate nella notte. Me ne fregavo di chi potessi incontrare dietro una colonna. Tornavo a casa e scrivevo cose così: "Io resto immobile chiudendo gli occhi per riaprirli altrove/ al centro esatto di piazza Maggiore/ con leggerezza da pattinatore/ Bologna adesso voltati mi fai commuovere lo sai che esagero con le parole"».

GLI INDIRIZZI DI SAMUELE

Osteria dei Murè via Lungotavollo 2, porto canale, Cattolica (Rn) tel. 0541 831607
Locanda La Lanterna località Ca' Santoni, San Benedetto Val di Sambro tel. 0534 98271
La Teresina via Guglielmo Oberdan 4, Bologna, tel. 051 228985
Fabrica Features Bologna via Strada Maggiore 7/E


 

samuele

bersani

cantautore

Nato a Rimini,

40 anni, 8 album

all'attivo, l'ultimo,

Manifesto Abusivo

del 2009. Q u ando penso all'Emilia

Romagna mi viene

in mente una gigantesca

bistecca che da Piacenza

si espande fino a

Cattolica, l'ultima città

prima delle Marche. E penso al nonno

di Amarcord che esce di casa, si perde

nella nebbia più cattiva dell'inverno e

si chiede: "Cos'è questo, il paradiso?".

Perché qui abbiamo il mare e

la terra l'ironia che li mette d'accordo.

Siamo perfino un po' bipolari. Si presume che un uomo con il mare davanti agli occhi

abbia un altro carattere, che la salsedine l'abbia reso

più aperto al mondo. Ma io sono più contadino che

marinaio, nonostante sia cresciuto a 1Cattolica. Lo

dico subito: guardatela dalla Panoramica, come facevamo

noi da ragazzini. Ci arrampicavamo su con

i motorini, macinando le curve e i tornanti su cui si

allenava in moto Valentino Rossi. Infine ci piazzavamo

in cima e ci lasciavamo ubriacare dal luccichio

delle onde che si infrangevano sulla sabbia. È vero

che il tempo migliora i ricordi, ma credo che quello

sia ancora un posto speciale. L'ha sempre detto anche

mio nonno. Faceva il giardiniere a 2San Giovanni

in Marignano, un borgo che qui conoscono

come il granaio dei Malatesta, un borgo settecentesco

dove arrivavo quasi in punizione.

Partivamo in macchina, io stavo dietro. Il

silenzio della campagna e i mastelli blu con

il baccalà fresco dentro dicevano che eravamo

nella Romagna rurale. Più in là, accanto

all'alimentari della piazza principale,

d'estate si celebrava la festa delle streghe e si continua

a farlo: è un luogo d'incanto. Così come lo è 3Saludecio,

un paesino rinascimentale della Valconca orientale

annunciato da ulivi secolari. Ad agosto, venite

all'Ottocento Festival: si spengono le luci, si accendono

le candele ed è come rimanere incastrati nella macchina

del tempo di due secoli prima, tutti si vestono,

parlano, mangiano e si divertono in stile XIX secolo. A Mondaino, invece, dalla

Rocca merlata si assiste al

Palio del Daino in costume.

Ora Rimini. Venirci in treno,

d'adolescente, aveva in

sé un senso di trasferta che

era come fare il viaggio a cavallo

di Mogol e Battisti. Prendevo

lezioni di piano, quaggiù. Ma

di sabato tornavo per comprare vestiti

di seconda mano, vedere gli ombrelloni che

si aprivano e si chiudevano, invidiare quelli

che ci abitavano. Poi me ne tornavo a casa e

la sera si cenava all'osteria dei Murè che oggi è

ancora lì dove un tempo c'era il ponte levatoio:

qui mangiate ancora il miglior sauté di cozze e

vongole della regione e le spigole più fresche della

costa. Se invece arrivate dalla Toscana e avete voglia

di abbuffarvi, la Locanda La Lanterna si trova proprio

sull'Appennino di Rio Veggio, a Ca' Santoni, uscita

Pian del Voglio. Salva tutti i camionisti d'Italia ed è

famosa per i funghi.

A Bologna si va in zona Mascarella dalla Teresina

che prepara i tortellini in brodo come li faceva mia

nonna e ha le pareti tappezzate di foto di cantanti

lirici. Sembra di fare un salto indietro di almeno venti

anni, tanti quanti ne ho passati io in questa città che è

come la carta moschicida: ci si rimane attaccati perché

qui si può far finta di prolungare la propria giovinezza.

Sei circondato da ventenni e a volte sembra di

stare nella Berlino italiana, tanto scoppia di energia.

Via del Pratello, la zona dei locali, ha un centro storico

magnifico e piazza Santo Stefano con le sue sette

chiese che risalgono al 393 e che i benedettini trasformarono

nel 900 in una basilica. Proprio lì vicino c'è

4Fabrica, un negozio che innalza i gadget a icone

sorridenti dei tempi moderni. Ma se volete scoprire

una Bologna che non vi aspettate segnatevi via Piella e andateci di corsa. I locali vi indicheranno una finestra

che incornicia un miracolo: affacciatevi e scoprirete

la cartolina di una piccola Venezia con una manciata

di case arancioni sull'acqua del fiume Reno. Infine, il

mercato della Montagnola con i suoi banchetti di abiti

e giacche vintage che ha quell'aspetto ancora Seventies

che non passa. Un po' come le piadine alle erbette che

faceva mia nonna: hanno le due esperienze, lo stesso

sapore di famiglia e chissà perché. Sarà che qui ho anche

imparato a sfidare la paura camminando alle 4 del

mattino in solitaria sotto i portici. Registravo canzoni

e, quando uscivo, sentivo la necessità di lunghe passeggiate

nella notte. Me ne fregavo di chi potessi incontrare

dietro una colonna. Tornavo a casa e scrivevo cose

così: "Io resto immobile chiudendo gli occhi per riaprirli

altrove/ al centro esatto di piazza Maggiore/ con

leggerezza da pattinatore/ Bologna adesso voltati mi

fai commuovere lo sai che esagero con le parole"».

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